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Tuesday, April 13, 2004 - ore 11:33
Pornopilots
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Quando ero un cinnazzo sui 16 anni passavo i sabati sera regolarmente al Wag. Niente di strano, quel locale era tipico ad una certa età, ma il sabato sera la discoteca si trasformava in Rockhouse. "Musica a randa", avrebbero detto i Litfiba dell'epoca, ed infatti il loro bassista vi suonava una volta al mese con i Geronimo. Concerto + disco rock, una festa insomma. A volte suonavano anche i Bluesmobile di John de Leo, ora cantante dei Quintorigo. Il concerto che a me piaceva di più, però, era quello dei Delinqenti. Una mattina addirittura ho bruciato scuola ed ho fatto mezza città in scooter per cercare il loro cd. Musica sporca, cruda, con un simil-hammond sotto. La voce roca che usciva dal "mascellone" del cantante sembrava un baluardo di ribellione, il tutto da Reggio Emilia, da quelle zone da cui il primo Ligabue aveva fatto sperare noi cinnazzi che il rock non fosse finito oltre a Vasco, deludendoci in seguito. I Delinqenti facevano qualche cover ("La musica che gira intorno" in primis) ma la loro forza erano i loro pezzi, testi magari non perfetti ma che ti entravano in testa senza rime in stile "Porta in alto la mano, segui il tuo capitano". Storie d'amore, di soldi che non ci sono, di gelosie, cose comuni, insomma. Mangiando il "Charlie" da Bepi dopo il concerto il discorso tra amici verteva sempre su una sola domanda: a quando il prossimo concerto?
Sono passati dieci anni ed i Delinqenti non esistono più. Sono entrato nel "tunnel" dei pezzi del caro amico Alex, seguendo ogni concerto possibile per risentire dal vivo i pezzi dei suoi cd. Mi mancava però un gruppo che mi "desse" qualcosa. E un anno fa l'occasione si è presentata sotto forma di band in gara al Greenrock: i Pornopilots. Il mondo è piccolo per cui il fratello del chitarrista è una vecchia conoscenza (oltre che vecchia spugna) ed il chitarrista stesso è uno di questa simpatica congrega di bevitori che è spritz.it (lucadido, per chi non lo sapesse). Ed inizio ad apprezzarli, le loro canzoni mi ricordano inizialmente il periodo in cui ascoltavo gli Oasis, ma la scritta "Sonic reducer" sulla custodia della chitarra di Luca tradisce subito l'amore per le chitarre più spinte di Pearl Jam e simili che si fanno sentire negli incisi. Il pezzo che mi entra in testa subito è "Così com'è", quello che forse è il loro cavallo di battaglia. Anche le altre canzoni però non sono banali e piano piano, concerto dopo concerto cominciano ad andarmi in circolo. Ed ora che si propone una nuova "festa della musica", cioè la ripresa del sogno del Roxybar, insieme ai cari Revolver (che saranno i prossimi!) anche loro entrano nella "scuderia". E piacciono a tutti, tecnici, Red, Jessica. E piacciono a me da sotto il palco e ad un pubblico decisamente eterogeneo e particolare la cui maggioranza ha gusti diametralmente opposti: il "popolo dei Nomadi", band storica a cui loro aprono il concerto, non penso per puro caso dato che non credo alle coincidenze, chiudendo una sfilata di dieci valide band emergenti.
E in una giornata di viaggio assieme (dopo 3 ore di sonno post-gasoline) scopro un po'di più di loro, vedo un Ivan tranquillo e quasi emozionato prima di salire al microfono, nervoso una volta al cospetto del pubblico che poi inizia a "scoparsi" le "sue" canzoni, cambiando i testi, atteggiandosi sul palco, seguendo la musica più che le facce dei suoi spettatori. Luca e Fabio che si scambiano occhiate sul palco e son pronti a schitarrare alternatamente, Diego premiato dall'ottima regia di Arturo con un volume che fa sentire il suo basso più o meno in tutta Monza, il Blond che sulla batteria dove hanno suonato alcuni tra i migliori batteristi in circolazione "fa il suo lavoro" egregiamente e con il sorriso stampato in faccia. Il pubblico applaude parecchio, gradisce, si complimenta, fa gesti. E, una decina di persone a parte, non li ha mai sentiti. E nessuno si sogna di abbozzare un "c'avete rotto il cazzo" perchè in attesa dei Nomadi. Vedere gente che è lì dalle dieci del mattino stesa al sole su coperte, letteralmente accampati per il loro gruppo, arrivare alle diciassette e gioire per degli "emeriti sconosciuti" sul palco è una conquista. E mi risulta difficile tenere la telecamera in mano senza canticchiare, preferirei essere dall'altra parte delle transenne per "festeggiare" con gli altri, con chi il gruppo lo segue anche da prima di me. Ma la festa c'è lo stesso, c'è in Luca che lancia la chitarra a suo fratello come ad un vero roadie, c'è in loro che scendono dal palco, recuperano liquidi e giocano a pallone con il sorriso stampato in faccia nel backstage, in quel paddock dove di solito si vedono piloti di Ferrari e McLaren, c'è in chi si scambia gli ovetti Kinder dietro il palco

Ed un po', o forse più di un po', mi viene in mente Almost Famous, o Quasi Famosi per i forzati dei film tradotti. Manca solo il tour bus, per ora

E su quel pullman tornava la pace cantando una canzone
TINY DANCER - ELTON JOHN
Blue jean baby, L.A. lady
seamstress for the band
Pretty eyed, pirate smile
you'll marry a music man
Ballerina, you must have seen her dancing in the sand
And now she's in me, always with me
tiny dancer in my hand
Jesus freaks out in the street
Handing tickets out for God
Turning back she just laughs
The boulevard is not that bad
Piano man he makes his stand
In the auditorium
Looking on she sings the songs
The words she knows, the tune she hums
But oh how it feels so real
Lying here with no one near
Only you and you can't hear me
When I say softly, slowly
Hold me closer tiny dancer
Count the headlights on the highway
Lay me down in sheets of linen
you had a busy day today
Blue jean baby, L.A. lady
seamstress for the band
Pretty eyed, pirate smile
you'll marry a music man
Ballerina, you must have seen her dancing in the sand
And now she's in me, always with me
tiny dancer in my hand
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