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Uno stile tutto mio, che pienamente mi rappresenta, mischiando dal dark al bon ton, per piacermi sempre e comunque!

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- che il mio futuro si concretizzasse in tempi brevi
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Me stessa...perché il mio io è un’incognita che mi porta sempre a rimescolare il caos che ho dentro di me.

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mercoledì 12 settembre 2007 - ore 18:35


OBA XIRE’...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io dico no quando tutti, in coro, dicono sì. Questo è il mio impegno.
[J. Amado, Tiocaia Grande]


Si sa che leggere è il mio passatempo preferito ed in particolare apprezzo molto la letteratura sudamericana in lingua spagnola, portoghese o brasiliana... Uno dei miei autori prediletti è da sempre J. Amado (1912-2001), che con i suoi romanzi, che ruotano sempre attorno a grandissime figure femminili, mi ha fatto amare alla follia Bahia e la sua gente... Si sa anche che il mio è un mondo fatto di connessioni mentali, coincidenze e rimembranze... Durante il week end mi sono imbattuta in un simpatico personaggio, un brasiliano sposato con un’italiana, che per vivere forgia e vende monili in argento rappresentanti le divinità del Candomblé, la religione del popolo di Bahia...



Il Candomblé è una religione afrobrasiliana praticata in Brasile, Uruguay, Paraguay, Argentina e Venezuela. Mescolanza di riti indigeni, credenze africane e cristianesimo, questa confessione si fonda sul culto degli Orixas (divinità di origine totemica e familiare, associati ciascuno ad un elemento naturale) e si basa sulla fede nell’esistenza di un’anima propria e particolare della natura.
Questa religione (chiamata anche Batuque) è giunta in Brasile dall’Africa portata dagli schiavi: oggi è ampiamente diffusa, con seguaci appartenenti a tutte le classi sociali, e decine di migliaia di templi (terreiros) sparsi nel territorio. Nella cultura brasiliana le religioni non sono avvertite reciprocamente esclusive e pertanto molte persone che praticano abitualmente altre confessioni partecipano a rituali del Candomblé, che fanno parte a pieno titolo del folclore brasiliano.
Il Candomblé viene chiamato Macumba a Rio de Janeiro e a San Paolo, benché la Macumba sia maggiormente affine alla stregoneria europea e in definitiva se ne distingua. Parimenti altre religioni di origine africana del Nuovo Continente, come il Vudù di Haiti, la Santeria cubana, l’Omoloko e l’Obeah, sviluppatesi indipendentemente dal Candomblé, sono praticamente sconosciute in Brasile.
Il Candomblé si è sviluppato in Brasile, precisamente a Salvador de Bahia, grazie ai sacerdoti e alle sacerdotesse africani giunti nel Nuovo Mondo come schiavi nel periodo che va dal 1549 al 1888, quando i missionari cattolici convertirono in massa gli schiavi, che tuttavia mantennero sotterraneamente vive le loro tradizioni religiose. Fu in questo periodo che il culto degli Orixas venne associato a quello dei santi cattolici e ancora oggi a ciascuna delle divinità del Candomblé corrisponde una figura del culto cristiano.
Gli schiavi brasiliani erano originari di svariati gruppi etnici, tra cui gli Yoruba, gli Ewe, i Fon e i Bantù: i mercanti di schiavi li classificavano per porto di imbarco e pertanto la loro vera origine etnica poteva non essere esattamente corrispondente a quella che veniva loro riconosciuta. Siccome il Candomblé nacque semindipendentemente all’interno di ciascun gruppo, esso si articolò in varie "sette" e per questo il termine Candomblé designa vari riti con differenti stili, i seguaci dei quali chiamano “nazioni”. È possibile distinguere queste nazioni dal modo di suonare l’atabaque (tamburo rituale che accompagna le cerimonie), dalla musica, dalla lingua usata nei canti religiosi, dai nomi delle divinità, dai colori e dalla foggia dei costumi, dal modo di ballare e da alcune diversità nel rituale.
