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e per chi la capisce:
..tra le righe....

HO VISTO

Mutamenti dell"animo umano e incrinazioni sul flusso del Karma, pensieri che muoiono perchè soffocati da una mente troppo ristretta,animi inquieti dannarsi e valori volare oltre l"orizzonte perchè visti come sogno lontano..

ah non era questo..
boh se mi chiedete di film..
è molto che non vado al cinema..
non ricordo

Di recente ho rivisto un ricordo sfumare in un sogno

STO ASCOLTANDO




il battito del mio cuore

lo scorrere delle dita sopra la tastiera

la canzone del vento

ed il silenzio che lascia dietro se


e quando ha finito...
musica a palla dentro le cuffie con musica rock e metal da spaccare i timpani!!!

(cmq ascolto diversi tipi di musica e sono molto aperto di mentalità..solo che se devo scegliere preferico sonorità rock ..a dire il vero mi piace molto il Power metal gente come Stratovarius, Helloween, Sonata arctica, Edguy, Gamma ray etc etc e l"heavy di stampo classico Iron madein troneggaino su tutti ..ma la lista dei gruppi che ascolto/mi piacciono sarebbe troppo lunga, mi/vi risparmio)

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Jeans , scarpe da ginnastica , maglietta nera ed occhiali da sole..il più; e superfluo..

ecco magari se c"è l"occasione giubbotto di pelle...




ORA VORREI TANTO...

- partire
- dormire
- ...ehm...^_^" (penso abbiate capito)


STO STUDIANDO...

cose che la maggior parte della gente riterrebbe incomprensibile





OGGI IL MIO UMORE E'...

mah.. son vivo...

C"è qualcuno in ascolto?




Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l"affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un"Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che c"ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n" roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddie Merx.
Credo che non sia giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Sunday, September 23, 2007 - ore 05:18


