OBA XIRE’...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Si sa che
leggere è il mio
passatempo preferito ed in particolare apprezzo molto la
letteratura sudamericana in lingua spagnola, portoghese o brasiliana... Uno dei miei autori prediletti è da sempre
J. Amado (1912-2001), che con i suoi romanzi, che ruotano sempre attorno a grandissime figure femminili, mi ha fatto amare alla follia
Bahia e la sua gente... Si sa anche che il mio è un mondo fatto di
connessioni mentali, coincidenze e rimembranze... Durante il week end mi sono imbattuta in
un simpatico personaggio, un brasiliano sposato con un’italiana, che per vivere forgia e vende
monili in argento rappresentanti le
divinità del Candomblé, la religione del popolo di Bahia...

Il
Candomblé è una religione afrobrasiliana praticata in Brasile, Uruguay, Paraguay, Argentina e Venezuela. Mescolanza di riti indigeni, credenze africane e cristianesimo, questa confessione si fonda sul culto degli
Orixas (divinità di origine totemica e familiare, associati ciascuno ad un elemento naturale) e si basa sulla fede nell’esistenza di un’anima propria e particolare della natura.
Questa religione (chiamata anche
Batuque) è giunta in Brasile dall’Africa portata dagli schiavi: oggi è ampiamente diffusa, con seguaci appartenenti a tutte le classi sociali, e decine di migliaia di templi (
terreiros) sparsi nel territorio. Nella cultura brasiliana le religioni non sono avvertite reciprocamente esclusive e pertanto molte persone che praticano abitualmente altre confessioni partecipano a rituali del Candomblé, che fanno parte a pieno titolo del folclore brasiliano.
Il Candomblé viene chiamato
Macumba a Rio de Janeiro e a San Paolo, benché la Macumba sia maggiormente affine alla stregoneria europea e in definitiva se ne distingua. Parimenti altre religioni di origine africana del Nuovo Continente, come il
Vudù di Haiti, la
Santeria cubana, l’
Omoloko e l’
Obeah, sviluppatesi indipendentemente dal Candomblé, sono praticamente sconosciute in Brasile.
Il Candomblé si è sviluppato in Brasile, precisamente a Salvador de Bahia, grazie ai sacerdoti e alle sacerdotesse africani giunti nel Nuovo Mondo come schiavi nel periodo che va dal 1549 al 1888, quando i missionari cattolici convertirono in massa gli schiavi, che tuttavia mantennero sotterraneamente vive le loro tradizioni religiose. Fu in questo periodo che il culto degli
Orixas venne associato a quello dei santi cattolici e ancora oggi a ciascuna delle divinità del Candomblé corrisponde una figura del culto cristiano.
Gli schiavi brasiliani erano originari di svariati gruppi etnici, tra cui gli Yoruba, gli Ewe, i Fon e i Bantù: i mercanti di schiavi li classificavano per porto di imbarco e pertanto la loro vera origine etnica poteva non essere esattamente corrispondente a quella che veniva loro riconosciuta. Siccome il Candomblé nacque semindipendentemente all’interno di ciascun gruppo, esso si articolò in varie "sette" e per questo il termine Candomblé designa vari riti con differenti stili, i seguaci dei quali chiamano “nazioni”. È possibile distinguere queste nazioni dal modo di suonare l’
atabaque (tamburo rituale che accompagna le cerimonie), dalla musica, dalla lingua usata nei canti religiosi, dai nomi delle divinità, dai colori e dalla foggia dei costumi, dal modo di ballare e da alcune diversità nel rituale.
