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Wednesday, August 29, 2007 - ore 09:22 . . una pagina del mio primo libro... “Quelli non sono occhi… sono una prigione! Mi è bastato intravederli, tra il caos. È il mondo virtuale a fregare le persone come me.” Aspettavo con fastidio che arrivassero quelle maledette ore 18.00 per andarmene a casa. Non ne potevo davvero più! Era già quasi mezzora che sedevo davanti a uno dei miei migliori amici: un macchinario addetto al taglio e alla copia delle chiavi… credo a breve il sentimento sarebbe cresciuto fino a sfiorare il più alto valore della parola amore. Un led rosso mi fissava sospettoso… Gelosia? Qualcosa più brutto della noia… Un groviglio di tubi attirò la mia attenzione; mi immersi sotto al tavolo, in apnea. Ne uscii malandrino e goloso. 17.58… indossai un paio di guanti ancora avvolti nella pellicola odorante di plastica… mi accarezzai le guance, come sorpreso. 17.59… l’ultimo pungente minuto lo occupai prendendo a calci un vecchio aspirapolvere. Misi il lucchetto al portone, salutai gli scaffali gonfi di polvere e montai in macchina. Il cielo fece propri certi colori meschini e come una specie di riflesso incondizionato, un automatismo senza premeditazione, nel cambiare canzone allo stereo mi bloccai su quelle note tremende… “Per Elisa” di Beethoven. Quel movimento struggente… quella poesia ritmata figlia della più alta dolcezza e passione… Venni fatto prigioniero; imbavagliato e legato stretto. Cos’è in grado di produrre l’amore… cosa diamine riesce a smuovere… cosa riesce a far nascere… Furono minuti infernali. In ogni parte del mio corpo quella melodia trovava terreno fertile, dove adagiarsi, strofinarsi, penetrare a fondo… Lo sconvolgimento emotivo era elevato, veemente. Musica ai limiti della tragedia, ai confini del sublime. … 3 ore dopo ebbi un indurimento spaventoso del membro e nemmeno un briciolo di stimolo, lucidità, forza per masturbarmi. Almeno così evitai una sconfinata dose di depressione aggiuntiva. Stavo davvero rifiutando di imparare a vivere? Me lo chiesi 100 volte… più una. Quando uno specchio non basta più, quando la malinconia prende tutto, con uno strappo violento. Finche si è bambini è così bello sognare… Volevo perdere un po’ di tempo percorrendo scale infinite, circolari, geometriche, simili al corpo di un serpente che ruota su se stesso… la mia dannazione, uno dei miei piaceri… Era freddo davvero? “… signori della corte vi prego… alzatevi in piedi! Qualcuno mi sta giudicando… guardatelo bene… costui sputa sentenze… cerca le sottigliezze negli altri e dimentica di guardare se stesso… Dovrei cominciare in prima persona la costruzione della sua effige in marmo bianco… venti metri?! O forse vuole innalzarsi ancora di più su di noi mortali? Giudicatelo, vi prego! La giuria: innocente! Non ho dubbi… non potrò mai vincere… contro nessuno. Piego la testa e preparo la nuda schiena…” Ma che giorno era??? COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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