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Wednesday, October 03, 2007 - ore 09:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Più dei
tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa
in
assoluto
è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la
catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita. No, finita mai, per
una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche
se non
vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da
mina anti-uomo
che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che
questo periodo non finisce più, che ti stai giocando
l’esistenza in un
lavoro difficile, che ogni mattina è un esame,
peggio che a scuola.
Te,
implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti
guarderà
deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare. Così
ogni giorno,
e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure
parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un
uomo;
che sei
terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti
con nessuno
perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua
vita.
Peggio:
se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei
stanca:
c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti
vuole
cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai
coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la
racconti, te lo dici
anche quando parli con le altre: "Io sto bene
così. Sto bene così, sto
meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel
ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali
e Pasqua.
In
quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima; ed è passato tanto
tempo,
e
ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a
cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che
hai
guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi
stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è
stata crisi.
E hai pianto.
Dio quanto piangete! Avete una sorgente
d’acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada
affollata, alla fermata
della metro, sul motorino.
E quella notte che
hai preso la macchina e hai guidato per ore,
perché
l’aria buia ti
asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato. Quanto parlate,
ragazze!
Lacrime e parole.
Per capire, per tirare fuori una radice
lunga sei metri che dia un
senso al tuo dolore.
"Perché faccio così?
Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono
forse pazza?" Se lo sono
chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a
due, a
quattro
mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle
inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E’ da quel
grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,
scomposta
in mille
coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha
dentro un istinto che la
trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una
strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua
nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te
stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti
entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stesse,
o farlo per la prima volta, è come
un diesel.
Parte piano, bisogna
insistere. Ma quando va, va in corsa.
E’ un’avventura, ricostruire se
stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal
colore delle tende o
dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne
in rinascita, per questo meraviglioso
modo
di gridare al mondo "sono
nuova" con una gonna a fiori o con un
fresco
ricciolo biondo.
Perché
tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo
lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle
albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande
meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando
meno te l’aspetti..."


Jack Folla


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