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Saturday, September 22, 2007 - ore 19:33
La segretaria.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Attenzione: linguaggio non adatto a minorenni.Cè una cosa nellessere umano che mi ha sempre attratto: laccoppiata sentimenti spezzati ed alcool. Per questo motivo io, Ultorious demone di seconda classe, decisi di entrare nel corpo di un barista di mezza età assunto a tempo pieno in un discreto bar del centro. Sia ben chiaro, creare dolore e caos è il mio obiettivo primario, però talvolta mi delizio nellosservare le facce da cane bastonato di alcuni avventori, od ascoltare i consigli allamico speranzoso di alleggerire il proprio dolore. Certo potevo entrare nel corpo di uno di loro ed indurlo al massacro della propria famiglia... Ma diciamoci la verità: il più delle volte basta un po di whisky, meglio se offerto dal barista.
Ogni giorno vedevo facce sorridenti, tristi, maliziose, ingenue oppure eccitate da una scollatura. Fui attratto da una di queste. Si vedeva chiaramente che lei non aveva nessuna intenzione di lasciarsi sedurre, mentre lui era anche troppo eccitato. Grazie ai miei poteri sbirciai nella loro vita passata. Lei, Gianna, 33 anni, separata da cinque, un figlio di due, un marito che non laiutava economicamente ed un lavoro di segretaria ben remunerato ma ben poco appagante. Lui, Mario, 45 anni, sposato da 9 , tre figli, proprietario di un ufficio di certificazione sulla sicurezza nel lavoro, spesso impegnato a sistemare grossi cantieri edili con un onorario ben superiore alla media, due dipendenti mal pagati, ed una segretaria davvero brava: Gianna. Era chiaro che Mario cercava in Gianna una rottura nella monotonia del matrimonio. Ed era altrettanto evidente che Gianna era lì più per difendere lo stipendio dallinflazione che per interesse sentimentale. Era molto interessante. E sempre molto divertente dominare un uomo usando un corpo di una donna, perciò entrai nel corpo di Gianna.
“Dai Mario, non posso finire un altro calice di vino! Bevilo tu, sono già mezza ubriaca...”, leggevo leccitazione negli occhi di Mario. “Forse è meglio che mi accompagni a casa, sono le undici passate, la baby-sitter si ferma solo fino a mezzanotte.”
“E un peccato lasciare mezza bottiglia qua! Hai due calici? Lo finiamo a casa tua.”
Quando domino un corpo, controllo ogni sua parte. Ma continuo a percepire lanima del posseduto, le sue emozioni, le sue paure. In questo momento la vera Gianna era molto disgustata. Io, ovviamente, costrinsi il suo corpo ad accettare la proposta.
Con disinvoltura Mario chiese di farsi portare un tappo ed il conto. Non avendo spiccioli a sufficienza, si alzò, si sistemò la cravatta ed andò a pagare alla cassa. Non lasciò nemmeno un po di mancia. Tornò al tavolo soddisfatto, fece cenno di alzarmi, prese la bottiglia chiusa, quindi il suo cappotto appeso allattaccapanni, e si avviò alluscita. Gli sorrisi nonostante non mi avesse aiutata ad alzarmi e non mi avesse preso la giacca. Fuori faceva freddo, erano gli inizi di dicembre, e lui si propose di scaldami abbracciandomi le spalle. La vera Gianna avrebbe preso un taxi pur di non fare quei due isolati vicino a lui. Mi lasciai avvolgere nelle sue spire, posando la testa sulla sua spalla con un sospiro complice. Anche uno stupido avrebbe capito che due calici di vino non potevano aver mutato latteggiamento di una donna. Eppure lui si sentiva vincitore. Con il suo fascino latino aveva conquistato la giovane segretaria.
Gianna abitava al quarto piano di un vecchio palazzo. Quando entrammo nel modesto mini appartamento, subito Mario cominciò ad elogiare leleganza degli arredamenti, la spaziosità del salotto-ingresso-cucina, il fascino dei mobili in legno laccato. La baby-sitter, uscita dalla stanza del figlio, intuì subito la situazione e se ne andò mostrando un sorriso malizioso. La vera Gianna lavrebbe licenziata sul posto. Io la salutai ringraziandola. Mario si era già seduto comodamente sul divano ed aveva appoggiato il piede destro sul tavolino basso su cui già cerano un posacenere di foggia esotica ed un libro: “Gli Aruspici del Reich”. Aveva in mano una sigaretta. “Posso? Hai da accendere?” Se la vera Gianna avesse avuto in mano un coltello, gli avrebbe tagliato la sigaretta, la lingua e tutte le dita del piede destro. Odiava i fumatori, soprattutto quelli maleducati. Il posacenere era un ricordo del viaggio di nozze, gentilmente glielo avvicinai posandolo sul divano mentre gli accendevo la sigaretta. Lorrore che si formò nellanima della vera Gianna mentre pensava alle bruciature di sigaretta sul divano che stava ancora pagando, fu ineguagliabile. Continuando ad ignorare lo stato ansioso della madre che vuole rivedere il figlio, presi due calici, versai quel po di vino che rimaneva nella bottiglia, lo invitai a mettersi comodo ed a brindare.