Metti Un Giorno A Bologna
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era un giorno come un altro nella tranquilla Bologna.
Non ricordo esattamente perché vi fossi giunto,
forse per il mio classico bighellonare,o in cerca di svago,
magari per sentire di un lavoretto o per la musica...
Mi trovavo li, il classico incontro con l’amico di zona ed eccomi
coinvolto nel solito giro di amici (i suoi) che, senza neppure conoscerti, ti portano in giro senza meta e senza tempo..
senza ricordarsi di cosa voglia dire "e’ tardi", "sono stanco" ,"ho sonno"
o "dobbiamo andare".
Da chiedersi poi come in certi monolocali riescano ad entrarci cosi’ tante persone
e come sia possibile che una città disponga di cosi tanti posti di svago...
L’estate stava finendo ed un tiepido sole scaldava le strade appena popolate di un calmo pomeriggio di settembre.
Si respirava ancora nell’aria odore di mare tanto tranquilla era la giornata,che se fossi stato abbastanza in alto avrei pure potuto vederlo tanto terso era il cielo,
con un vento troppo pigro per spingersi oltre l’accarezzare vesti, pelle e capelli.
Ancora un po’ in coma per le giornate precedenti vagabondavo per le viuzze della città
un po’ per riprendermi un po’ per occupare il tempo prima del mio ritorno a casa,
che sarebbe coinciso con la partenza dell’ultimo treno.
Uno spuntino veloce, a base di pane fresco e prosciutto crudo,
accompagnava la mia passeggiata e riempiva la mia bocca spalancata
a causa del mio stupirmi, di come ancora questa città riuscisse a lasciarmi senza parole,
e come mi fosse cosi facile perdermi e trovare in quegli attimi
qualcosa per cui sorprendermi.
Lo zainetto sulle mie spalle con un cambio,due spuntini ,le mie "cianfrusaglie" e
gli"oggetti d’emergenza" ora e’ il mio cuscino provvisorio mentre mi stendo all’ombra
di questo alberello, troppo stanco per pensare di far altro.
Ristoro e tranquillità,sonnecchiando qualche istante mi ritrovo a ronfare
come mai avrei immaginato in un simile parchetto, e’ proprio vero che al sonno non si comanda,
fino a quando una coppia di artisti girovaghi mi sveglia e mi ritrovo di fronte questo faccione
che, con un sorriso largo quanto la faccia, mi chiede la cortesia d’andarmene..
"questo e’ il mio posto giovanotto" le uniche parole che uno dei due mi esprime.
Con la mia solita diffidenza scatto in piedi tastandomi per controllare di aver tutte le cose al loro posto.
Ancora intontito dal sonno e da un cosi strano risveglio, raccolgo lo zaino e guardando l’orologio
m’accorgo che manca poco tempo al mio ritorno...troppo poco e comincio a chiedermi se riuscirò ad arrivare in tempo.
I due menestrelli si siedono occupando quella comoda panchina non appena mi vedono in partenza,
e come mi volto per salutarli mi sorridono e cominciano a suonare.
Sono davvero bravi...e se non fosse che sono uno squattrinato, e pure un po’ taccagno,
e avessi paura di restarmene in questa splendida città,ma stavolta come barbone,
molto probabilmente sarei rimasto ad ascoltarli,pagando ,per quanto possibile, un pezzo adeguato alla loro prestazione.
Nemmeno dieci passi e già mi guardo intorno..non ricordo come arrivare alla stazione!
Son li che cerco di telefonare al mio amico sperando che mi possa dare una mano,
purtroppo ha il cellulare spento, ed il tempo si fa sempre più tiranno.
Mea culpa, se non mi fossi addormentato avrei tutto il tempo di tornar indietro
e riavvolgere la matassa che mi ero lasciato dietro questo labirinto di vie e strade.
Mi sento battere sulla spalla ed il viso sorridente di una giovane fanciulla mi appare
come un insperato aiuto dal cielo.
"..sei in difficoltà vedo.. ti serve una mano?" fa con una dolcezza che
in altri attimi sarebbe difficile cogliere
"sai dirmi come arrivare alla stazione? ho l’ultimo treno fra meno di mezzora
e se lo perdessi non avrei un posto dove dormire"
Lei pensa un attimo aggrottando leggermente le sopracciglia e poi
con un sorriso ancora più radioso del precedente mi fa "non ti preoccupare ci penso io, seguimi!"
