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Friday, September 14, 2007 - ore 09:34


Racconti la mattina...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington. Il resto sarebbe meglio che sparisse, perché il resto è brutto, e la dimostrazione contenuta nelle poche pagine seguenti deriva tutta la sua forza da un unico fatto: la storia è interamente vera, perché io me la sono inventata da capo a piedi.”


Immaginate di essere in una clinica, una clinica psichiatrica, dove volontariamente vi siete recati, a bordo dell’ultimo veloce barlume di coscienza che avete trovato rannicchiato in quel che si chiama volontà di autoconservazione, siete nella vostra stanza finalmente equipaggiata a cella reale, non più stanze che hanno solo la parvenza interiore di una cella, ma siete finalmente in una bella cella comoda e soprattutto istituzionalizzata. Per qualche gioco immaginativo, non siete una persona comune, ma un pittore, e avete il prurito dalla punta del polpastrello fino all’estremità del polso, un’irrefrenabile voglia di proiettare colori e paesaggi interiori su di una tela, però le avete ricoperte tutte, quelle bianche dico, le avete imbrattate tutte. E siete in preda al panico, alla fretta con in mano forme bizzarre di emozioni senza consistenza, vi servono delle tele bianche spazi bianchi, datevi degli spazi, ma le mura di una cella quattro sono, quindi attendete con ansia le stramaledette tele bianche candide, attese e mesi di gestazioni…si perché siete anche nel 1890 e le tele non è che vi arrivino con la posta prioritaria (anche se con poste italiane i tempi non cambierebbero di molto, ma non voglio essere polemica, almeno non nel 1890), bisogna aspettare. Dimenticavo, la persona che state immaginando di essere è Vincent van Gogh. E Vincent d’altronde non è il classico tipo che aspetta, dunque, siete in preda ad un tremito creativo, le mura sono state imbrattate, e allora lo sguardo ansioso cerca all’intorno e cosa trova? Trova frammenti di vita quotidiana, degli stracci. Si siete Vincent, avete una fottuta voglia di esprimervi e iniziate a dipingere sugli strofinacci, sugli ultimi baluardi di spazio espressivo che vi rimane. Ma non basta, perché avete fretta, fretta di alzarvi al mattino e andare poi a vedere subito calare il sole, fretta di vedere un girasole cambiare direzione, fretta di parlare, fretta di amare, fretta di poter nello stesso tempo odiare, tanta fretta in una vita e vi rimane in mano il passaggio più breve che conoscete, una rivoltella. Siete in una giornata di luglio e vi state sparando un colpo di pistola al petto.
Qualche decennio dopo, siete diventati famosi. Si dice che alle volte le persone abbiano più paura del trionfo che non del fallimento.




Tutto questo per introdurre i miei di fallimenti, che non sono Vincent, che non ho i campi di grano come visioni, ma una fretta terribile e insanabile alle volte di attraversarli quei campi di girasoli. Così mi ritrovo a prendere appunti a ricordare incontri, a parlare di qualcuno e a rispondere in fretta a domande, -ehi ma senti un po’ come l’hai conosciuto?-, -No niente io ho gli ho detto che leggevo “Jean Sol Partre”e lui mi ha detto anch’io!-, e da lì è stata una reazione a catena…sinceramente poi avrei voluto fare un’esperienza esistenzialista provando a dirgli –sai, io ti amo-, ma mi è venuta la nausea…perché adesso mi spiego meglio (mentre scrivo ho versato una tazza di tè verde per terra, c’è profumo di arancia in giro ed il pavimento è diventato appiccicaticcio, lo racconto perché mi sembra una buona scusa sulla quale poggiare l’intermittenza di questo logorroico post), fare un esperienza esistenzialista come quella precedente non è poi così facile o semplice, uno le cose se le immagina univoche, lineari, ad a corrisponde b, e viceversa, ed invece con te non è mai andata così, perché dalla volta che ti ho visto non ho pensato –ecco mi sono innamorata-, ho pensato ecco sto parlando e poi mi fidavo, ci si fida alle volte, sempre, con te si è scherzato, ti odiato spesso e volentieri, ammirato invidiato e disprezzato, ti volessi semplicemente bene sarebbe facile si ecco me ne assumerei anche la responsabilità e verrei a dirtelo e invece no, ti voglio bene e tutto il resto, ed è troppo, sarebbe troppo per chiunque…cosa centra con Vincent…no, niente, cioè si, la fretta e l’angoscia ed il fallimento e anche qualche girasole.

Postilla: direi che sono stata schifosamente sdolcinata, peggio di un fratello nazi in maglietta rosa innamorato, ma la premessa è che sono inventata, e che tutto quello che ho detto è talmente vero da essere stato inventato, dunque io “può”.




George Hoyningen Huene_Lee Miller


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