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Sunday, September 16, 2007 - ore 12:34
Come si danneggia la CULTURA - Umberto Galimberti (riflessione)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Scrive Marx: "Per il capitalismo, attento solo al denaro, un mercato di libri non differisce da un mercato di bestiame", se non per il fatto - aggiungo io - che il libro, rispetto al bestiame, è una merce molto più povera che pertanto va tutelata.Un modo per non tutelare la cultura è quello di liberalizzare il prezzo dei libri. Dove per "libri" non intendo quelli scolastici, gli unici intorno a cui periodicamente la nazione si sveglia e si accorge che esistono i libri, e neppure i libri d’arte o i ataloghi chele banche regalano a Natale ai "migliori clienti" affinchè li depositino intonsi sui tavoli bassi dei loro ricchi soggiorni che di solito non ospitano librerie.
Per libri intendo quei volumi di saggistica narrativa che non servono per superare gli esami e neppure per adornare i soggiorni, ma per arricchire le nostre idee e consentire ai nostri sentimenti di spaziare in scenari che non siano quelli dell’immediatezza quotidiana. Di questi libri se ne vendono e se ne comprano pochi se è vero che vengono considerati "grandi lettori" coloro che leggono due libri all’anno, di cui uno è l’ultimo bestseller (espressione che serve a segnalare quali sono i peggiori libri in circolazione) e l’altro è quello più publicizzato dai programmi televisivi.
Oggi i migliori libri li pubblicano le piccole case editrici che, non potendosi permettere pubblicità né sui giornali, né in televisione, non possono competere nella liberalizzazione dei prezzi con le grandi case editrici (quelle dei bestsellere e dei libri propagandati in tv). Liberalizzare i pressi significa allora affossare la miglior cultura. E questo sul versante degli editori.
Sul versante dei librai le cose vanno ancor peggio. Perchè le grandi catene di librerie hanno un numero significativo di vendite che consenteloro di praticare sconti e campagne di saldi, mentre la piccola libreria, dove trovi libri seri, il libraio competente che sa consigliarti ( e non il commesso che non sa neppure cosa vende e, se non legge il titolo del libro sullo schermo del computer, non te lo ordina , ma ti dice subito che è esaurito). Il piccolo libraio, che ti conosce e con cui puoi discutere perchè i libri, se non proprio tutti in gran parte li legge o perlomeno li sfoglia, con la liberalizzazione dei prezzi, è costretto a chiudere.
E così la cultura e quel discutere di cultura e quel fare cultura, possibile solo nelle piccole librerie,dove trovi anche libri importanti che "non vendono" e non solo quelli che fanno cinquantamile copie in una settimana e poi muoiono, dove il libro se non c’è te lo ordinano perchè non è esaurito, dove conoscono i tuoi gusti e ti sanno consigliare, con la liberalizzazione del prezzo del libro, questi piccoli santuari della cultura che, a differenza delle anonime, asettiche e grandi catene librarie, non assomigliano ai supermercati, spariranno, e con loro quanto la cultura ha di spregevole, secretato in quei libri che non sono un evento di massa ostentato in sei vetrine consecutive, per dire a tutti che quel libro si vende anche a minor costo, stante la liberalizzazione dei prezzi.
Una liberalizzazione che favorisce senza’altro il mercato(ma forse solo la sua concentrazione), ma dannegglia irrimediabilmente la cultura, quella vera che nasce dall’amicizia tra il lettore e il suo libraio.
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