Io un partito non lo voglio fare, perchè io i partiti li voglio distruggere!Applausi. Urla. Ovazioni. Festa di popolo.
Apri gli occhi e vedi un uomo invecchiato, con la pancia e i lunghi capelli bianchi, che si agita tenendo pollice e indice uniti, alla sua maniera. Con gli occhi aperti pensi che è un popolo che cavalca una nobile ribellione, che sposa una causa santa.
Chiudi gli occhi e vedi un uomo pelato coi pugni puntati sui fianchi, o un omino piccolo col baffetto e le arie da scalmanato. Chiudi gli occhi, ma la folla rimane uguale: urla, appalaude, approva. Magari col braccio destro teso al saluto romano.
E, come spesso accade, quel che si vede a occhi chiusi fa più paura.

Arriva Grillo, tutti sull’attenti. In un allucinante pout-pourri fiabesco, un grillo parlante - ma poco saggio - guida una schiera di uomini a passo dell’oca manco fosse il pifferaio di Hamelin. Un pifferaio che muove alla guerra, perchè vuole distruggere, vuole annientare. Non trova nulla che, al suo sguardo, sia degno di redenzione. Scatena le sue truppe e inneggia alla rivoluzione. Sembra un leader ultras. Ingaggia la folla, che si sente inferocita, e intona un canto semplicemente contro, solo contro. Urla, strepita, si dimena, a suon di "vaffanculo" e di "governo ladro". Esattamente come allo stadio: sfogo collettivo, paura repressa che esplode. "Alla rivoluzione compagni!", tutti dietro al primo falso profeta che cavalca l’onda dello sport nazionale - il lamento - e ne fa forza distruttiva e purificatrice. E le ossa tremano. Marinetti, a queste cose, non si era neanche avvicinato.

Come parlare di 300.000 persone che scendono in piazza con Beppe Grillo e contro la politica tutta? Azzardi ne sono stati avanzati tanti: onda nuova, copertuna di un vuoto politico, populismo, risorgimento popolare, sfruttamento mediatico, trionfo di internet, democrazia diretta. Io ne aggiungo uno: clichè e poltiglia trita e ritrita. Sì perchè, a ben guardare, non c’è davvero nulla, ma proprio nulla di nuovo nella piazza di Grillo. Uno: una classe privilegiata approfitta dei suoi privilegi e si rivela poco produttiva. Due: una massa di persone diventa insofferente e comincia a pensare di ribaltare tutto, vestendo i sedicenti panni di una nuova partigianeria. Tre: un uomo sveglio e con pochi scrupoli se ne accorge e pensa di cavalcare l’onda, non importa quanto coerentemente o sinceramente: gli basterà lanciare la scintilla sul fuoco greco della folla, e l’approvazione verrà. Francamente, per ricordare una cosa più italiana e lisa di questa, dovrei immaginare un piatto di spaghetti e una partita della nazionale in tv.

E adesso arriveranno anche le liste civiche, i bollini blu del "sempre contro": cavalli di troia per favorire lo sfogo di una massa di arrabbiati ignoranti, perchè ignora che democrazia è soprattutto rappresentanza, e che se si vuole distruggere la rappresentanza si distrugge la democrazia. La democrazia oramai sfibrata, vecchia signora arcistufa di essere scambiata per compendio di voglie di un popolino che parla con la pancia e afferma di usare la testa ma dentro di essa ha un grillo pazzo. Quel popolino dei "beneinformati", dei "proto-rivoluzionari", che ieri andava a vedere le macchine ad aria compressa, i cellulari che cuocevano uova nel blog del patriarca, e che poi urlava la sua ragione con la verità in tasca, le informazioni fresche, le teorie complottiste.

Dico la verità: a me questa gente fa paura. Non solo per ipocrisia e pochezza, ma soprattutto perchè vedo un comico ometto salire su di un palco, lo vedo dire che la politica è corrotta e ispirare una forza nuova e purificatrice, e mi viene uno strano dejà vù. Un brivido lungo la schiena. Vedo proprio quell’uomo che per primo quel popolo in piazza oggi vorrebbe annientare; quell’uomo che, finchè era al governo, attirava a sè tutte quell’odio, e ora che se ne è andato l’odio è esploso sulle strade. Stesse parole, stessi progetti, stesso cieco populismo. Allora la tv, oggi internet. Stesse vuote parole, stessa volgare trascendenza.


Dio ce ne scampi e liberi.