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PARANOIE


1) Sicapunk con la maglietta di Neffa!
2) Sicapunk che ascolta i POOH

MERAVIGLIE


1) il gin lemon
2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!



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Friday, May 30, 2003 - ore 22:18


Senza titolo - 2
(categoria: " Pensieri ")


Una volta c'era una cosa. C'era un partire la mattina per andare a fare la vita di tutti i giorni. Sette, sveglia, sette e dieci, doccia, sette e venti, brioche e cioccolata calda, sette e mezza in polleggio sul letto a guardare videomusic, otto in piedi. Controlla che la caldaia sia spenta, stendi fuori la roba da vestire, vuota il posacenere della notte nel rusco, lava i bicchieri, dai giusto una parvenza di ordine, guardati intorno, chiudi la porta a chiave, ascensore, compra merendina da Palladino, inizia i tuoi 2 kilometrini della mattina. Passa il ponte sul rigagnolo che qualcuno chiama fiume Reno, guarda le facce dentro le macchine, sugli scooter, sulle biciclette, fai un tiro di sigaretta, guarda quella gran gnocca dell'assicuratrice già in ufficio e chiediti per la centesima volta se lì dentro ci dorme, fai un altro tiro di cicca e spegnila che ormai sei al filtro. Passa davanti all'asilo sotto gli sguardi delle mamme che vedono uno che cammina quasi senza meta per un paesino dove si conoscono tutti. Tutti tranne te che sei "ospite". Fatti il vialetto dei cani, assisti al loro concerto, poi spegni l'allarme se qualcuno non è arrivato prima di te, gira la chiave, scegliti che cd ascoltare in ufficio dal magazzino, sali le scale, accendi il portatile, accendi il cubo, tira su la tapparella e fatti un twinings al bollitore. Sì, perchè è un ufficio figo, c'è anche tutto per mangiare e bere. La tua giornata trascorre tra una telefonata, un ftp che non va, un fax che tarda ad arrivare, gli avvisi di anomalie del server, le chiacchere inevitabili visto che sei in un ufficio di sole donne a parte te e pure te chiaccheri parecchio, la telefonata al pizzaiolo che ti porta in ufficio il pranzo, le pause sigaretta più o meno numerose. Ordinaria amministrazione, insomma. Poi però arrivano le sei. Qualcuno sembra preparare i bagagli, te compreso. Inizia la fibrillazione. Kilometri, una quindicina abbondante. Paesi dai nomi che nemmeno ricordo, campagna che ti passa di fianco, poi eccoti arrivato al capannone. L'atmosfera è quella di una festa, un ambiente rilassato, tranquillo, tutti pronti per fare qualcosa insieme, qualcosa in cui si crede. Prendi posizione, allacci la tua ethernet al tuo portatile e tutto funziona come se fossi nel tuo ufficio. E'tutto tuo, è tutto di quelli che ti stanno intorno. Arrivano e ti passano accanto e si mettono a chiaccherare quelle stesse persone per cui qualche anno, mese, settimana o giorno prima magari hai urlato ad un concerto. Quelli che ti fanno schifo, quelli che ti lasciano indifferente. Persone però, persone che hanno due gambe e due braccia a differenza di come le vedi di solito. Persone che son le prime ad arrivare vicine a te a parlare dei massimi sistemi come a scroccarti una sigaretta o chiederti di guardare la propria email sul tuo computer. Ore venti. L'atmosfera non è più tanto rilassata. Tutti urlano, il soundcheck non fa capire un cazzo, c'è chi sta male, c'è chi pensa di mangiare, chi ha voglia di farsi un goccetto e chi una doccia. Chi fuma nervosamente e chi si riempie di vitamine. Decine di persone tutte lì in ballo. Mi ha sempre dato l'idea del box Ferrari durante il gran premio. E la scena di tutti che festeggiano insieme è quello che succede di lì a poco. Sembra di stare a Cape Canaveral. O almeno penso a Cape Canaveral sia così, con il timer e tutti con lo sguardo a monitor e a chi ti sta accanto, alle sale di fianco. Ci son più computer che sull'enterprise, più videoregistratori e stereo che da mediaworld. Il suono cresce. Sale, sale il rumore, sale il vociare, salgono i nervi e le incazzature. Ore venti e 30, tutti guardano l'orologio, mancano 5 minuti. Ore venti e 34, Gigi Sabani sta finendo la televendita della Garelli. Nero. Non è come il nero alla radio, dove due secondi di silenzio ti mandano in panico, ma per te che ci sei dentro a quello che verrà dopo il nero, due secondi di schermo nero sono il panico. La regia video fa il superimpose del logo. Il tuo boss inizia a