Che fare?La diffidenza e’ ben sveglia, e questa coincidenza e’ alquanto strana,
le anime pie al giorno d’oggi si dovrebbero essere estinte,una ragazza, peraltro giovane e carina,
che si offre di accompagnare un perfetto sconosciuto?
Non ho tempo neppure per pensarci, anche tentando da solo difficilmente in mezzora arriverei in stazione andando alla cieca,
e chiedendo ai passanti rischierei solo di allungare il tempo di percorrenza, mi lascio quindi
nelle mani della giovane, sperando che dall’alto non godano troppo a fare scherzi giocando tra le maglie dei fili del destino.
Si avvia verso est, ha un passo svelto, quasi più veloce del mio
e voltandosi indietro mi rivolge la parola "come ti chiami?insomma si ce l’avrai pur un nome"
...così su due piedi me ne invento uno, tanto quella ragazza non la rivedrò mai più dopo stasera,
che importanza potrebbe mai avere un nome? "piacere io sono Giuseppe,ma gli amici mi chiamano Diesis"
per il soprannome uso parte del mio, non ci dovrebbero essere problemi,giusto per fare un po’ di conversazione durante il cammino.
"quindi ti intendi di musica? forte! Io invece sono Michaela"
Vale la pena soffermarsi a descrivere la giovane, viso tondo e grandi occhi scuri con la pelle bruciata dal sole ,
quel colore dorato e vivace che solo creoli e surfisti si possono permettere,capelli corti e lisci di un brillante castano chiaro
con una simpatica frangetta che continuava sistemarsi , aiutandosi con un piccolo fermaglio a forma di farfalla.
Le piaceva il verde , ne son sicuro,due piccoli orecchini tondi verde smeraldo,la farfalla di prima verde caraibico
un braccialetto in perle verde scuro, la collanina con il trifoglio.. senza contare la"maglietta"
(se così si poteva definire quella lunga striscia di tessuto che le girava intorno il busto passando dalla spalla destra
coprendo il seno sinistro e dalla spalla sinistra comprendo il seno destro per allacciarsi infine dietro la schiena)
che le fasciava il busto e metteva in risalto quei piccoli seni tondi e compatti e faceva sporgere quel filino di pancino che sul momento trovavo molto sexy.
Non era grassa ma non può dire nemmeno che soffrisse la fame, mi piacerebbe dire che la vedevo morbida.
Gambe lunghe in pratici jeans grigi e classiche convers verdi e bianche.
"piacere mio" le risposi con un mezzo sorriso.
L’orologio ticchettava furioso, fino ad un certo punto in cui ebbi la netta sensazione di essermi allontanato dalla direzione che avrei dovuto prendere.
Passammo alcuni vicoli per finire poco fuori città in un campetto abbandonato,dove forte si respirava aria di campagna.
L’orologio mi guardava con ferma indignazione...ed in lontananza mi pareva di sentire un treno che correva veloce.
Guardai con rabbia mista stupore la ragazza chiedendole "ed ora? perchè mi ha portato in questo posto? avevi detto che mi avresti aiutato!"
e lei senza batter ciglio guardando verso l’alto tenendosi con la mano l’avambraccio dietro la schiena socchiuse li occhi e sorridendo disse
"beh il tuo problema era quello di prendere il treno, o in alternativa trovare un posto dove passare la notte, beh...qui...qui e’ dove si dorme"
bocca aperta spalancata a pigliar mosche la mia,il suo discorso non faceva una grinza,
"su su non fare quella faccia caro il mio Angelo" prosegui poi, e li per li non ci feci troppo caso,
ma lei rincarò la dose "Santo Angelo nato a.." "Hei!" la interrupi io "come fai a sapere.."
non finii di pronunciare la frase che mi sventolo davanti al naso la mia carta d’identità.
L’avevo persa, o me l’aveva presa lei, e se fosse stata la seconda delle ipotesi, quando me l’aveva presa essendo stata sempre davanti a me durante il tragitto?
Cercai di prendergliela dalle mani, ma con pochi gesti veloci e ballandomi un pò intorno, io mi ritrovai con il respiro affannoso
e lei ferma mi guardava e rideva come se fosse sempre stata immobile nel punto in cui si trovava.
