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Madda 86, 21 anni
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Il mondo non morirà mai di fame
per la mancanza di meraviglie,
quanto per la mancanza di meraviglia.

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Piangendo Francesco
disse un giorno a Gesù:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
mi devi perdonare,
perché te solo
io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
esiste solo l’uomo.
E mani bianchi che stringono mani nere
possono compiere piccoli grandi miracoli.

...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda.

... che è possibile sentirsi a casa anche a 6000 km di distanza.


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"





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1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) capire che una persona non è come sembrava...ma molto meglio!
3) sapere di aver vissuto la vita con uno scopo: rendere migliore quella degli altri.
4) Sapere che gli amici sono come le stelle.....non sempre li vedi....ma sai che ci sono!
5) ..quando pensi di essere solo contro tutti e ti accorgi k invece ci sn un sacco di persone disposte a darti una mano..
6) Sentirsi accettati per quello che si è nonostante le prime impressioni!
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Friday, September 21, 2007 - ore 16:16


La vita in Cristo (2)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è sempre un motivo...


IL CELIBATO NELLA VITA DELLA CHIESA

Significato del sacramento dell’ordine


I sacramenti del battesimo e dell’ordine fanno partecipare, attraverso il mistero pasquale del Signore, al sacerdozio del Cristo.
L’ordine sacro è una partecipazione alla funzione "capitale" del Cristo sacerdote; conferisce il sacerdozio ministeriale, che differisce essenzialmente - e non solo di grado - dal sacerdozio comune conferito dal battesimo;(2) costituisce i sacerdoti "ministri", cioè rappresentanti di Gesù Cristo, come capo della Chiesa, e partecipi dell’autorità con la quale egli stesso fa crescere, santifica e governa il suo corpo mistico.(3)
I presbiteri, "in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura al Cristo sacerdote".(4) Essi, come il Cristo e nella sua carità, sono inviati per la salvezza del popolo di Dio; sono chiamati ad indirizzare gli uomini, mediante la comunità ecclesiale, fondata sulla parola di Dio e l’eucaristia, verso una sempre più estesa e profonda vita nello spirito del Cristo, cosi da testimoniare sempre più la sua resurrezione.


Il sacerdozio e le virtù evangeliche

Le virtù evangeliche si iscrivono, contemporaneamente, sia come imperativi sia come grazie nella consacrazione sacerdotale. Il candidato al sacerdozio, consacrandosi al Cristo sacerdote, ne assume gli impegni evangelici, prolungando la sua stessa missione e testimoniandolo con una vita evangelica.
Il sacerdozio ministeriale richiede quella forma particolare di amore che è la carità pastorale, con la quale il sacerdote tende a donare tutta la sua vita per la salvezza degli altri, e la esige proprio in quanto la dona. Le virtù evangeliche sono precisamente al servizio di questa carità pastorale.
Se è vero che ogni cristiano è consacrato a Dio nel Cristo ed è al servizio dei fratelli, non è men vero che la consacrazione a Dio nel sacerdozio esige una partecipazione più generosa e più completa, che trova appunto nell’esercizio delle virtù evangeliche la risposta più adeguata all’ideale di perfezione sacerdotale.


Natura specifica del celibato

Il celibato ha un evidente valore positivo come totale disponibilità all’esercizio del ministero sacerdotale e come mezzo di consacrazione a Dio con cuore indiviso; ha un valore di segno e di testimonianza dell’amore quasi paradossale per il regno dei cieli.
A proposito del fondamento del celibato, nel documento conclusivo del Sinodo citato si legge che "il celibato dei sacerdoti concorda pienamente con la chiamata alla sequela apostolica del Cristo e anche con la risposta incondizionata del chiamato, il quale assume il servizio pastorale".(5) Viene, parimenti, fatto rilevare che "se il celibato, poi, è vissuto in spirito evangelico, nell’orazione e nella vigilanza, con povertà, in letizia, nel disprezzo degli onori e in amore fraterno, esso è un segno che non può restare a lungo nascosto, ma proclama efficacemente il Cristo agli uomini anche della nostra età".(6)
Il celibato trascende le vie comuni e implica un impegno totale della persona. Esso non si conserva se non mediante la collaborazione con la grazia di Dio; più che come una legge ecclesiastica, il celibato va inteso come una "qualificazione", alla quale viene conferito il valore di una offerta pubblica davanti alla Chiesa.
Il celibato, quindi, è una offerta, una oblazione, un vero e proprio sacrificio di carattere pubblico oltre che personale; non è una semplice rinunzia ad un sacramento - qual è il matrimonio - per il regno dei cieli. "Il candidato deve concepire questa forma di vita non come imposta dal di fuori, ma piuttosto come la manifestazione della sua libera donazione, che viene accettata e ratificata dalla Chiesa per mezzo del vescovo".(7)


