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Monday, October 08, 2007 - ore 13:12


MI LEVO IL CAPPELLO...
(categoria: " Riflessioni ")




Sono atea. Si sa. E si sa anche che sono ferocemente anticlericale. Per mia fortuna però sono, di massima, priva di preconcetti e non giudico a priori: per questo, di fronte all’intelligenza e al buon senso mi levo sempre il cappello e mi inchino in segno di rispetto... Ecco di seguito alcuni estratti de La differenza cristiana di Enzo Bianchi: a mio avviso, se ci fossero più uomini come lui, il mondo sarebbe decisamente migliore... Lettura vivamente consigliata alle persone di buona volontà!

La laicità come spazio etico in cui tutte le religioni possano essere capite e rispettate. L’ascolto dello straniero come premessa per immaginare la pace. Costruire un mondo differente da quello della sorda intolleranza richiede un lungo cammino.

Il vangelo, infatti, ispira sì l’agire storico dei cristiani, ma è nella stessa storia che diviene comprensibile. L’ethos non è dato una volta per sempre, non è calato dall’alto né normativamente contenuto nei libri, ma è costantemente elaborato nella storia, nel cammino fatto accanto e assieme ad altri uomini.

Perché l’universalismo non degeneri in totalitarismo, va pensato come universale bisogno dell’altro e declinato come vocazione all’esilio, alla diaspora, alla dispersione tra le genti, le culture: la fede cristiana non può coincidere con una cultura o un’etnia o un sistema di pensiero. Essa è transculturale e deve essere perciò accompagnata da un’opera di deculturazione per non rischiare di spacciare per vangelo ciò che è forma culturale.

...imparare l’arte dell’ascolto. Non si tratta di cercare nell’altro ciò che vi è di più simile a me e al mio ambito religioso e culturale –questa sarebbe la smentita più netta del dialogo– bensì di cogliere l’altro e di accoglierne l’alterità, cessando di vedere in lui solo ciò che mi assomiglia e che riesco a comprendere. Per questo un dialogo autentico dà spazio all’ascolto, che è vita insieme, condivisione dei propri beni spirituali, frequentazione reciproca per imparare i rispettivi linguaggi espressivi, apprendimento di ciò che di me e della mia tradizione ferisce o risulta irricevibile all’altro. Così può avvenire il lento processo di far cadere le barriere dei pre-giudizi (i giudizi pronunciati prima dell’ascolto, dell’incontro, del faccia a faccia con l’altro) e di conoscere i veri punti di distanza. In questo senso è sempre più importante imparare a pensare con l’altro: pensare insieme gli stessi problemi ed affrontarli tenendo conto degli altri aiuta a sprovincializzarsi, ad uscire dalle logiche particolaristiche, dagli atteggiamenti di ripicca, di rivincita, di forza, di superiorità che spesso intaccano i rapporti di dialogo tra confessioni e religioni.



ENZO BIANCHI (Castel Boglione, Asti, 3 marzo 1943) è un monaco laico, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose (Magnano, Biella).
Durante gli anni universitari a Torino anima con alcuni suoi amici, di diversa confessione cristiana, uno dei primi gruppi biblici che, sulla scorta del Concilio Vaticano II, nascevano per riscoprire una vita cristiana radicale fondata sull’ascolto del Vangelo. Questa esperienza, tra le altre, fa maturare in lui il desiderio della vita monastica. Dopo la laurea si ritira in solitudine in una cascina, nella frazione di Bose, da lui sistemata con alcuni amici con cui aveva condiviso gli anni di studio. Resterà solo per i primi tre anni, a partire dall’8 dicembre 1965, data da lui stesso scelta per segnare l’inizio della sua esperienza, nel giorno in cui ha termine la celebrazione del Concilio. Arrivano poi i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziano la vita in comune nel celibato, nella preghiera e nel lavoro. La comunità viene approvata dal vescovo diocesano, che raccoglie le prime professioni monastiche. Dopo il consolidamento della comunità, nel corso degli anni il laico Enzo Bianchi dedica il suo ministero soprattutto alla predicazione, nella comunità e anche nelle Chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse. Molto feconda è anche la sua attività come pubblicista di tematiche religiose e di attualità contemporanea, su giornali come La Stampa, Avvenire, Panorama, Famiglia Cristiana, Monachesimo moderno, Novae Ecclesiae e, in Francia, La Croix e La Vie. Ha inoltre diretto per 15 anni, fino al 2005, la rivista Parola, Spirito e Vita ed è membro della redazione della rivista internazionale di teologia Concilium.
Ha preso recentemente le distanze dal Motu proprio di Benedetto XVI, affermandone la sua contrarietà.


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