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Saturday, August 18, 2007 - ore 21:23



(categoria: " Vita Quotidiana ")



MAX ROACH ci ha lasciato



Il grande musicista si è spento ad 84 anni nella sua casa di Brooklyn
Il debutto negli anni Quaranta con Ellington. Poi Parker, Davis, Gillespie

Addio al batterista Max Roach
Una vita tra i grandi del jazz


ROMA - Max Roach, uno dei padri del jazz moderno, batterista, compositore e bandleader che ha rinnovato in maniera sostanziale il linguaggio delle percussioni nella musica moderna, è morto ieri all’età di 83 anni nella sua casa di Manhattan. L’annuncio è stato dato da un portavoce della Blue Note, l’etichetta discografica per la quale ha spesso inciso, senza specificare le cause della scomparsa. Il grande musicista afroamericano era malato da diversi anni ed aveva interrotto da tempo la sua attività.

Maxwell Roach aveva iniziato da giovanissimo la sua avventura musicale ed aveva sempre cercato di non restare legato a schemi e regole che giudicava vecchie e inutilizzabili. Per questo era diventato amico e compagno dei più grandi innovatori del jazz, con i quali ha collaborato fino agli ultimi anni della sua carriera. Avventuroso e curioso, Roach ha contribuito in maniera fondamentale ad allargare i confini del jazz, sia come virtuoso del suo strumento che, più in generale, come compagno d’avventura dei più grandi musicisti del jazz, fornendo un solidissimo e brillante accompagnamento alle formazioni in cui ha militato, arrivando a elaborare composizioni dedicate esclusivamente alla batteria, evidenziandone le possibilità melodiche, oltre che percussive, fino a diventare un leader, forte di doti improvvisative incomparabili.

Personaggio affascinante e ricco di vitalità, Roach è stato anche uno dei protagonisti della battaglia per i diritti civili del popolo afroamericano, trasformandosi dagli anni Sessanta in poi in un attivista fervente (una delle sue opere di maggior successo è We Insist! Freedom Now Suite, del 1960, con la splendida voce di Abbey Lincoln, che nel 1962 diventerà sua moglie), protagonista di molte battaglie sociali fino agli ultimi anni della carriera. "Non suonerò mai più musica che non ha un significato sociale", dichiarò al mensile Down Beat dopo la pubblicazione del disco e fino alla fine ha mantenuto fede a questa sua promessa.

Nato nel 1924 a New Land e cresciuto a Brooklyn, Roach ha iniziato il suo lungo viaggio nel mondo della musica quando era ancora un teenager, nel 1941, suonando prima con l’orchestra di Duke Ellington e poi, in una jam session, con il giovane Charlie Parker, con il quale dividerà in seguito una parte del suo percorso musicale. Kenny Clarke, di dieci anni più grande, è considerato il primo batterista be bop, ma è Roach con il suo stile energico e innovativo ad essere il "drummer" più importante di quella straordinaria stagione, un pioniere che in pochi anni rivoluziona il linguaggio della batteria e porta lo strumento ad essere protagonista essenziale della costruzione del jazz. Alla metà degli anni 40 è già uno dei musicisti più attivi della scena newyorkese, con Parker e Dizzy Gillespie nei club della 52esima strada e alla fine del decennio è al fianco di Miles Davis. Diventa un leader negli anni Cinquanta, quando assieme a Clifford Brown forma uno straordinario quintetto che vede il sassofonista Sonny Rollins diventare una star e nascere l’hard bop. Nella sua band negli anni sono passati personaggi fondamentali come Eric Dolphy, George Coleman, Donald Byrd, e allo stesso tempo Roach ha continuato a collaborare con tutti i grandi del jazz, da Charlie Mingus a Thelonious Monk, da Archie Shepp a Anthony Braxton.

Roach è stato tra i primi musicisti neri a insegnare in un università americana, ha collaborato con Sam Shepard per alcune produzioni teatrali, ha lavorato con rapper e dj negli anni Ottanta e con videoartisti come Kit Fitzgerald, testimoniando con la sue molteplici attività una personalità creativa e straordinaria.

(17 agosto 2007)

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