"tieni! non m’interessano più!" disse lanciandomi addosso il portafoglio con i miei documenti "ma questa la tengo io per ricordo, è il mio trofeo"
indicando una delle fototessere che tenevo x emergenza nel portadocumenti.
Non capivo fino a quando non vidi arrivare nel campetto i due girovaghi che mi avevano svegliata.
"Oh! Michaela vedo che stasera abbiamo ospiti!"..si conoscevano?? "certo papi" disse lei stringedomisi ad un braccio
"puoi dire a Giulio di andare fare un pò di spesa? che poi mi metto a preparare la cena?"
Ero tra l’incredulo e lo sconvolto ci capivo sempre meno pur essendo tutto così lampante.
"che c’è? vedo il ragazzo alquanto turbato" esprimendosi nel grandissimo sorriso che mi aveva porto svegliandomi.
"uhm.. forse gli dobbiamo delle spiegazioni, che dici piccola mia?"
L’uomo, un bestione di un metro e ottanta, magro, ma dal fisico ben delineato,mi fissava con gli occhi amorevoli
di un nonno verso il nipote,dietro alla folta zazzera che gli finiva in viso ,brizzolata quanto e più della lunga barba.
Pensai che vestiva bene per essere un barbone, abiti forse un pò usurati ma tutto sommato decorosi, come le impolverate scarpe di cuoio, o il completo marrone
e l’elegante camicia aperta nei primi tre bottoni che ad un primo sguardo non avevo notato.
Lo stesso non si poteva dire di quel Giulio, testa tonda e senza capelli, barba incolta di qualche giorno,maglioncino leggero che faceva intravedere la canottiera sottostante
pantaloni sgualciti e sandali neri, ormai consumati, ai piedi.
Mettendoli al fianco si poteva immaginare come in un’altra epoca potessero facilmente venir scambiati
per un signorotto locale (data l’eleganza ed i modi fieri del primo) ed il suo servitore (dato il forte contrasto che li divideva).
“I discorsi si fanno tutti dopo la cena!” con queste parole Micaela mi tolse dall’imbarazzante silenzio e mi costrinse ad accompagnare Giulio in un minimarket poco distante ad acquistare
il necessario per il prossimo nostro desinare.
Giulio era un tipo silenzioso, ma dai modi gentili,seguiva la mia andatura, e nonostante la mole si muoveva con leggerezza…a mio avviso il suo modo di camminare rispecchiava il suo modo di vivere.
I variopinti colori del crepuscolo stavano per lasciare il posto ad un cupo blu che avrebbe messo in risalto le prime stelle della sera…
Un po’ di malinconia li per li mi colse a guardare le nuvole colorate di rosa e di porpora mentre stavo trasportando le buste della spesa, ripensavo alla mia infanzia, a quando riuscivo ancora a credere che certi momenti potessero essere magici,quegli stessi momenti che nell’adolescenza segnavano l’inizio della mia vita segreta , al riparo dagli sguardi degli adulti ipocriti e benpensanti.
Quando mi ripresi da questo temporaneo torpore mi sentii estremamente felice di avere al mio fianco un bestione come Giulio, la strada che stavamo percorrendo nel ritorno al campetto
non prometteva nulla di buono agli incauti viandanti.
Varcammo il rugginoso cancello del campetto e sorpresa scorsi luce elettrica da una piccola costruzione che appena arrivato non avevo notato.
Fuori il padre di Michaela fumava tranquillo la pipa spalle al muro guardando verso il cielo
“Stasera farà freddo..” ed intanto componeva eleganti cerchi di fumo che sembravano fondersi con il silenzio di quel posto.
“A tavola!” ordinò la mia giovane nuova “amica”,entrai quindi in questa rudimentale costruzione, spartana, ma elegante nella sua semplicità e molto dignitosa, diversamente da quanto mi sarei aspettato.
Ambiente piccolo ma ricco, in qualche modo, di quel calore umano che nella mia solitaria abitazione di solito non percepivo, mi spiaceva interrompere quella sensazione di pace, ma volevo delle spiegazioni, anche se, non riuscivo a trovare il modo di interrompere quel momento di imbarazzante silenzio.
Quand’ecco che il vecchio esordì “credo che la mia piccola ti debba delle scuse e forse io delle spiegazioni”.