Nonostante ci sia un pantheon di divinità numeroso, il Candomblé non è propriamente una religione politeista. Esiste un principio primo, da cui provengono gli
Orixas (divinità), che ne gestiscono il potere, e la maggior parte dei brasiliani identifica questo dio primigenio con il dio cristiano. Il Candomblé cerca un rapporto armonioso ed equilibrato fra tutte le parti che compongono l’essere umano, il cosmo e la società. L’universo sacro è reale ed i fedeli partecipano al mondo invisibile, entrandoci in comunicazione. Generalmente i fedeli del Candomblé hanno una profonda fede nelle energie superiori della natura, perché ogni persona è un frammento della divinità, dalla quale ha ereditato le caratteristiche fisiche, psichiche ed energetiche. La continuità e l’equilibrio fra l’universo sacro e la natura si acquisiscono attraverso la riposizione di una forza magico-sacra che fluisce in tutte le cose, piante, animali, esseri umani, chiamata
axé. L’
axé può diminuire, aumentare od essere distribuito attraverso i vari riti, per portare equilibrio e benessere alla comunità o all’individuo. Fondamento del Candomblé quindi è il vivere la vita bene ed ora.
Gli adepti al Candomblé credono negli
Orixas, cioè in singole divinità che possiedono ciascuna una propria personalità, ad ognuna della quale è associato un santo cristiano, un segno zodiacale, un giorno della settimana, un fenomeno naturale, determinati metalli e specifici colori.
L’Orixa, detto anche
santo, per la passata sincretizzazione con i santi cattolici, si impossessa del credente e si serve di lui come strumento per comunicare con i mortali. Tra gli adepti al Candomblé è diffusissima la credenza secondo la quale ogni persona possiede una divinità protettrice chiamata
orixa de cabeça o
orixa de frente, che fa assumere involontariamente al suo protetto tutte le sue caratteristiche, positive e negative. Gli
Orixas ascoltano le richieste, danno consigli, concedono la grazia, curano le malattie e consolano nel momento del bisogno. Il mondo celeste non è distante né superiore e il credente può conversare direttamente con la divinità. Gli
Orixas ricevono regolarmente omaggi sotto forma di offerte, danze sacre e canti.
Il tempio dove si svolgono le cerimonie e dove vivono il sacerdote la sacerdotessa (
Pai de santo o
Mae de santo) e i suoi
filhos o
filhas de santo, si chiama
terreiro ed è una comunità a se stante. All’interno del
terreiro la gerarchia è molto netta e il sacerdote o la sacerdotessa condividono con gli adepti la loro forza spirituale attraverso un cammino ben definito e rigido. Al fianco del
Pai o
Mae de santo c’è il
Babaegbé o la
Iyaegbe (il padre piccolo o la madre piccola), che è responsabile dell’ordine all’interno del
terreiro, della tradizione e della gerarchia. Altre figure di rilievo sono la
Yabassé, la responsabile degli alimenti sacri e l’
Axogun, il responsabile dei sacrifici. Alla base di questa gerarchia ci sono le
filhas e i
filhos de santo, cioè i fedeli, che sono il vero cuore del tempio.

Presa così da un certo prurito intellettuale, spulciando fra i miei libri ho scoperto quali sono gli
Orixas che mi sono più affini...
Iansa (
Oià), signora del vento, dei raggi del sole e delle tempeste, moglie di Xango, sincretata con Santa Barbara. Il suo oggetto caratteristico è la sciabola. Domina sulla guerra. I suoi colori sono il rosso ed il bianco.
Yemanjà (
Dandalunda Panda), signora delle acque, madre di quasi tutti gli altri Orixas, protettrice degli spiriti del focolare, sincretata con Nostra Signora della Concezione. Il suo oggetto caratteristico è l’Abebé, un ventaglio d’argento. Domina sul mare e sulla pesca. I suoi colori sono il bianco e l’azzurro.
Obà (
Oba), la regina guerriera, sincretata con Nostra Signora delle Nevi. I suoi oggetti caratteristici sono lo scudo e la lancia. Domina sulle cascate. I suoi colori sono il bianco ed il rosso.
Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo. L’allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi, pieni di soldi. L’allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaça tuttalpiù consola dalle disgrazie, quando consola. [J. Amado,
Teresa Batista stanca di guerra]