Non riesco a tollerare la mediocrità. Da sempre. E non sto parlando di
aurea mediocritas, cioè del giusto mezzo, dell’apprezzabile senso della misura che porta all’equilibrio.
Auream quisquis mediocritatem
diligit, tutus caret obsoleti
sordibus tecti, caret inuidenda
sobrius aula.
[Orazio, Carmina, II, 10]Ho in mente l’
inettitudine e l’
ottusità che ormai sono le caratteristiche principali della gente cosiddetta normale... Mi da sui nervi questa
dilagante incapacità esistenziale che rende tutti, o quasi, limitati, insignificanti e mentalmente chiusi... Quando
mi tuffo nel mondo -cioè vado a farmi un giro- e per caso capto i discorsi delle persone, spesso e volentieri
mi cadono le braccia e me ne vado il più lontano possibile dai miei simili, sconsolatamente scuotendo al testa... Non è possibile che la maggioranza faccia solo ragionamenti stupidi e miopi, che denotano
ignoranza e
superficialità abissali! Non hanno interessi, non si informano su niente, non leggono, non cercano minimamente di coltivarsi e di coltivare le loro possibili qualità, non hanno etica, non si fanno domande né si creano problemi su un qualsiasi aspetto della loro vita...
Si trascinano fino alla morte pensando al vestito alla moda, alla macchina nuova o al nuovo cellulare, invidiando chi ha materialmente più di loro e cercando solo di fregare il prossimo per ottenere così ancora di più, senza però essere mai soddisfatti... Non esiste più
aurea mediocritas, perché si è completamente perso il
concetto di limite...

...e mi chiedo
se non dovrei anch’io smettere di interrogarmi,
se non dovrei finirla con questa mia costante e continua ricerca di senso... per rientrare così nella media,
per diventare mediocremente felice come tutti gli altri...