Michaela fissava le sue scarpe senza il coraggio di guardarmi in viso “su forza” la incoraggiò il padre “ecco Angelo…mi..mi..mi dispiace” disse con voce flebile e tremolante.
Ero stupito, sembrava un’altra persona rispetto a quella ragazzina spavalda di poche ore prima.
“Non sono arrabbiato,certe emozioni su di me non attecchiscono” dissi io un po’ troppo tronfio di me “solo vorrei capire perchè l’hai fatto..poi bhe, mi state offrendo cena ed ospitalità direi che è tutto ok. Ti pare?” sbilanciandomi in un sorriso stile Gioconda.
“è che ti ho visto che dormivi beato su quella panchina, e un fessacchiotto di questo tipo non si trova tutti i giorni per le strade di Bologna” l’innocenza con cui disse queste ultime parole mi lasciò alquanto spiazzato ”poi” proseguì “aprì il tuo taccuino e vedendo da dove vieni nella tua carta d’identità rimasi sorpresa dal posto da cui provieni, sai…” la interruppe il padre “a questo punto forse è meglio che ti ponga delle premesse al discorso”.
Il suo sguardo era leggermente più serio e il suo volto esprimeva rimpianto e nostalgia “io non mi sono ancora presentato, mi chiamo Renzo,e come te sono natio di Montebelluna” effettivamente aveva qualcosa di familiare, ma non riuscivo a capire di chi si trattasse “divenni la barzelletta della nostra città quando riuscì a far fuori il capitale miliardario che avevo ereditato e contribuito ad accrescere nel giro di poco più d’un lustro”.
Ora avevo capito di chi si trattava, padrone di una nota ditta di articoli sportivi, proveniente da una famiglia che aveva fatto i soldi nell’ambiente calzaturiero, uno dei più giovani talenti dell’economia del triveneto che di punto in bianco cambiò abitudini di vita dandosi alla mondanità più sfrenata
in meno di 10 anni aveva fatto fuori quanto guadagnato indebitandosi fino al collo e finendo per alcuni anni in una casa di cura per evidenti problemi psichiatrici.
“ma che ci fate qui? Il giornale aveva riportato tempo fa un articolo sulla vostra scomparsa”
Lui non si scompose nemmeno e proseguì “è tutto un favore che debbo a mio fratello; egli mi aveva ospitato in casa dopo che mi avevano dimesso dall’ospedale psichiatrico, quando ancora giravo per la città tenendo in mano le mie scarpe”poi volgendo o sguardo verso Michaela ”vedi lui s’era preso cura della figlia che non avevo riconosciuto, sua madre era morta di parto ed io cercavo conforto in una vita che non mi apparteneva, finendo con il distruggere non solo il mio ma anche il suo futuro,
vedermi chiudere sotto gli occhi la casa dalle autorità giudiziarie e metter all’asta tutti i miei beni mi fece uscire di testa, in clinica cominciarono con gli psicofarmaci e da li il mio calvario… quando mi dimisero mio fratello mi prese in casa alla condizione che avessi a che fare il meno possibile con i suoi figli…si sa i bambini son curiosi e Michaela lo era più degli altri suoi fratellastri..pian piano lentamente me la vidi crescer sotto gli occhi e con un po’ di ragione riacquistai la facoltà di veder in lei la madre e capii che si trattava di mia figlia. Dopo molte insistenze mio fratello mi confessò ogni cosa, e alle sue rivelazioni seguì la mia voglia di ricominciare, partendo con il riprendermi la mia famiglia e parte della dignità perduta. Decisi di andarmene dalla città di Montebelluna per trovare un posto che avrei potuto chiamare casa e Michaela scelse di venire con me.
Mio fratello non cercò di ostacolarci,anche se le sue parole riguardo la mia scelta furono molto dure. Vagai per diversi mesi, cercando di usare mezzi di fortuna e le mie solide gambe per gli spostamenti onde conservare il più possibile il danaro che mio fratello generosamente mi aveva
lasciato, per il bene di Michaela però dovevo trovare un posto dove poter ricominciare, in fin dei conti lei doveva avere al sua vita. Lungo il viaggio incontrammo Giulio, un artista di strada che come avrai potuto notare tiene molto riserbo sulla sua vita privata e passata, lui mi insegnò a suonare la chitarra,e grazie a lui ed ai suoi insegnamenti i primi tempi riuscimmo a vivere bene anche alla giornata facendo gli artisti ambulanti…fin quando arrivammo qui a Bologna.
