Sono sempre stata abituata alla
solitudine e, di conseguenza, a
bastarmi e soprattutto ad
arrangiarmi quasi in tutto. Essere
figlia unica ed in una
situazione familiare singolare -mia madre è figlia unica e mio nonno pure: non ho parenti (cioè zii, zie, cugini e/o affini) e non so cosa sia il tipico menage italiano dei pranzi familiari in occasione di festività e ricorrenze, delle telefonate di cortesia, dei litigi, degli scontri e delle rappacificazioni- mi ha portato a
confidare sempre e solo in me stessa, mai considerando la presenza o l’aiuto altrui. Ho così imparato a perdermi per poi ritrovarmi, ad ascoltarmi con attenzione per guarirmi, a trovare in me il silenzio necessario per andare sempre avanti... A molti una vita come la mia può sembrare triste e deprimente, ma, ad essere sincera, non ho mai percepito l’isolamento come un peso e sono sempre stata serena e soddisfatta della mia condizione esistenziale... L’
unico essere che in passato ha
intaccato questa mia torre d’avorio è decisamente peloso, spesso scodinzolante e risponde al nome di
Taddeo: 5 kg di assoluta dedizione e di amore incondizionato!
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Da un po’ di tempo però provo sempre più spesso un
sentimento nuovo e sconosciuto, che mi
sconcerta e al contempo mi rende
felice: sento
la mancanza di qualcuno...
Per la prima volta, ho deciso di appoggiarmi ad una persona, di non fare tutto da sola, di fidarmi e confidarmi;
per la prima volta mi sento amata, totalmente voluta, cercata, apprezzata -e anche sopportata-, coccolata e viziata in tante piccole cose che per me sono importantissime...
Per la prima volta mi manca la presenza di un altro essere umano e mi mancano i gesti e le azioni che creano una
vita condivisa, che fanno pensare con il “
noi” e non più solo e sempre con l’”
io”...