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![]() M@rcello, 30 anni spritzino di Padova CHE FACCIO? Lavoratore Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO "Il mestiere di vivere" di Cesare Pavese. "La Casa degli Spiriti" di Isabelle Allende. HO VISTO ...il tempo scorrere, STO ASCOLTANDO Alla veneranda età di 30anni ho scoperto Mina...che vergogna! Mangoni e Spinetti; MadreDeus; The Knife; Celso Fonseca; Il Teatro degli Orrori; Domenico Modugno; Roberto Vecchioni. ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... ...una rendita. STO STUDIANDO... ...me stesso. OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Crtitica musicale (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Friday, September 14, 2007 - ore 13:17 A Waterfalls his madrigal, and inland sea his simphony... I Genesis sono una delle tante sincronicità della mia vita. Hanno scandito la fine di un ciclo, ne hanno ritmato l’inizio di uno nuovo. Che mi abbiano cercato per poi alla fine trovarmi, che mi abbiano chiamato fino a farsi sentire, anche questo non saprei dirlo. So solo di aver trovato assieme a Nico un libro che ne parlava e immediatamente dopo un collega di lavoro che aveva tutti i loro album e di averli poi copiati con estrema ingordigia su dei Cd colorati della Verbatim: I titoli li scrissi con una biro blu dell’Executive e il mio masterizzatore non fece nemmeno bene il suo dovere. Alcuni infatti avevano delle parti rovinate. Nico invece non ebbe intoppi: la tecnologia lo ha sempre servito diligentemente. Non riuscivo ad ascoltarli. Provai, ma qualcosa strideva. Nursery Crime in particolare, Musical Box soprattutto. Furono così almeno sei mesi della mia vita. Un sabato pomeriggio ricordo, eravamo in fila per entrare nel parcheggio di piazza Insurrezione, e nella macchina di Nico girava Selling England by the Pound. Il suono dei piatti, i colori che mi giravano attorno rapito dai contrappunti e dall’eleganza musicale di Collins corressero quel giorno la mia sensibilità musicale. Adoro oggi il loro stile, il loro manierismo misurato, adoro il modo che hanno di sentire la musica: non come semplice veicolo per dar modo al virtuoso di turno di mostrare tutta la sua bravura, ma come strumento da sfruttare in maniera totale e assoluta per scuotere, per trascinare, per confessare al mondo che la vita non basta. In essi non vi sono virtuosi a tutti i costi, gli unici pezzi strumentali sono morbidi riarrangiamenti di musica classica (Horizons) o acquerelli tenui e gentili (After the Ordeal); mai pezzi ad effetto come quelli cui tanti gruppi dell’epoca si appigliavano per colpire gli ascoltatori. E’ così dopo Selling England ci furono: Second out, Genesis Live, Trick of The Tail, Nursery Crime, FoxTrot, The Lamb Lies down on broadway, Nursery Crime. Dopo la batteria di Collins ci furono le maestose e regali tastierie di Banks, le linee di basso come biglie nella sabbia di Rutheford, la chitarra viscida di Hackett, la voce maligna e perentoria di Gabriel. Ci furono corse in bicicletta e Harold the Barrel nelle orecchie. Semafori pedonali e Squonk incastonata tra la neve e i giardini di Via Giotto. Fith or fith in silenzio, scendendo da Assisi, tra le colline umbre sospesi tra la Buona Novella e Atom Hearth Mother. Ci furono sabati pomeriggio dove l’alcool faceva da cassa di risonanza a tutto il mio entusiasmo e ai miei sermoni sulla Genesis. Ci furono facce sbiadite e attonite nell’ascoltarmi: mi si guardava nauseati, come se si avesse davanti un folle. Ma io purtroppo ero felice. Felice di emozionarmi ancora, felice della scoperta, felice di trovarmi ogni sabato mattina a parlare con Fulvio dei Dischi Verdi, felice come quando si scopre un amore, felice come quando incontrai De Andrè. Phil Collins: l’uomo calvo con la camicia viola in una puntata di Miami Vice, l’idolo pop della mia pre-adolescenza. Quello di But Seriously, l’album che “rubai” a mio zio e che avevo nelle orecchie per tutta la mia prima gita scolastica al tempo delle medie e quando tentai goffamente di baciare una delle mie prime fantasie sessuali nel buio di un pulmann in una galleria. Phill Collins quell’inglese debosciato torna a farmi visita sulla soglia dei trent’anni tra i miei pensieri, tra le mie meraviglie, perché prima ancora che io esistessi suonava la batteria con un sapore, un tono, una classe che è per me fonte inesauribile di ispirazione. Il suo rock-jazz cosi aggraziato e artificiale, i suoi incisi, le rullate che trascinano la cassa che frantuma e perde coscienza, tutto questo suo sentire mi è sempre cosi vicino, è sempre così sottile e afono come la voce di Chet Baker. Nusery Crime Dal 1971 niente e nessuno è riuscito a sminuire di valore e di intensità questo capolavoro, forse la massima espressione artistica della loro carriera. Carillon, Ermafroditi, piante giganti che divorano il mondo quest’enorme affresco decadente e medievale esplode leggero e delicato ma con un vigore quasi sinfonico. Un paesaggio irlandese che sbarra il cammino, un edera rossa filtra la luce al tramonto; l’odore in lontananza di un organo da cattedrale. La voce diabolica ed androgina di Gabriel sembra chiedere aiuto, è un invito ad ascendere quasi un coro gregoriano. Uno stralunato e conturbante conversatore, con ambiguità inaspettate, illuminazioni folgoranti, enigmi, domande senza risposta, risposte prive di domande. E un album che si mostra pian piano che si cela dietro ogni ascolto. Ho impiegato quasi un anno per trasformarlo in qualcosa di mio. E alla fine lui ha trasformato me. Romantico. Personalmente consiglio l’ascolto in riva al mare, su una spiaggia della Sicilia. Sulla Spiaggia di San Lorenzo frazione di Pachino: il Sud più estremo “dell’Italia”. Un caldo pomeriggio d’estate una luce così trasparente e Africana entrerà in contrasto con questi suoni queste atmosfere così asettiche e cristalline. Statue di marmo appariranno davanti ai vostri occhi; ombre lucide su sabbia rovente. E tutto vi ruoterà attorno, ogni suono infilerà le vostre artiere per scuotervi nel profondo; il mare di una purezza cristallina vi rimarrà sulle labbra. Continuerete a guardarvi attorno senza capire. Quei colori nei vostri occhi; questo gelo nella Vostra mente, questa fredda carovana di suoni artificiali che passa attraverso lasciando piccoli gioielli rubati, piccoli tesori che un giorno torneranno a farvi visita. E’ un sogno. E’ come la parola De Gregori, come una domenica di messa quando avevi otto anni era autunno e non capivi. COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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