Saranno tolti oggi dai muri di Milano i provocatori manifesti con cui il celebre fotografo Oliviero Toscani aveva salutato la settimana della moda nella città meneghina. Per sette giorni, le costole sporgenti e i seni rattrappiti della modella Isabelle Caro hanno trafitto come un pugno il gusto dei milanesi - che si saranno incredibilmente scoperti inorridire per la prima volta di fronte ad un nudo in cartellone - e l’onore di molti pensatori e benpensanti. Approvazioni, rimproveri, plausi e urla di scontento. Tanto rumore per così poco - è proprio il caso di dirlo -. Lo scopo? Combattere il male sottile dell’anoressia, a sentirne gli autori; scioccare per il gusto di farlo, a detta degli oppositori.

Sette giorni son bastati per evocare gli schizzinosi déi del buon gusto da una parte e gli ingombranti spettri della censura dall’altra. Ma oggi i cartelloni saranno ritirati non per le proteste di chi, come il sindaco Letizia Moratti, riteneva un insulto questa campagna, ma semplicemente per avvenuto decorso dello choc. "Dovevano rimanere solo una settimana, e una settimana li abbiamo lasciati", ha spiegato una delle responsabili dell’azienda committente della campagna. Già: vuoi mai che la gente si abitui all’immagine e magari le ragazzine col tempo non comincino a pensare che una taglia 38 potrebbe star loro anche bene.

Chiuso il sipario, arriviamo al nocciolo della questione: la campagna di Toscani è provocazione sterile o positiva? E’ servita per la battaglia all’anoressia o ha solo inacidito l’aria intorno ad un tema delicato? Insomma: il pugno ha colpito lo stomaco, ricordando che anch’esso deve alimentarsi, o solo l’occhio? Toscani è un publicitario troppo esperto per non sapere che con l’orrore non si fa pubblicità. Fai vedere un bimbo denutrito africano e, invece che spedire aiuti, la gente volgerà la testa dall’altra parte. Allora è provocazione, ma è provocazione positiva? Un urlo disperato che serve almeno ad attirare l’attenzione?

Con questa campagna il fotrografo milanese ha dimostrato di credere fermamente in un concetto di bellezza e di gusto universale, più che nella potenza di un modello proposto. Il che è curioso, se ci si pensa, data il personaggio in questione. Toscani ha ritenuto che la gente, le ragazze, avrebbero rispettato più il senso del gusto che sentivano attorno a sè rispetto all’ideale proposto dalla passerella. Ma è davvero così? Una ragazza che vuole dimagrire in maniera paurosa vuole farlo davvero per piacere, che so, al propio fidanzato? Oppure lo fa per somigliare, per diventare come chi sfila, come chi campeggia nelle riviste patinate o, appunto, nei cartelloni? Il ritiro delle immagini dopo appena una settimana ha dato da solo una risposta chiara al quesito.

Per provocare, si rischia di promuovere. E intanto, mentre il ministro Livia Turco approvava e la Moratti si indignava, mentre Sgarbi apprezzava e la Melandri storceva il naso, il modello transoceanico Britney Spears veniva distrutto sui giornali e sulle tv di tutto il mondo per la sua raccapricciante prestazione agli Mtv Music Awards. La sua vergogna, a detta di tutti? Non tanto di essere incapace di ballare o cantare, ma di essere grassa.
