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Sunday, September 30, 2007 - ore 16:12
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Storia abbastanza inventata, ma anche no.
La mamma non mi ha fatto particolarmente bella, ma a modo mio sono diventata Misia all’età di venti anni, con tutti i capelli corti, le unghie saltuariamente laccate di vernice rossa e un nero perspicace tra i vestiti e un mucchio di scarpe abbastanza strane, ed io ne approfitto a modo mio.
Gli uomini nel loro insieme hanno sempre avuto il potere criminale di annoiarmi. Mi stanco a parlarci o a starci dietro, e di conseguenza non ho mai investito dei risparmi per regalare collanine o profumi o baci (quelli perugina). Ma in camera da letto le possibilità di esprimersi glielo sempre concesse, credo. Sin da adolescente i miei sport si riducevano a ben poco, ché adoro essere superficiale, e al denaro, ché mi piace mangiare sano e bere vino, quello buono, anche se formalmente non dovrei intendermene.
Abito in un appartamentino, con un po’ di fantasia introspettiva anche carino, per non dire che fa schifo, ma dal terzo piano, adesso che non c’è abete, si ha anche una vista sui condomini della Padovadeicondomini e delle stranezze architettoniche accoppiate con malagrazia naturale.
Ultimamente sono propensa alle biografie, non ne ho capito bene il motivo, non sono in punto di morte, almeno credo (e a questo punto se c’è qualcuno di sesso maschile che sta ripercorrendo queste righe lo pregherei di far visita ai propri gioielli di famiglia, per, come si dice a Padova, una “ravanata” –si, imparo sempre il meglio di una cultura-), per cui stamattina mi sono raccontata un po’ così alla mamma, tra le nuvole basse del nostro ceffélatte.
Ho una cicatrice piccola piccola sul sopracciglio destro provocata da una banale cisti, ma in giro mi piacerebbe raccontare che è il frutto sanguinoso di una sfilata di moda alla quale ho partecipato, dove una mia rivale modella invidiosa, durante la settimana della moda a Milano, con tacco da dieci aveva preferito eliminare la concorrenza, e dunque me, mediante un rito tribale dello sfregio, ma alla mamma ho raccontato la verità. Ad essere schietti esiste un legame inscindibile tra quella verità d’infortunistica stradale e la favola inventata. La mia vocazione è sbocciata quasi occasionalmente, direi il terzo anno di liceo, quando il prof ha iniziato a parlare di Sartre oltreché dei suoi problemi con la moglie (saranno stati quest’ultimi ad ispirarmi, sia ben chiaro), vocazione, dicevo, per la noia e i suoi risvolti salvifici.
Cioè vi spiego, conosco molte persone perfettamente sane di mente che rifugerebbero dalla noia come dalla peste o dalla propria ragazza nei week end stabiliti, eppure queste persone si annoiano, e non lo sanno. La mia vocazione è vedere quanto combacino perfettamente stereotipo, immagine che una persona ha di sé e noia che mi suscita…è stupendo calcolare parole, frasi, atteggiamenti e numero di volte in cui va al bagno e vedere come sia tutto perfettamente in linea. Facile, potete farlo anche voi e scoprire anche che come me ne siete completamente invischiati.
Guardo l’estinzione della spontaneità da quando ho compiuto i 12 anni, da quando, cioè, una maestra criminale mi ha dimostrato che le rane se verniciate muoiono, perché buona parte della loro respirazione è collocata sui pori della loro pelle…interessante, come le mucche, anche questo processo…per carità gli uomini se li vernici non muoiono, ma i pori..., quel principio d’istintività soffoca. Io vivo ancora questo scenario come una ingiustizia innominabile…
Comunque sia, mamma (ti voglio bene...si lo so, sono sempre fuori luogo, ma ti voglio bene), si credo le sia piaciuta la sorpresa…allo stereotipo di Misia forse un po’ meno.
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