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Saturday, September 29, 2007 - ore 19:02


Ecco l’ingegner Filippo Preziosi
(categoria: " Sport ")


L’amore dell’ingegner Preziosi per le moto è totale. Una passione talmente bruciante da spingerlo, ancora studente, a trasferirsi da Perugina a Bologna “per terminare la facoltà di ingegneria nella capitale mondiale dei motori sportivi”. Una febbre che lo spingeva allora “a venire davanti ai cancelli della fabbrica di Borgo Panigale per respirarne l’atmosfera. A forza di vedermi qui davanti, un
giorno il portiere mi fece entrare, permettendomi di fare un giro all’interno”. Un amore a lieto fine quello di Filippo Preziosi per la meccanica d’eccellenza e per la Ducati: una laurea in ingegneria (110 e lode) con conseguente assunzione nella fabbrica dei suoi sogni. È il 1992 e l’appassionato ducatista 24enne entra a far
parte del suo mito.



Un mito in quegli anni parecchio appassito a livello societario,
ma in grado comunque di trascinare il giovane Filippo a traguardi sempre più alti: due anni dopo, il 1994, l’ingegnere diventa responsabile dell’ufficio tecnico corse della squadra allora i
mpegnata nella classe Superbike, che ancora adesso lui ricorda come “la nostra palestra. È lì che siamo cresciuti, prendendoci
grandi soddisfazioni fino ad arrivare dove siamo ora”. È il 2000 quando, dopo aver vinto a piene mani 14 titoli costruttori
su 19 anni di partecipazione, l’azienda decide di tentare il
grande salto in MotoGp, la classe succeduta alla “vecchia” 500, dando l’assalto ai colossi giapponesi. Nel dicembre dello
stesso anno un incidente: Preziosi era in vacanza in Algeria
quando l’amata due ruote lo tradisce, lui cade e subisce
la lesione del midollo spinale, rimanendo tetraplegico
Da quel giorno terribile il direttore tecnico Ducati,
oggi 39enne, riesce a muovere un solo dito.
Ma questo, grazie alla vicinanza della famiglia, delle nuove tecnologie, e l’aiuto e di tutto il team che ruota attorno
a lui, non gli ha impedito di affrontare la vita con rinnovata
grinta e portare avanti in prima persona lo sviluppo della Desmosedici. Gioiello del Made in Italy del quale va
fierissimo e che ha concretizzato quest’anno il sogno
di vincere il titolo iridato dei costruttori e nei piloti
con il giovanissimo Stoner, che è riuscito dove Capirossi -
cui va il grande merito di aver accompagnato la crescita
della moto, ma che purtroppo non è riuscito a vincere
quanto avrebbe meritato – ha fallito.



Un successo che porta sul tetto mondo della classe regina
una moto italiana a 33 anni dai tempi eroici della MV Agusta
di Agostini, interrompendo finalmente la lunghissima tirannia
delle case del Sol Levante, da sempre in possesso di mezzi elettronici particolarmente all’avanguardia. Un aspetto
del mondo delle corse che a Preziosi proprio non va giù:
“le case giapponesi hanno a disposizione dei centri
d’eccellenza specializzati cui accedere per ogni esigenza.
Non è un confronto alla pari. Ma noi, dalla nostra, abbiamo
il vantaggio della flessibilità”. L’ingegnere umbro, da romantico
qual è, farebbe volentieri a meno di tutte le componenti
elettroniche del mondo delle corse: “Se potessi vieterei rame e silicio, e con loro tutta l’elettronica.
Sono un ingegnere meccanico e, come tale, subisco il fascino
della meccanica di qualità...”. Un amore, il suo, che non vacilla neanche al cospetto di una F1 “c’è tanta tecnologia, ma il fuoco
vero della passione me lo accende solo la moto”.







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