
misia, 28 anni
spritzina di Pd
CHE FACCIO? guardo minzolini nanificarsi
Sono single
[ SONO OFFLINE ]
[
PROFILONE ]
[
SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO
"Per me, ciccino mio"
HO VISTO
la vergine suicida.
i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.
STO ASCOLTANDO


ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
BLOG che SEGUO:
Pulizie di fine estate.
Seguo chi seguivo.
BOOKMARKS
uscita d'emergenza
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
(questo BLOG è stato visitato 27951 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Thursday, August 30, 2007 - ore 22:02
Appunti...#1
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Bé da qualcosa bisogna pur cominciare, e la notte, si la notte mi sembra un buon inizio…quando tutto si dice in attesa a dormire su un cumulo di sogni…ecco io credo di essermi svegliata alle soglie di un essere senza tempo, non cercare un principio vero e proprio, la notte, come tutti gli inizi era solo una scusa, ed io una storia prima dell’alba.
“La luna gira il mondo e voi dormite
La luna gira il mondo e voi dormite
La luna gira il mondo ed io dormo”
Erano le tre, le tre e mezza o le quattro…per quanto mi riguarda sembrava essere notte e non dormivo, dunque sarebbe potuto essere giorno, ma credo nella notte dal sonno sotto le palpebre come un solletico persistente, senza sogni con i pensieri che si assemblavano veloci, accatastati in una cosalità di linguaggio e parole. Una storia dicevo, di solito le racconto, ma quella sera qualcuno le raccontava a me. Una vita, messa in una giornata di azioni quotidiane, la colazione, il lavoro, l’amore, no, non quello che t’immagini, ma quello che ti abbassi ad ottenere, la serata sotto lampioni che ti accompagnano per le strade silenziose con quella luce fioca a fior di pelle e ancora giorno. Inquieta, poi ti svegli nel ritmo circadiano che ti sei costruita addosso e le ore le vedi, iniziano a scorrerti giù per i fianchi, risalgono dalle arterie e rifluiscono nelle zone del cuore…quasi non respiro. Non mi venire a dire che sono paranoie, che la vita sotto i piedi scivola solo a me, che l’età che si invola sono solo parole date alle note di una vecchia canzone…e inizia il non senso, tu ti sforzi ogni giorno a cercare le cose nel linguaggio, nella logica reificatrice di una frase, ed io me ne vado, inizio a sentirmi lo straniero, me ne vado sud.
Provo. A sud provo l’incoscienza, mi stupisco delle età degli ulivi pazienti, delle rughe gentili di mio papà, di quel sorriso breve ma talmente ampio da contenere tutte le mie cazzate di un’estate di fughe, di litigi, di sabbia fredda sotto i piedi e di una chitarra abbandonata sulla spiaggia, di una telefonata e di una ammissione d’aiuto. E la banda passò, con un coro di consigli non richiesti e nei motivetti stonati ho scoperto che la mia felicità non può dipendere dalle canzoni altrui. Il suono di fuori non dovrebbe inghiottire il suono di dentro. Le proprie parole vanno difese ed i propri silenzi, che certe espressioni non ricrescono. Dal mare ho provato a difendermi a difendere la musica di un’identità…c’è un che d’invadente nella musica che non scegli…
Anche quando tutto intorno vorrebbero essere note condivise. Mi guardo le mani, i polsi, sono pieni di domande di arterie che vanno e vengono ma non ne cerco di consigli, non ne voglio…e non potevo stare appresso ai santi e ai veggenti e a tutti i tuoi eroi, quando chiedevo un noi.
Da uno scoglio i tagli si ricuciono, ma ancora non parlo, il viaggio non sono le distanze ma le parole che decido di non dire e l’asfalto che corre accanto solo una sensazione.
In stazione. Dovrebbe esserci un divieto, il divieto di lasciare da sole le persone, non la gente, ho detto persone. Un divieto di lasciarle ai proprio bagagli, al peso del loro viaggio, alle felicità che vorrebbero subito smistare…alle volte non costa niente, ve lo consiglio caldamente, andate a prendere i vostri cari ogni volta che rientrano da un viaggio, è l’unico regalo che potete permettervi.
Qualche giorno sospesa come un punto interrogativo su un discorso di mezza estate e le parentesi di gioia nel rivedere per una sera le mie dolci e dispettose e ballerine e curiose (nel senso epistemologico) ancore padovane.
E poi ancora treno e mucche e nuvole basse e qualche banco di nebbia
Le ipocrisie leggere di una nebbia fitta, di quando non ci vedo, quella cui si nascondono fragilità, paure e distanze. Penso –verrei a trovarti nella tua inossidabile presenza ma saprei dirti (ancora) poco perché incontenibile è il silenzio davanti ad una catastrofe di verità celate-.
Inizio a sentirmi straniera, ancora ma questa volta anche nel linguaggio, mi piace iniziare a non capire quello che si dice e osservare solo quello che si fa, i gesti che accompagnano le frasi, gli occhi che ne apostrofano il significato, la bocca veloce a modellare ogni discorso. E capita che così ti senti, senti le voci Misia? No, no ancora per quelle credo ci sia tempo…quello che ascolto sono le frasi che partono per il futuro, e allora inizio a farneticare programmi di città e a vedermi circondata da architetture nuove…come una nuvole mi ridisegno quando il vento di chi non mi conosce mi lascia andare sui ciottoli che hanno altri nomi.
Si negozia si dice la propria vita, la propria identità, io non la vendo o la contratto né al diavolo né al “padreterno” me la mangio, proprio.
Sembra sia tornata allora, con le mie opinioni non richieste, i deodoranti e le calze a rete…
un settembre che sembra la mia rivoluzione…gioia e rivoluzione...vedremo…ma sono a casa adesso, si decisamente.
siamo casi difficili tra chirurgie e analgesici
residui complicati d’infauste ideologie
psico-sociali estetiche religioso-politiche
vivi di vaccini, trapianti e molti molto buoni sentimenti
[Casi Difficili Lyrics on http://www.lyricsmania.com]
dove qualcuno muore di lamentele e stenti
qualcuno ingrassa s’accarezza il ventre
se s’azzoppa l’incassa se cade si rialza
dolorante e dritto, dolorante e dritto
anima pura che stai lassù in montagna
la vita è un falso piano non un palo di cuccagna
anima dolce che stai tra i cottonfiock
metti i piedi per terra sentirai che elettroshock
anima bella che giochi la tua pelle
il prezzo va alle stelle dovrai pagarlo Tu
anima forte che cerchi miglior sorte
la forza è qualità e viene giudicata
per quel che fa o non fa.
crescere morire in pace, non c’è assicurazione che vale
c’è terra sotto i piedi, il cielo oltre i pensieri
costruirsi l’inferno a ognuno ognuno il suo
abitarlo a fatica, imposti manutenzione e costi
perdite in tasca, profitti, occhiali scuri non ci sono gli occhi
cuori comprati al mercato: chiamarlo Paradiso e crederci.
nascere, non è caso ideologico medico etico
e antecedente all’idea di diritto divina
conseguenza d’amore
sia almeno sano scopare, sia almeno sano scopare
umano atto animale -
vale più un cuore puro e un cazzo dritto
d’ogni pensiero debole, piagnone, contro
solo soddisfatto di sè. Insoddisfatto.
occhio bimbo stai dritto.
COMMENTA (0 commenti presenti)
PERMALINK