Quello che vedi è un vecchio campetto di calcio e quella in cui noi abbiamo messo dimora altro non è che l’infrastruttura degli spogliatoi dotata, come hai potuto notare, pure di bagni e luce elettrica; ci siamo insediati qui abusivamente lo ammetto, ma dato che il nuovo campo ha fatto si che questo venisse abbandonato non pensavamo di far nulla di male e di danneggiare nessuno.
Col tempo abbiamo fatto amicizia con i vari abitanti della zona e a loro dobbiamo il mobilio di recupero,utensili ,materiale, abiti e grazie ad un giro di amicizie un permesso comunale e tanto di numero civico. In cambio presto servizio volontario presso le associazioni giovanili del comune, lavoro saltuariamente come precario nei negozi di quartiere, il che mi permette di avere un introito più o meno fisso per far studiare e vivere decorosamente la mia bambina,ed arrotondo il tutto esibendomi nelle mie ore libere e nei momenti di dolce quiete come artista nelle vie di Bologna.
La mia bambina ora può studiare,ed anche se ha perso un paio d’anni, penso ce la farà a non finire nella mia stessa situazione, mi piacerebbe si dedicasse allo studio e non cercasse di aiutarmi lavorando come cameriera e come ladruncola…purtroppo il tuo non è il primo caso in cui lei torna a casa con dei soldi extra, fortuna vuole che questa volta con lei ci sia anche il proprietario.”
“…vedi” continuò Michaela “mio zio continua ad inviarmi soldi ogni mese, me io voglio essere capace di cavarmela con le mie sole forze come ha fatto il mio papone, e se questo vuol dire fregare qualche gonzo..beh ben venga.. faccio loro del bene dandogli una lezione di vita..”
“Michaela!” tuonò Renzo “sai che in casa mia certe cose non le voglio sentire!”
“ma scusami perché questa volta non hai lasciato che me ne andassi alleggerito come gli altri della tua mancetta extra?”lei chiesi cercando un tono più pacato del padre, in modo da smorzare quella leggera tensione “perché mentre dormivi eri così dolce, quando ho visto che venivi dalla città natale mia e del mio papà volevo chiederti di raccontarmi com’è diventata, sembravi così innocente quando cercavi la strada per tornare a casa, mi hai fatto tenerezza e avevo voglia di tenerti un po’ qui e conoscerti.. tanto il treno non l’avresti preso comunque…”mi sorrise si mise a sparecchiare.
Giulio uscì a suonarsene la chitarra seguito a breve da Renzo, e Michaela mi mostrò il mio giaciglio; ci fermammo a parlare e notai in lei una mente vivace che accresceva la bellezza interiore ed esteriore che possedeva, sentivo che nonostante il piccolo disguido provavo una forte simpatia , per usare un eufemismo, nei suoi confronti. Mi piaceva fissarla mentre parlavamo, cercare la sua mano con la mia, soffermarmi sui piccoli gesti che usava durante il discorso. L’orologio ticchettava, me ne accorsi solo in un momento d’imbarazzante silenzio dovuto alla mia domanda. Oramai era passata la mezza e la stanchezza accumulata nei giorni precedenti si faceva sentire anche se il sonno tardava a farsi vivo. Dopo esseri goduto la compagnia di Renzo e Giulio, una loro piccola esibizione e quattro chiacchere parlando del più e del meno decisi di andare a coricarmi seguito nell’esempio dai due musicisti e dalla piccola tuttofare che mi promise d’accompagnarmi l’indomani alla stazione prima di andarsene a scuola.
Erano ormai passate le tre e non riuscivo a dormire, il buio, il silenzio, la solitudine della stanza,
continuavo a fissare al soffitto pensando a cosa mi era capitato quel giorno, quando sentii aprirsi cigolando la porta, piccoli passi dirigersi verso di me ed un corpo infilarsi nelle lenzuola del divano letto in cui ero coricato.
