A volte, quando sembra che continui a piovere sul bagnato, può accadere che ci si trovi a sguazzare in una piscina in giardino. Forse c’eravamo troppo abituati a dire e a sentirci dire cose come “non c’è mai fine al peggio” e “la rovina è dietro l’angolo”. Una notizia di ieri – per la verità poco notata dai media nazionali, tranne che per questo bell’articolo di Domenico Quirico per “La Stampa”
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Pare che numerosi governi africani, per la prima volta nella loro storia, abbiano deciso di ribellarsi alle vessazioni economiche subite dalle compagnie minerarie mondiali, che da sempre scavano nel ventre caldo del Continente Nero per conquistarne gemme e metalli lucenti, ovviamente con l’immancabile corredo di sfruttamento e corruzione. In Africa risiedono gran parte delle risorse minerarie mondiali, e da oggi l’Africa ha deciso che il fatto che queste risorse si trovino sul suo territorio è motivo sufficiente per ritenerle come proprie. Ecco dunque che si pretendono più soldi dalle compagnie per i diritti di estrazione, maggiori diritti per i lavoratori e, addirittura, in alcuni casi anche garanzie di basso impatto ambientale.

Un piccolo miracolo africano insomma. Un miracolo che nasce però a migliaia di chilometri di distanza, in una terra dove gli intellettuali contrari al regime vengono arrestati, i criminali torturati, la terra inquinata violentemente e i giocattoli cosparsi di coloranti tossici. Sto parlando, ovviamente, della Cina che con la sua a dir poco esuberante potenza economica è disposta a pagare altissime cifre per assicurarsi i giacimenti africani; soprattutto quelli di Uranio in Congo, che diventeranno a dir poco strategici in futuro in virtù di quella questione ambientale che proprio la Cina sta spingendo sull’orlo del baratro.

Dunque dicevamo: la Cina è disposta a pagare di più e dunque le aziende minerarie devono rivedere la loro politica africana. Certo, siamo ben lontani dalla mai troppo vituperata “mano invisibile” di Smith, e forse non dovremo nemmeno gasarci troppo per nuovi accordi commerciali che, per la stragrande maggioranza, andranno come al solito ad ingrassare le tasche di pochi potenti. Nemmeno, però, si può negare che qualcosa di buono è accaduto, sbucando fuori da un mare di marciume. Dopotutto, forse un’opportunità per rimettere a posto i conti si trova sempre, alla fine .