(questo BLOG è stato visitato 173254 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Tuesday, September 18, 2007 - ore 09:07
E’ il pensiero che conta: che noia? Che barba. (was: Pungi.)
(categoria: " Pensieri ")
L’incubo od oscuro miraggio di restare
glabro per tutta la vita, o almeno per tutta l’adolescenza, mi perseguitava. Paolo G., classe 1975, mio vicino di casa, portava un visibile
baffo alla Hitler dall’età di 9 anni, credo. Anzi, nei miei ricordi lui ha sempre avuto i baffi. Qualcosa è andato storto negli omogeneizzati distribuiti dai supermercati arcellesi, con esiti e fortune diverse: a "Omogeneizzati" sono cresciute le tette ed ora è una fatalona, a Paolo il baffo a cinque anni.
I miei compagni di classe iniziavano a presentare leggera peluria facciale, e persino qualche compagna sembrava mettere in cantiere una copertina per il freddo inverno sulle loro gote non ancora rosso-vino.
Io mi disperavo, arrivavo a casa e fissavo lo specchio, o la mia immagine allora trasparente in esso riflessa. Non c’era mai nessuna novità da festeggiare. Le aree più scure del mio viso erano, in realtà, riflessi di moscerini o polvere posati sul vetro.
Continuavo a sentirmi inferiore nei confronti dei virili (nonostante non conoscessi il significato di tale termine) compagni di classe, di doccia dopo gli allenamenti di rugby, di merende (quelle sane, non quelle divertenti di adesso).
Un Natale non così poi lontano,
probabilmente stavo già studiando per la patente.. in realtà avevo 10 anni, l’inquilino del piano di sotto mi regalò un rasoio a lametta. Forse come atto propiziatorio verso gli dei del
fammi crescer du’peli davanti. Avevo cambiato i denti da latte in una settimana, mi rendevo conto che qualcosa tra le mie gambe dava segni di vita ma, quanto a peluria, si prospettava per me un freddissimo inverno.
Contemporaneamente, lo sfigato bimbo viveva un dramma nell’ansia. La lama del rasoio gli incuteva timore. La schiuma da barba gli stimolava un’aria da soffocamento, almeno cinque anni prima dei primi sintomi del reflusso. Il manico stesso di quel rasoio giallo evocava in me film horror con clown protagonisti, forse ben prima che lo stesso Stephen King li concepisse.
Fu così che, per il Natale successivo, lo stesso vicino di casa, con il senno di poi
feticista del pelo (e potete interpretare tale frase come vi pare, sarà comunque corretta), mi regalò un potentissimo
rasoio elettrico da viaggio. La
tata di mia nonna, santa Nina, pace all’anima sua, mi svelò che
"i peli più li tagli, più crescono".
Madornale errore. Come un Grissom dei primordi, iniziai ad ispezionare il mio viso a distanza sempre più ravvicinata, fino a fare l’amore con lo specchio. Ogni giorno assistevo allo sviluppo di uno, due, tre puntini sul mio viso, ammirandoli con la
diligenza del buon padre di famiglia e rasandoli con accuratezza-laser non appena la loro dimensione fosse apprezzabile.
Iniziò così una lunghissima opera da giardiniere di me stesso, mancava soltanto un
diario pilifero. Il mio sogno: crescere villoso, barbuto ma, soprattutto, con un notevole pizzetto.
Il rasoio di allora è diventato più che maggiorenne, ed ancora non riesco ad avere un pizzetto completo, di quelli simil-circolari, per quel
gap tra i baffi ed il mento che le mie ghiandole pilifere ancora non sono riuscite a colmare.
I miei peli, in compenso,
crescono più della marijuana nei campi della bassa padovana. Non avevo pensato che quel "più li tagli, più crescono" prima o poi si sarebbe avverato, ma, soprattutto, sarebbe diventato un problema.
La mia adolescentia divisa est in partes due:
il periodo Braun ed il periodo Philips. I rasoi Braun sono straordinari, ti danno l’impressione di tagliare un sacco di cose, grazie probabilmente ad un suono di
pelo potato incorporato nella testina. Possiedono inoltre affascinanti strumenti, detti
testina oscillante o simili.
Questo conduce a due scomode verità:
1) le testine si rompono ogni due mesi e costano un patrimonio
2) il rasoio Braun, spesso, non tagliava un emerito cazzo
Con un certo ritardo, chiesi a mio padre un rasoio Philips. Dopo 15 giorni di ferite di guerra sul mio collo e notevoli irritazioni al viso, dovute alle pericolosissime
testine rotanti, che facevano molto
Goldrake o Epilady, ero un campione. Nessun pelo scappava alla
triade, nessuna forma sporgente sul mio viso, fosse anche un brufolo, sopravviveva al suo passaggio.