Michaela mi si strinse forte al petto senza dire una parola, piangendo e singhiozzando sommessamente, povera ragazza, pensai, io rappresentavo quel passato da cui era stata costretta a separarsi pur di stare con il padre ed irrompere, seppur per caso, così improvvisamente nella sua vita doveva averla scossa abbastanza in profondità.
Non dissi una parola e mi limitai ad abbracciarla baciandole la fronte con leggerezza.
“..ti prego resta ancora un paio di giorni qui” disse interrompendo il pianto “ per favore, basta anche solo un giorno in più”. Non dissi nulla e la strinsi più forte al petto.
Ci baciammo e restammo abbracciati sotto le lenzuola fino ad intravedere l’alba attraverso le fessure della finestra.
Oh tempo crudele.. purtroppo era già tempo degli addii; salutai abbracciando Giulio e Renzo e promettendo di non far parola ad alcun nostro compaesano del nostro incontro e mi incamminai con la piccola Michaela verso la stazione dei treni.
Camminai cercando di rallentare per quanto mi fosse possibile il passo, tenendola vicino a me il più possibile, anche se sapevo che sarebbe stato così più difficile darle il mio addio.
Non volevo distoglierla dalla sua quotidianità appena arrivato in stazione, appena visto il mio treno arrivare sul binario, mi girai verso di lei la guardai negli occhi e con la freddezza di un cuor di pietra le dissi “forse è meglio che tu vada,o rischi di fare tardi …” non mi lasciò finire la frase, mi si butto braccia la collo e mi baciò, staccandosi poi mi fece un sorriso , mi mostrò al lingua mi sgridò dicendomi “guarda che lo so!!” si girò di scatto e corse via.
Avrei voluto inseguirla, fermarla e stringerla al petto ancora una volta ,ed invece non potei far nulla se non guardarla allontanarsi finchè non scomparve dalla mia vista.
Salii in treno con passo mesto e l’aria da cane bastonato e trovato il primo posto a sedere libero mi addormentai con le lacrime agli occhi.
Mi svegliai alla stazione di Padova dove avrei dovuto prendere la coincidenza per tornare a casa.
Nell’attesa decisi di prendere il quadernetto dove appuntavo idee, pensieri e poesie per scrivere qualcosa a riguardo delle ultime ore.
Con mia enorme sorpresa le pagine erano state strappate, e la prima pagina disponibile recava queste frasi:<<Caro Angelo,non so cosa penserai di me, o come mi serberai nei tuoi ricordi, ma è giusto che tu sappia cosa sto provando io. Quando ti vidi addormentato e pensai di arrotondare il mese a tue spese mi misi a frugare nel tuo zaino,casualmente trovai questo quaderno e, dato che il tuo sonno era duro come il marmo, mi presi il tempo e la libertà di leggerlo. Non so come tu abbia fatto ma ciò che hai scritto mi ha stregato, la gente comune prova sentimenti che scorrono come l’acqua in un ruscello, ma quello che scrivi denota una passione ed un sentimento forte come un fiume in piena che continua distruggere i tuoi argini facendoti soffrire.
Mi ricorda la passione con cui ha vissuto mio padre.
E questo lato di te che nascondi sotto quell’aspetto da sempliciotto mi ha fatto sussultare.. avrei voluto che stanotte tu avessi deciso di fermarti, invece te ne sei andato, ma hai un motivo per tornare, io e le tue parole saremo qui ad aspettarti se vorrai venire a riprenderci e, giusto perché non voglio darti l’impressione di averti voluto derubare per la seconda volta, guarda in fondo allo zaino; te lo lascio in pegno, perché ti ricordi di me.
Un bacio, Michaela>>
Cercai in fondo allo zaino e trovai una piccola busta di carta con dentro un ciondolo
ed un bigliettino che recava la scritta <<abbine cura>>.
Non riuscivo più a fermare le lacrime.
Son passati tre anni da allora, non ho più messo piede a Bologna ne ho versato più una goccia d’inchiostro dentro quel quaderno, ed ora quando vedo il sole tingere di porpora le nubi, un solo nome mi risuona in testa mentre una lacrima mi scende sulle guance, ed un pensiero vola alla bimba vestita di verde: ”sii felice Michaela”.




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Mr.DoDiesis, 28 anni
spritzino di ..in prestito a Padova
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