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2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Wednesday, August 22, 2007 - ore 15:05


Febbre liquida e alchimia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avevo il cuore in tumulto.
Non sarà una situazione idilliaca, ma è sempre meglio che avere il cuore in un tumulo: se non altro significa che sei ancora vivo e che quindi c’è speranza, per quanto minima, per quanto non sia che un lieve barbaglio di luce residua.
E’ vero, però, che trovandomi nell’altro mondo non stavo nel posto più adatto alla speranza: come diceva Foscolo, in fondo, è proprio dai sepolcri che fugge la speranza.
E poi anche il mio amico Giugiù se l’era presa ai suoi tempi con i sepolcri imbiancati, quindi una cosa mi era chiara nell’oscurità del regno di Ade: dovevo andarmene, dovevo salutare i miei amici e tornare nel mondo dei vivi, se volevo ancora nutrire la speranza di incontrare quei larghi occhi chiari, quei larghi occhi scuri, quegli occhi, insomma, che sarebbero stati salvezza a luce.

Hermes in persona, in un vestito di Saint-Laurent che gli calzava da Dior, si parò di fronte a me: mi incuriosì particolarmente che vestisse Saint-Laurent. Tutto – sandali, cappello alato, bastone – Saint-Laurent; tutto, tranne il borsellino, che era un Borsalino.
Poi, però, ricordai l’inno omerico che lo definiva “polutropos “, ossia dalle molte risorse. << E inoltre è anche il protettore dei ladri e dei bugiardi, quindi non deve essergli difficile procurarsi i soldi per comprarsi gli abiti… >> meditai tra me e un thè << Infine>> argomentai << è anche psicopompo e secondo diversi miti è l’unico, assieme ad Ade e Persefone, che possa andare allegramente tra l’al di là e l’al di qua, senza che qualcuno gli dia noia… >>
Vedete, tutto torna, anche quando non si vorrebbe che tornasse, come il ricordo di qualcosa che ci ha fatto molto soffrire o l’herpes genitale (che presumo faccia soffrire parecchio).
<< Scordati gli okki verdy >> mi brutalizzò all’istante << Sono già impegnati ad altri occhi e altre labbra baciano le sue labbra >>
<< Dio lazzarone! >> pensai, citando il barcaro e mai citazione, trattandosi di traghetti e tratturi tra il mondo dei vivi e quello dei più, fu meglio azzeccata.
Trattenni un moto d’ira e non mi fu diffilcile: rimasi immoto e aggiunsi al tentativo coniugato alla mia persona un sigma, una esse – per sicurezza e protezione lo raddoppiai, una S.S., insomma: un segno che mi salvasse dal suono sonante del serpente, che da che mondo è mondo è infido tentatore.
Respirai.
Ed espirai parole di fuoco: << Senti un po’, pirla… >> dissi, squadrando Hermes dall’alto in basso, come avrebbe fatto, secoli dopo, il comandante Graziani al cospetto del Negus << ma farti i cazzi tuoi, mai? >>
Hermes rimase allibito e non aveva alibi, non questa volta: troppe gliene avevo perdonate, troppi furti avevano urtato il mio portafoglio per concedergliene ancora uno.
<< Dal momento che vieni qua, sbuchi come sempre dal nulla e come sempre a sproposito e, per giunta, mi porti pure infauste notizie, >> affondai nella carne la lama, sputandogli in faccia, come un lama andino, le mie parole << vedi di fare qualcosa di utile. Aiutami a ritrovare la via per il mondo dei vivi. >>
Lo guardai e lui mi traguardò con occhi tristi, come se volesse dirmi che il traguardo era lontano, più lontano dell’Ontario, più difficile che lavare l’onta di Caporetto, più arduo che non cadere dal vaporetto per un veneziano ubriaco.
Mi offrì del rum.
<< Come lo vuoi? >> disse.
<< Nel bicchiere >> risposi sorridendo.
<< Ma non è che bevi un po’ troppo? >> mi chiese Hermes, con tono preoccupato.
<< Non credo >> ribadii perplesso << Io bevo soltanto due volte al giorno: a pasto e fuori pasto >>.
<< Sarà, però non credo che tu possa trovare quei larghi occhi chiari sul fondo di un bicchiere… >>
<< E’ vero: e infatti è un ottimo motivo per riempirlo, ancora, per non avere il bicchiere mai vuoto. Perché ricorda, caro Hermes, due sono le dannazioni dell’uomo: la botte vuota e la moglie, ubriaca o no… >>
Continuai, poi, dicendogli che comunque sapevo, che cercavo l’altrove, nel rum e nel rumore del mondo, sempre lo cercavo e che probabilmente quell’altrove non esisteva se non nella mia fantasia, nella folle rosa bagnata dal vino di un ubriaco.
Replicai che forse non dovevo cercare due larghi occhi, ma dei capelli, lunghi e lisci, biondi, come l’oro dell’età perduta o forse castani, come la terra estrema, dai riflessi di rame, come la terra del giardino delle Esperidi, dove, tra l’altro, cresceva l’albero delle mele d’oro. Come il biondo dei capelli e del sole: vedete, tutto torna. Ma prima io dovevo tornare in superficie, nel mondo dei vivi.
Hermes, commosso, accettò di aiutarmi: in fondo, eravamo amici da tempo immemorabile, da più tempo di prima che il tempo fosse creato.
Commosso, Hermes pianse una lacrima. Gli diedi un fazzoletto: un Tempo.

(capitolo finito. In una tempesta di plasma e particelle subatomiche: oltre la fisica e il tempo, dove gli dei giocano a dadi con l’universo.)


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