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Madda 86, 21 anni
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O Signore,
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io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
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Saturday, September 22, 2007 - ore 10:00


La vita in Cristo (3)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cambia il tempo, cambiano i motivi, ma non la radicalità di una scelta

IL CELIBATO SACERDOTALE NELLA VITA ODIERNA

Problematica del celibato sacerdotale


C’è chi si chiede, oggi, se non si potrebbe rimanere buon sacerdote anche senza vivere nello stato celibe. Certamente il celibato sacerdotale, introducendo una scelta del tutto particolare nella vita sia umana sia cristiana, implica il sacrificio di qualche bene. È senz’altro possibile pensare che lo stato matrimoniale, in certe situazioni, possa in qualche modo maggiormente facilitare l’accesso alla vocazione sacerdotale e, persino, presso qualche sacerdote favorire un equilibrio umano affettivo più profondo; però, ciò non toglie che il celibato, in se stesso, sia più appropriato alla missione sacerdotale e che la conseguente rinunzia possa tradursi in carità redentiva.
Non esiste stato o vocazione che non comporti la rinunzia a certi valori, non solamente in quanto vissuti da creature umane, ma anche perché in esse deve potersi effondere la grazia del mistero pasquale del Signore.
La convenienza della connessione del celibato con l’ufficio sacerdotale o della loro limitata disgiunzione non costituisce una semplice scelta disciplinare: è decisione pastorale di governo ecclesiastico, la quale non può basarsi in forma esclusiva né sulla sola luce della fede né sulla mera indagine sociologica, ma deve risultare dalla fusione armonica dei due elementi.(11) Sono codeterminanti l’approfondimento dei valori sacerdotali, comunicati da una fede viva, e la riflessione attenta sull’esperienza sacerdotale.


Motivazioni del celibato

Nell’esigere il celibato, la Chiesa ha motivazioni profonde, che si fondano sulla imitazione del Cristo, sulla funzione di rappresentatività del Cristo capo della comunità e sulla disponibilità di servizi come mezzo indispensabile per edificare continuamente la Chiesa.(12) Essa non è mossa da ragioni di "purezza rituale" o dal concetto che solo per mezzo del celibato si possa giungere alla santificazione.
Tra le motivazioni storicamente addotte per giustificare il celibato sacerdotale vi possono essere anche quelle che si rivelano caduche con il passare del tempo; ma ciò non deve condurre a rinnegare la convenienza tra celibato e sacerdozio, perché questa è una esperienza viva della Chiesa collegata non tanto con questa o con quell’altra motivazione, quanto piuttosto con la realtà fondamentale del cristianesimo, che è la persona di Gesù Cristo, il quale fu, nello stesso tempo, vergine e sacerdote. (13)
Nel senso proposto dalla Chiesa, il celibato non è un elemento esterno, impersonale, ma è parte integrante della vita e del ministero sacerdotale. Originariamente esso è sempre un dono conferito dall’alto; un dono, però, che deve pervadere la vocazione sacerdotale, divenendone una componente quanto mai importante e qualificante.


Natura del rapporto celibato - sacerdozio

La convenienza tra celibato e sacerdozio appare sempre maggiore a mano a mano che si mette in luce l’aspetto cristologico, ecclesiologico ed escatologico del celibato. Per questo il Concilio Vaticano II parla di "multimodam convenientiam", con riferimento alla consacrazione e alla missione del sacerdote nell’ambito del mistero del Cristo e della Chiesa.(14) Il Sinodo summenzionato riafferma la legge vigente del celibato "in ragione dell’intima e molteplice convenienza tra l’ufficio pastorale e la vita celibe".(15)
Il sacerdote è rappresentante della persona del Cristo, deputato dalla sua ordinazione non solo al compito di edificare il popolo di Dio, mediante il ministero della parola e l’eucaristia, ma anche a manifestare in un modo unico e sacramentale l’amore fraterno, servendo così ugualmente la causa della edificazione del regno.
L’invito fatto da Gesù agli Apostoli di lasciare tutto, oltre che mirare ad una maggiore disponibilità per l’avvento del regno, comprendeva anche la prospettiva di entrare nella comunione apostolica, ove si possono realizzare profonde e benefiche relazioni interpersonali. Il celibato sacerdotale è una comunione con il celibato del Cristo. La novità del sacerdozio cristiano partecipa intimamente della novità del Cristo,(16) perché una visione di fede presiede a tutto lo svolgimento delle ragioni che militano a favore del sacro celibato nel suo significato cristologico, ecclesiologico ed escatologico.(17)
Il sacerdote, partecipando realmente dell’unico sacerdozio del Redentore, ha in lui anche "il modello diretto e il supremo ideale" che, appunto in quanto supremo, è logicamente aperto a tutti gli eroismi e alle più ardue conquiste.(18) Di qui l’ansia di voler riprodurre, nell’esercizio del sacerdozio, lo stesso stato e la stessa sorte del Signore, per una configurazione a lui più perfetta possibile.(19)


