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Sunday, August 19, 2007 - ore 17:45


Toni
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Io amo l’Altopiano. Vi sono legato da ricordi d’infanzia e da altri più recenti, di alterne fortune. Visitarvi i miei genitori in vacanza significa compiere per me una liturgia di azioni, movimenti e visite.
In una delle più recenti salite ho trascritto l’iscrizione lapidaria di una piccola chiesetta vicina a Stoccaredo; l’ho scoperta alcuni anni fa e mi è rimasta impressa per lo stile verboso e ridondante.


Il devoto sacello
a
Madonna del Buso
monumento d’amore
de la cattolica alpe
da fra Battista Casera
con santo ardore costrutto
di schiere preganti meta e sospiro
di grazie superne sorgente inesausta
nel mondiale conflitto
ingnivome bocche radiarono
Oggi
il patrio governo
questo geniale tempietto
munificamente erigendo
un voto appaga assillante commosso
del glorioso altopiano
il caro nome eternando del santo eremita
de religiosi alpigiani
l’esimia pietà


Mi ritorna in mente per contrasto ideale e stilistico una prefazione coeva (siamo nel 1928) scritta da Marinetti per la sua traduzione della Germania di Tacito (di cui non dico nulla, avendo tra i miei visitatori amici ben più pertinenti di me sull’opera)

Contento molti che desiderano sapere perché il futurista Marinetti ha tradotto La Germania di Tacito per la "Romana".
Alla proposta del mio caro amico Umberto Notari ho risposto affermativamente:
1 ° Perché mi offriva un modo giovanile di cominciare una giornata caprese piena di lunghe arrostiture al sole, tuffi a capo fitto nelle liquide turchesi delle grotte verso cicli inabissati, conversazioni immense colla futurista Benedetta mentre allatta la nostra pupa rumorista;
2° Perché volevo rivivere il mio collegio dei gesuiti in Alessandria d’Egitto; i giochi rissosi dei compagni arabi, greci, negri, olandesi sotto le palme, banani, bambù, e quel vano di finestra invaso dalle gaggie dove traducevo La Germania di Tacito in francese, mangiando hallaua e compenetrando nel sogno la nevosa Foresta Nera e gli ulivi d’Italia gesticolanti nel sole;
.3° Perché la nostra passione futurista per la sintesi ci permette di gustare ancora Tacito senza essere soffocati dalla ripugnante polvere del passato;
4° Perché Tacito, maestro di concisione sintesi e intensificazione verbale, è lo scrittore latino più futurista e molto più futurista dei maggiori scrittori moderni. Ad esempio: Gabriele d’Annunzio.
5° Per dimostrare che la creazione delle parole in libertà non proviene da ignoranza delle origini della nostra lingua;
6° Perché la visione imperiale della Germania fissata da Tacito è tuttora politicamente istruttiva e ammonitrice;
7° Perché la brevità dell’opera mi permetteva di realizzare una traduzione precisa e viva;
8° Perché gli scrittori italiani ammirino la virile concisione Tacitiana, sorella di quella sintesi plastica della lingua italiana da noi propagandata e realizzata colla rivoluzione futurista delle parole in libertà e dello stile parolibero, contro la prolissità decorativa del verso e del periodo;
9° Perché venga dimostrata l’assurdità dell’insegnamento scolastico latino, basato su traduzioni scialbe, errate e su cretinissime spiegazioni di professori abbrutiti, tarli di testi e teste.
Un efficace insegnamento della letteratura latina esige traduttori ispirati quanto i latini tradotti, e interpreti sensibili capaci di trasfondere la vita del genio.
Se ciò non è possibile, urge rimpiazzare le ore di Latino idiotizzato con ore di Meccanica ed Estetica della Macchina, questa essendo oggi l’ideale maestra di ogni veloce intelligenza sintetica e di ogni vita potentemente patriottica.



Ecco: mi sembra ogni tanto che gli eventi (ed in particolare in questa appiccicosa estate patavina) si esprimano con il tono della lapide montana, inutilmente intricato e complesso.
Sono decisamente futurista: vita stringata ed analogica! Paralizzati e podagrosi a letto!


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