parlare. Partono le note di una canzone, la "tua" sigla. Scorrono sul video immagini. Immagini da lì a 8 anni prima, momenti colti qua e la. Tu batti il piede con la sigla e un po'di palpitazioni ce le hai, stai sfornando la pizza con cui vuoi vincere il campionato del mondo, una fetta di mozzarella l'hai messa tu e se non si è fusa bene e fa cagare la gente si ricorderà che quella pizza faceva cagare. Canti la sigla e la vivi, tante volte avevamo sorrisi idioti durante la sigla, sguardi seri di colpo, mani pronte ad applaudire che sudano, occhi un po'lucidini. Finisce e sfuma la sigla e inizia tutto. In realtà tutto è iniziato quando hai deciso di svegliarti e non stare a letto, ma per chi è fuori inizia lì. E tu lo sai, perchè anche tu sei fuori, sei stato fuori, hai sentito il bisogno, la voglia di cambiare canale. Per arrivare lì o per andarsene, ma hai usato quel cazzo di telecomando. E vorresti che chi è fuori adesso, al posto tuo, non potesse più usare il telecomando una volta arrivato lì, ed avesse un qualcosa di simile ad un orgasmo per quello che state facendo, quella sensazione che non ti fa muovere dal divano, che ti fa essere sbrigativo con chi ti chiama, che anche se sei in casa e non sei uscito ti fa stare bene. Stare in pace, questo per me era l'obiettivo. Per ore corri avanti e indietro per gli studi, ti prendi parole e prendi a parole gli altri. Godi nel sentire chi ti piace, sbuffi perchè c'è quello che detesti. Ma tutti sono lì a comporre sto cazzo di puzzle dove ci sei pure te dentro. Ed è adrenalina, ed è sesso, ed è cibo, ed è alcool, ed è droga che senti dentro. E poi piano piano sfuma. E finisce. E lì vorresti solo andare a letto dopo aver visto le facce felici della gente che è venuta lì a fare il pubblico. Ti sei sbattuto una settimana apposta, cazzo. O magari non hai fatto nulla di particolare ma ci hai sperato. La tua ragazza magari ti ha appena lasciato ma tu per quasi tre ore non potevi permetterti di pensare a questo, sei lì per qualcosa, sei stato scelto per qualcosa, e hanno scelto te e non l'eroe superstimato che c'è in giro. Finisce e ti fai sorrisi con gli altri o boccheggi chi ti passa di fianco perchè è stato uno stronzo. Cenone. Con illustri sconosciuti e conosciuti. Ma stasera siamo tutti sulla stessa barca e quindi è indifferente chi o a chi tu chieda di passare il formaggio. Alle tre e mezza se va bene vai a nanna. E c'hai ancora tutto nella testa. Sai che il giorno dopo ti sveglierai e ricomincia tutto daccapo, ma ne sei felice. Eri anche tu quello che è andato in onda, magari ti sei impegnato da matti ma ha fatto schifo? Anche tu hai fatto schifo e la prossima volta farai il triplo. Perchè ti piace. Perchè per quanto ti possa lamentare, lì, ci godi, e credo non si possa spiegare. E non ti devi spaventare se quando anni dopo sei ad un concerto e senti "quella" canzone, la tua sigla, e sei lì che salti e canti mentre ascolti tutte le immagini che ti passano dentro, perchè parlano, non è che tu le veda e basta, gli altri non ti capiscono. E allora sorridi e speri tutto torni come allora. Perchè tu sei quello che hai fatto e che hai vissuto. E fatto vivere agli altri che non sapranno mai chi sei.

CURE ME - ELISA

Oh, what a pleasure it's being crashed by the
power of thinking
the scents in the air can smell the events
but there's no way to touch anything now
I am fascinated by the smoke from this candle

Cure me, you know I would die for it,
I would die for it
I would die for it.
Cure me, you know I would die for it,
I would die for it
I would die for it.

Think I'm free from all the staff I always have to
bring with me
I swear it's a daily habit not a way to hide something
but still bad enough for me that I'm so blind
I won't take my eyes off the smoke from this candle.

Cure me, you know I would die for it,
I would die for it
I would die for it.
Cure me, you know I would die for it,
I would die for it
I would die for it.

Cure me I just need to be touched
by silence and noise
you cure me just with time
Cure me I just need to be touched
by silence and noise
you cure me just with time
cure me with no words but air, but air, but air

Cure me, you know I would die for it,
I would die for it
I would die for it.
Cure me, you know I would die for it,
I would die for it
I would die for it.


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