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Wednesday, August 29, 2007 - ore 15:40
Beata fanciullezza
(categoria: " Pensieri ")
Ci sono adulti che odiano i bambini.
Ci sono adulti che quando si trovano circondati da bambini che giocano ridendo ed urlando, elevano gli occhi al cielo, schioccano la lingua scocciati e sospirando sprezzanti si alzano per cambiare aria.
Sono quegli adulti che sostengono di non essere mai stati bambini.
Eppure, tutti siamo stati bambini. Chi tanto tempo fa, chi un po’ meno, chi per breve periodo e addirittura c’è chi lo è ancora nonostante un’età più o meno veneranda.
Mi ritrovo in questo periodo a ripensare, con una consistente dose di nostalgia, alla mia infanzia.
Infanzia abbastanza dorata, se non per qualche problemuccio di salute, ma niente di fondamentalmente triste e serio.
Guardare i miei cuginetti scartare i regali di compleanno ricevuti..
La gioia nello scoprire un giocattolo nuovo, lo scintillio negli occhi allo stropiccio della carta che viene appallottolata.. La delusione nello scoprire un vestitino, invece che qualcosa di prettamente ludico.
Ricordo che da piccola odiavo ricevere vestiti come regalo. I genitori ovviamente erano felicissimi ed esclamavano al generoso mittente “oooh, grazie! Questo regalo sì che è utile”, mentre io educatamente ringraziavo con un sorrisone abbastanza grande da coprire la delusione.
Adesso un vestito è il dono a me più gradito!!

Come cambiano le dinamiche..

Per strada qualche giorno fa ho incontrato un bambino a bordo di una Gaucho. Per chi non se lo ricordasse, la Gaucho è una jeep elettrica per bambini, una vera e propria jeep in miniatura che va a batterie. Andava di moda nei primi anni ’90.
Istintivamente mi è venuto da sorridere.
La Gaucho era il mio grande sogno di quando ero bambina. Pomeriggi a sognare me a bordo di una Gaucho, a correre travestita da Indiana Jones in mezzo alle fronde di una giungla, proprio come nella pubblicità. Passare al guado un torrente a bordo della jeep, sfidare la vegetazione e la feroce fauna di una foresta tropicale.. Oppure, molto più semplicemente, immaginare con occhi adoranti, di sfrecciare nel piccolo cortile di ghiaia del palazzo in cui abitavo all’epoca, o per le vie dell’Arcella.
Una mia compagna di classe delle elementari, tanto ricca quanto antipatica, ce l’aveva la Gaucho. E si divertiva a raccontarmi vantandosi con occhi avidi delle sue impavide avventure a bordo nell’immenso parco di casa sua.. Oh, momenti di dolorosa invidia repressa!!

Un altro giocattolo oggetto dei miei ardenti desideri era una bambola. Baby Mia si chiamava, ed era l’unica bambola parlante che diceva “mamma, ho sonno”, “mamma, dammi da mangiare”, e frasi del genere.. Aaaaah, la Baby Mia.. Quanto l’ho sognata in silenzio.. Un po’ come per il Tamagochi, l’animaletto domestico virtuale.
Ma, al di là dei giochi sognati, le mie giornate della prima infanzia le passavo a bordo del mio mitico triciclo rosa. Caro il mio triciclo!!!!! Quante gliene ho fatte passare!! Quando poi è nato mio fratello, ci salivamo in due, lui davanti ed io dietro, e ci divertivamo a fare SuperAlbi e SuperMarghi, con tanto di mantello rosso svolazzante sulle spalle!!
Inoltre convivevo perennemente con un bambolotto, a cui avevo dato nome Giovanna. Giovanna perché la mia migliore amica dell’asilo si chiamava così.
Da bambina avevo una personalità molto particolare. Mi vestivo di rosa, mi riempivo di mollettine e fiocchetti i capelli, indossavo vestitini ad ampie gonnelline e facevo la finta timida.. In realtà ero un bel maschiaccio, occhietto da furba, mi scapicollavo giù dalle discese, rincorrevo i maschi per interi intervalli urlando “amooooore, vieni qui!!!!” (che disgustoso, lo so!!


), combinavo disastri, e talvolta anche mordevo.

Ricordo con orgoglio i sabati mattina trascorsi dai nonni, quando saltavo sopra a mia zia che dormiva beatamente alle 8 di mattina.. L’acqua e menta.. Oppure le mie pozioni di acqua e detersivo.. Gli inseguimenti di gatti, le buche nella terra in cerca di tesori e vermi..

Che tipino!!
Le domeniche nella casa in campagna degli altri miei nonni.. I loro cani, Chira e Dingo.. Temuti ma anche tanto stuzzicati.
La cedrata..
Sono ancora nitide le immagini nella mia mente di quando in montagna mi ritrovai dentro al letamaio fino alla vita.. Pensavo fosse una semplice montagna di fango e mi ci tuffai dentro. Oppure di quando rovesciai un caffè fatto da me (ingredienti: acqua, terra) ad una povera signora che si trovava nell’orto della casa accanto a me..
Da piccola sognavo di andare allo Zecchino D’Oro.. Improvvisavo dei veri e propri cabaret canori di fronte ai miei parenti e li costringevo a subire i miei ululati e le mie canzoncine, molte delle quali inventate e composte da me, fingendo complessi musicali e microfoni tra le mani. Ovviamente poi pretendevo pure gli applausi!!

Mi divertivo anche a rinchiudermi dentro agli sgabuzzini delle scope, magari in compagnia, a mandare cuori di carta al mio compagno di classe di cui ero perdutamente innamorata, a riempire quaderni di disegni di vestiti (prima della scrittrice volevo fare la stilista) e poi, a partire dai sette anni, a scrivere intere agende coi miei racconti e storie.
Una svolta coincide col mio trasferimento di casa.. Quando andai ad abitare proprio di fronte a.. Matteo e Fabio. I migliori amici e compagni di giochi e avventure della mia fanciullezza.
Quante ne ho combinate con loro due.. Intere giornate a giocare in mezzo alla strada a calcio (con il pallone che andava rigorosamente ogni volta a colpire la finestra del vecchietto inacidito della casa affianco), o a nascondino, o a fare la lotta romana e a volare.. Sì perché Fabio, che era il doppio di me per corporatura, mi prendeva e mi lanciava come se fossi una freccetta, mentre con Matteo (tra un corteggiamento reciproco e l’altro) ci rotolavamo fingendo la lotta romana.. Quelli che ho trascorso con loro due sono gli anni più della mia vita. I più felici, in assoluto.
E potrei andare avanti all’infinito coi ricordi..
E adesso.. Eccomi qui.
Che ripenso alla mia infanzia e mi sembra passata un’eternità.
Qui, tra un mese e mezzo diciannovenne.
Qui, 36 ore prima del test di ammissione che deciderà del mio futuro. Un test che deciderà della mia vita. Che assurdità.
Qui, ad un bivio.
Qui, che sto pianificando l’anno che sta per cominciare.
Qui.. Semplicemente qui. A ricordare un’epoca che mai più tornerà.
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