La natura, gli ormoni, le mezze stagioni stavano facendo il loro dovere. Una discreta imitazione di foresta pluviale cresceva rigogliosa sul mio viso. Una sorta di osceno
pizzo da caprone, che oggi voglio pensare fosse di moda all’epoca, faceva capolino dal mio mento. Mi sembrava la cosa più virile e sexy al mondo. Forse ora capisco perché la mia fortuna con le donne non è mai decollata realmente.
Soprattutto, i miei peli iniziavano ad impensierirmi. Nonostante essi sembrassero cattedrali nel deserto, distanti anche centimetri interi l’uno dall’altro, questi
stronzi ricrescevano. Nessuno, a parte Nina, me l’aveva detto. Ma ricrescevano IN GIORNATA. Li tagliavo la mattina, la sera spuntavano di già. Me lo dovevate dire, pezzi di merda, che non aspettavate altro che il primo stronzo che si prendesse cura di voi. Peggio della mia ex morosa - parassita. Almeno lei con mezzo regalo la settimana era contenta e si chiudeva in camera con me per ore. E ne uscivo magrissimo. Voi no, stronzi. Tornavate sempre.
E ogni abbraccio o bacio, pochi, a dire il vero, era seguito da un
pungi.
La frase che ci siamo sentiti dire più volte nelle nostre vite da uomini dopo
non vorrei rovinassimo la nostra amicizia e
adesso no, amore, non sto benissimo.
Pungi. Come CAZZO faccio a pungere, se ho fatto la barba dieci minuti fa? Come è possibile, se ho passato un’ora davanti allo specchio ed il test del quoziente intellettivo
mi ha chiamato vincente?
Pungo. E capisco che è ora di una soluzione drastica:
vincere l’astio e la paura da soffocamento verso la schiuma da barba e
passare alla lametta.
Gillette, nota troia francese d’alto bordo, mi viene incontro e crea il
gel da barba, che dà la sensazione di non soffocare. Poco importa che, una volta spalmato, diventi ancora più compatto e schiumoso,
è il pensiero che conta.
Inizio a prendere confidenza con termini più fantasiosi dei nomi dei goldoni:
Contour, Sensor e via così. Non notandone, peraltro, alcun effetto, ritardante o stimolante che fosse.
Mi taglio la barba con un sacco di cura, e
puntualmente mi taglio o lascio lì peli.
Questo stato perdura anche ad oggi, settembre 2007, dopo anni di partita IVA, più di 14 anni di esperienze lavorative alle spalle, tradimenti fatti e subiti, ex diventate lesbiche e anoressiche, un paio di psicopatiche, un concerto di Gianni Morandi e
dieci anni di pensione integrativa mgf vita italia (auguri, amore. è bello stare con te).
Non sono in grado di farmi BENE la barba. Questo è un dato di fatto. C’è sempre qualcosa che non va. Scordo il contropelo? Mi taglio? Dimentico aree del viso vaste come la cassa self-service dell’Auchan?
Devo fare la barba due volte al giorno.
C’è sempre qualche problema.
Forse sono io.
Sono uscite su "Zero" le mie recensioni di Bonde do Role, Architecture in Helsinki, My Awesome Mixtape. Tra 4 giorni apre il sabato Unwound. Tra tre il venerdì. Egoisticamente, forse, vorrei solo saltassero i 2manydjs sabato a Trieste.
Ma questa è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta. Grazie, Ende.
DIPENDO DA TE - TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
Yeh!
E sei uscita così
Sbattendo la porta
Mi hai detto “non mi cercare, io per te sono morta”
A me che vivo per te
E che dipendo da te
Da quando non ci sei più
La stanza ti respira
Sei diventata un fantasma
Come ti devo chiamare
Hai il nome di sempre
Ti chiamerò come sempre
Perché dipendo da te
Dai tuoi begli occhi neri
Dalle mani, dai piedi
Li voglio mangiare
Dipendo da te
Dai tuoi desideri
Dai denti bianchi
Dai capelli e dai fianchi
Dalle unghie ai vestiti
Dalle tue sigarette
Dagli stivali di pelle
Dal gusto che hai
Dalle storie che muovi
Dai baci profondi
E da quelli che neghi
Dipendo da te
Dipendo da te
Dalle labbra sottili
Dai lobi e dal collo
Dalla pelle del seno
Dai buchi del naso
Dai tuoi begli occhi neri
Dalle mani, dai piedi
Ah ah ah ah ah
Li voglio mangiare, eh eh…
Mi hanno detto che vivi con un altro
Ma so che non è così
Ti ho chiusa nella mia testa
E non ti farò uscire
Non ti farò uscire mai più
Mai mai, mai mai più
Mai mai, mai mai più
Mai mai, mai mai più
Mai mai, mai mai
LEGGI I COMMENTI (7)
PERMALINK