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Tuesday, September 04, 2007 - ore 15:37


TRISTI PEDICI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Rubare tomi e sigarette e poi scappare a meditare come il Siddartha di Fenoglio.

Da sotto un albero maturo andare a te che sei lontana, invocare formule e teismi per la fede, la fortuna – velut luna e descrivere al compasso il primo sorso, il primo scorcio, il primo orgasmo.
Essere tutto idealmente in bilico su una retta di riti nostri e incontrastati, tu che c’eri ed io che c’ero ed io che ti amo e ci sposiamo e poi ti lascio per provare e poi mi squarti per reagire e poi le braci e infine questo: anime unite da una corda che si spezza.

Ricordo la tua pelle nivea che mi battezza una sera di marzo. Portavo con me la solita custodia di parole stinte e la mollezza britannica che ho investito per averti. Ricordo io che varco quella porta, poi il tuo cuore, poi la porta, poi il mio cuore, l’ente vivo e palpitare, così stretto che divago e stono il verso sul tuo seno storpiando gli alibi in un riso.

Se fossi azzurro, se fossi acciaio, se fossi regno, se fossi vero, se fossi scemo - passo per saltare - indifferente, se fossi e basta, senza l’assillo degli opposti e i verticali, ti avrei bagnata di saliva e masticata come menta, per il ristoro.

Ma se anche fosse, non si potrebbe pensare.
E se anche si potesse pensare, non si potrebbe dire.


Filosofia divenne allora questo discorrere a zonzo dell’impossibile tra noi, piantato in fondo a noi, malinconia di stringere la rappresentazione mitica di due amati che si ostinano e non tornano: l’ideale troppo in alto; l’ideale che premeva tra le corsie di un ipercity; l’ideale che ha dragato i sensi con troppe frottole e domani per darci il tempo di sanare.




“La proposizione può rappresentare la realtà tutta, ma non può rappresentare ciò che, con la realtà, essa deve avere in comune per poterla rappresentare – la forma logica. Per poter rappresentare la forma logica, noi dovremmo poter situare noi stessi con la proposizione fuori della logica, ossia fuori del mondo.” (Wittgenstein L., Tractatus logico-philosophicus, 4.12)



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