Difficoltà odierne al celibato sacerdotale

Sembra che il celibato sacerdotale non sia favorito dall’ambiente sociologico odierno.(20) Le idee sono in radicale processo di revisione e la società non opera certo in favore della stabilità della vocazione, ma piuttosto in senso contrario. Tutto questo fa sì che il celibato sia particolarmente esposto alla crisi. Esso sembra, oggi, secondo alcuni, parzialmente ostacolare la missione sacerdotale nel porsi al servizio degli umili e dei poveri. Il sacerdote desidera essere inserito nella vicenda umana senza privilegi, esenzioni o limitazioni; amerebbe partecipare alle fondamentali esperienze dell’uomo (lavoro, insicurezza, abitazione, amore, cultura, divertimento ecc.); soprattutto sente il forte richiamo dell’amore umano.
Il celibato sacerdotale, oltre ad essere, oggi, non facilmente comprensibile da molti, riesce particolarmente difficile quando è vissuto da persona che si crede lesa nella sua autonomia e misconosciuta nelle sue rivendicazioni. In tale situazione, il soggetto cerca istintivamente, per compensazione, di rivalersi richiedendo un supplemento di affetto, anche se vietato.
La ricerca di compensazioni affettive può essere favorita anche dal semplice fatto che le donne - con le quali il sacerdote ha rapporti in forza del suo ministero - sono portate a confidarsi con lui, anche perché il suo stato celibe suscita fiducia; esse talvolta ricercano, presso di lui, un appoggio maschile. Inoltre, nel diffuso ambiente promiscuo, la situazione è resa più difficile per i pericoli ai quali particolarmente nella società d’oggi è esposta la castità dei candidati.(21)


Presupposti dell’educazione al celibato

Il celibato, considerato nella sua prospettiva concreta d’oggi, pone in evidenza la necessità di consentire una maturità affettiva umana e, insieme, di far vivere la continenza come espressione della carità apostolica.(22) Una continenza non interiormente dominata dalla carità apostolica non è per nulla evangelica, né d’altronde potrebbe essere praticata dalla persona consacrata, la quale ha scelto il celibato per vivere e comunicare la carità ecclesiale in modo più intenso e originale.
La persona celibe, matura affettivamente e spiritualmente, non si sente sotto la costrizione della legge canonica esteriore, né giudica le precauzioni necessarie come prescrizione imposta dall’esterno.
La castità celibataria non è tanto un tributo che si paga al Signore, quanto piuttosto un dono che si riceve dalla sua misericordia. La persona che entra in questo stato di vita deve essere consapevole che non si assume solo un peso, ma riceve soprattutto una grazia liberatrice.
Lo scopo della formazione seminaristica è di preparare un uomo maturo, responsabile, un sacerdote perfetto e fedele. Però le condizioni odierne del mondo non facilitano una tale maturazione e perfezione; questa situazione socio - ambientale negativa impone pertanto un accrescimento di responsabilità personale nei candidati al sacerdozio; infatti, il compito di attuare pienamente la loro vocazione ricade, in fondo, su di essi stessi.


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Note
(11) Cfr. CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 29; Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 674, n. 42.
(12) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16; Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit., p. 915.
(13) Cfr. CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 43, 46.
(14) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16. (15) Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit., p. 916. (16) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 664, n. 19. (17) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., pp. 663?671, nn. 17?34. (18) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl.. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 664, n. 19; p. 666 seg., n. 24. (19) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 665, n. 21. (20)Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 657, n. l. (21) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10. (22) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, nn.10 ? 11.



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