Nonostante ci sia un pantheon di divinità numeroso, il Candomblé non è propriamente una religione politeista. Esiste un principio primo, da cui provengono gli Orixas (divinità), che ne gestiscono il potere, e la maggior parte dei brasiliani identifica questo dio primigenio con il dio cristiano. Il Candomblé cerca un rapporto armonioso ed equilibrato fra tutte le parti che compongono l’essere umano, il cosmo e la società. L’universo sacro è reale ed i fedeli partecipano al mondo invisibile, entrandoci in comunicazione. Generalmente i fedeli del Candomblé hanno una profonda fede nelle energie superiori della natura, perché ogni persona è un frammento della divinità, dalla quale ha ereditato le caratteristiche fisiche, psichiche ed energetiche. La continuità e l’equilibrio fra l’universo sacro e la natura si acquisiscono attraverso la riposizione di una forza magico-sacra che fluisce in tutte le cose, piante, animali, esseri umani, chiamata axé. L’axé può diminuire, aumentare od essere distribuito attraverso i vari riti, per portare equilibrio e benessere alla comunità o all’individuo. Fondamento del Candomblé quindi è il vivere la vita bene ed ora.
Gli adepti al Candomblé credono negli Orixas, cioè in singole divinità che possiedono ciascuna una propria personalità, ad ognuna della quale è associato un santo cristiano, un segno zodiacale, un giorno della settimana, un fenomeno naturale, determinati metalli e specifici colori.
L’Orixa, detto anche santo, per la passata sincretizzazione con i santi cattolici, si impossessa del credente e si serve di lui come strumento per comunicare con i mortali. Tra gli adepti al Candomblé è diffusissima la credenza secondo la quale ogni persona possiede una divinità protettrice chiamata orixa de cabeça o orixa de frente, che fa assumere involontariamente al suo protetto tutte le sue caratteristiche, positive e negative. Gli Orixas ascoltano le richieste, danno consigli, concedono la grazia, curano le malattie e consolano nel momento del bisogno. Il mondo celeste non è distante né superiore e il credente può conversare direttamente con la divinità. Gli Orixas ricevono regolarmente omaggi sotto forma di offerte, danze sacre e canti.
Il tempio dove si svolgono le cerimonie e dove vivono il sacerdote la sacerdotessa (Pai de santo o Mae de santo) e i suoi filhos o filhas de santo, si chiama terreiro ed è una comunità a se stante. All’interno del terreiro la gerarchia è molto netta e il sacerdote o la sacerdotessa condividono con gli adepti la loro forza spirituale attraverso un cammino ben definito e rigido. Al fianco del Pai o Mae de santo c’è il Babaegbé o la Iyaegbe (il padre piccolo o la madre piccola), che è responsabile dell’ordine all’interno del terreiro, della tradizione e della gerarchia. Altre figure di rilievo sono la Yabassé, la responsabile degli alimenti sacri e l’Axogun, il responsabile dei sacrifici. Alla base di questa gerarchia ci sono le filhas e i filhos de santo, cioè i fedeli, che sono il vero cuore del tempio.



Presa così da un certo prurito intellettuale, spulciando fra i miei libri ho scoperto quali sono gli Orixas che mi sono più affini...

Iansa (Oià), signora del vento, dei raggi del sole e delle tempeste, moglie di Xango, sincretata con Santa Barbara. Il suo oggetto caratteristico è la sciabola. Domina sulla guerra. I suoi colori sono il rosso ed il bianco.
Yemanjà (Dandalunda Panda), signora delle acque, madre di quasi tutti gli altri Orixas, protettrice degli spiriti del focolare, sincretata con Nostra Signora della Concezione. Il suo oggetto caratteristico è l’Abebé, un ventaglio d’argento. Domina sul mare e sulla pesca. I suoi colori sono il bianco e l’azzurro.
Obà (Oba), la regina guerriera, sincretata con Nostra Signora delle Nevi. I suoi oggetti caratteristici sono lo scudo e la lancia. Domina sulle cascate. I suoi colori sono il bianco ed il rosso.

Dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo. L’allegria, invece, compare mio, è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara, adatta a quelli che son ricchi, pieni di soldi. L’allegria va conservata nello champagne; mentre la cachaça tuttalpiù consola dalle disgrazie, quando consola. [J. Amado, Teresa Batista stanca di guerra]


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