Il celibato nella prospettiva apostolica

Nessuno dubita che Gesù Cristo ha posto davanti agli occhi di tutti i discepoli le massime esigenze per la sua sequela. In questo contesto ha richiesto ancora più profonde disposizioni da coloro che ha chiamato al compito apostolico. Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni lasciarono tutto per seguire il Cristo (Mc 1, 16 - 20), il quale esaltò il celibato abbracciato per il regno dei cieli (Mt 19,12). Paolo Apostolo visse questo radicalismo evangelico e lo considerò come dono divino, che consente di meglio dedicarsi, con cuore indiviso, al Signore.
In tale modo, nei ministri della Chiesa con il celibato si rafforza la disponibilità nell’opera del vangelo, si aumenta la loro capacità di testimonianza e si custodisce la libertà per contestare ogni oppressione. Nel celibato si ha una mirabile partecipazione a quella kènosis (abbassamento, annientamento) che fu la via del Cristo nel suo mistero pasquale.
Innestato nella vita sacerdotale, il celibato, pur non essendo necessario in modo assoluto né all’esistenza né all’esercizio del sacerdozio, tuttavia gli è così confacente da illuminarne la natura e favorirne l’azione. Esso realizza in modo eminente le dimensioni di consacrazione a Dio, di configurazione al Cristo, di dedizione alla Chiesa, che sono caratteristiche proprie del sacerdozio; esprime l’ideale che il carattere sacerdotale tende a promuovere.


Il celibato nella prospettiva escatologica

Il celibato tende ad illuminare e a potenziare la stessa carità del sacerdote: perfeziona e, in certo modo, anticipa la futura vita caritativa risorta nel Cristo, cui il sacerdozio orienta.(8)
Con il celibato abbracciato e vissuto per il regno dei cieli, il sacerdote risponde all’appello della configurazione al Cristo e anticipa il mondo futuro, già presente per mezzo della fede e della carità. Tale consacrazione costituisce così un segno della speranza escatologica, un segno profetico della realtà futura, quando tutti gli uomini, unificati nel Cristo dal suo Spirito, non vivranno che per la lode del Padre.
Ogni cristiano, peraltro, ha il dovere di testimoniare nel mondo la carità del Cristo, e tutta la vita cristiana - dal martirio alla vita religiosa, dal sacerdozio alla vita coniugale - appare permeata del carattere escatologico.
Non è, propriamente parlando, il celibato che conferisce il senso escatologico al sacerdozio. Questo già lo possiede per se stesso, come lo possiedono, per se stessi e in modo complementare, tutti gli altri stati o vocazioni di vita cristiana. Tuttavia, il celibato sacerdotale è armonizzato con il senso escatologico del sacerdozio e, sotto certi aspetti, lo potenzia ulteriormente e in modo singolare;(9)gli offre la possibilità di immedesimarsi più pienamente con la perfetta carità del Cristo risorto.(10)





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Note
(2) Cfr. CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10.
(3) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 2.
(4) CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis,. n. 2; Cfr. CONC. VAT. Il, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28; PAOLO VI, Lett. Encici. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 664, n. 19 segg..
(5) DOC. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit., p. 915.
(6) Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit, p. 915.
(7) Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit, p. 917.
(8) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10; Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16.
(9) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16; PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 663, n. 17.
(10) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10; PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 670 seg., nn. 33?34.


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