Il pavone per mettersi in mostra alza la sua maestosa coda. Mario per fare altrettanto alzò il tono di voce e lindecenza delle sue storielle da bar. La vera Gianna lo disprezzava sempre di più, io sorridevo ingenuamente. Finito velocemente il suo bicchiere di vino mi si avvicinò sussurrando parole dolci imparate a memoria da chissà quale diario scolastico. Lo guardai negli occhi come un bimbo che aspetta il suo primo cucchiaino di pappa. La vera Gianna mostrava ben poco appetito, ed appena le labbra si toccarono in un profondo bacio, dovetti non poco faticare per tenere a freno la sensazione di vomito che ella provava. Accettai di buon grado le mani di Mario sui miei morbidi seni, ma non volli concedere di più. Stringeva le mani come se stesse modellando dura terracotta. Nonostante ciò, mugugnai di piacere. Per tenerlo in pugno cominciai a baciarlo sulla guancia, sul collo, e sullaltra guancia, mentre con le mani frugavo tra i suoi pantaloni. Pregando che avesse una buona igiene intima, gli abbassai la cerniera, sciolsi la cintura e gli feci manifestare tutta la sua dura eccitazione. Nei brevi attimi che passarono da quando le mie labbra lasciarono il suo collo per baciare il suo giocattolo, mi complimentai per le sue dimensioni. La vera Gianna provava un senso di soffocamento misto ad un disorientamento da vertigini. Cominciavo a divertirmi. Tra un “maialona” ed un “porca”, anche Mario emise i suoi complimenti alla mia bravura. Complimenti che ingoiai per evitare altri suoi baci. Dopo una breve sciacquata tornò velocemente a casa.
Avevo le chiavi dellufficio. Il giorno dopo andai al lavoro con unora di anticipo. Guardai tutti i progetti in corso e mi soffermai sulla costruzione di un complesso residenziale in periferia. Era chiaro che il costruttore puntava ad economizzare su tutto, e Mario aveva appuntato tantissime cose che non andavano. Bene, il mio piano poteva realizzarsi in poco tempo.
Quando a metà mattinata arrivò Mario, mi chiusi nel suo ufficio. Mi avvicinai a lui guardandolo maliziosamente e cominciai a baciarlo sul collo. Era faticoso dominare la forza repulsiva della vera Gianna. Frugai subito nei pantaloni, e quando spuntò tutto il suo piacere di rivedermi, mi limitai i massaggiarlo, dicendogli:
“Mario, stavo pensando che potremmo fuggire assieme con una marea di soldi.”
“Ho intestato tutto a mia moglie...”
“No, cucciolotto mio, ho una idea migliore. Stamattina stavo cercando la relazione per la Edermont, quando ho visto le note che stai preparando per la Edilstar. Beh, non ce la faranno mai a sistemare il cantiere e starci dentro con il ricavo delle vendite.”
“Sono affari loro!”
Cominciai ad affrettare il mio massaggio.
“Potresti farti pagare un milioncino e chiudere gli occhi su qualcosina.”
“Ah, Beh, ecco, veramente... Si, Ah...”
“Il costruttore deve spenderne almeno una decina per ogni appunto che hai scritto. Fatti dare un decimo e firma che tutto è apposto. Cucciolotto mio, con 4 o 5 milioncini andiamo a Cuba a vivere come nababbi, io e te da soli, ci pensi?” Non ci avrebbe mai pensato. Prima che aprisse bocca, le mie labbra stavano già aiutando le mani nel loro intenso lavoro. E dopo aver nuovamente munto e bevuto il suo latte, gli chiesi se voleva incontrare il costruttore domani. Rispose con un lungo, profondo e rauco sì.
Il giorno dopo decisi di rimanere presente durante lincontro: bastarono due mie occhiate dolci per fagli passare tutti i dubbi sollevati dal costruttore.
Passò un altro paio di giorni e portai di persona i progetti autorizzati al costruttore. Quello stesso giorno telefonai in ufficio dicendo che non stavo molto bene, tornai a casa e reprimendo una fortissima repulsione da parte di Gianna, picchiai il bimbo. Non lo uccisi: crescerà odiando la madre. Andai a costituirmi. Abbandonai il corpo di Gianna al suo nuovo destino, certo che in prigione od in manicomio non mi avrebbe ostacolato.
Scelsi di entrare in un corpo di una barista che lavorava giusto davanti al cantiere. Era un piacere vedere un centinaio di operai che lavoravano senza protezioni.
Il momento più sublime arrivò durante la posa di una enorme trave al secondo piano. Doveva unire due fabbricati simili per poi innalzarsi di altri tre piani. Due gru la stavano sollevando, ma una valutazione sbagliata fece rompere uno dei due tiranti, la trave cadde da un lato colpendo in pieno un gruppo di operai, e dette uno strattone di lato alla gru, che sfortunatamente restò in piedi. In compenso poco dopo cedette laltro tirante facendo cadere il resto della trave sulla cabina di pilotaggio uccidendo altri due operai e provocando un cortocircuito. Prima che il motore si spegnesse la stessa gru ruotò velocemente a destra andando a schiantarsi sul tetto di una palazzina dallaltro lato della strada. Cascarono diversi calcinacci, uno colpì in pieno unauto mandandola fuori strada e causando altre tre vittime ed una marea di feriti gravi. Accorsi subito ad aiutare i feriti più gravi, prediligendo chi bestemmiava con maggior ardore e cercando di spostare qualche vertebra a chi avrebbe potuto evitare la carrozzella.
Riassumendo: due morti per la caduta della trave, due nellabitacolo, tre per lincidente dauto ed il suicidio del direttore dei lavori fanno 8 morti, a cui saggiunge la scomparsa di Mario, la pazzia di Gianna ed una ventina di mutilati sul lavoro.
Un altro lavoro ben fatto...
t#
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