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una rondine che ogni mattina si viene a posare quasi sul davanzale della mia finestra. E’ bellissima, fiera, con quei colori stupendi. Le rondini NON sono nere!

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Molta musica, come sempre


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ORA VORREI TANTO...

avere un posto dove mettere tutti i miei strumenti, un posto dove chiudermi quando ne ho voglia e suonare suonare suonare

una montagna da scalare!

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ebbene si, non sembra ma sto studiando

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un po’ lunatico come sempre ma SU

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



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Thursday, October 11, 2007 - ore 09:58


poesie dal treno
(categoria: " Poesia ")


E’ molto semplice e chiaro,
comprensibile a tutti:
non mi ami, non ne dubito,
nè potrai mai amarmi.
Perchè dunque un estraneo
in tal modo mi attira?
Perchè, sera per sera,
prego il Signore per te?
Perchè lascio il mio compagno
e il ricciuto bambino,
la città che amo tanto
e la mia terra natale
per aggirarmi, mendicante oscura,
nelle vie di una città straniera?
Quale gioia, il pensare
che qui ti rivedrò!

(Anna Achmatova, poetessa russa)


Ho letto questa poesia la prima volta in treno, qualche tempo fa. Accanto a me sedeva una signora sulla cinquantina, ben curata, i capelli annodati in una splendida treccia, il volto dai tratti antichi. Aveva tra le mani questo libro di poesie. Non ho mai amato la Poesia, forse perchè a scuola ce la facevano imparare senza assaporare il suono delle parole. E’ giusto, a scuola si sezionano le poesie, si deve imparare a studiarle. E non ne apprezzavo la bellezza. Ora, a distanza di anni, nessuno mi chiede di analizzare e descrivere una poesia; posso lasciarmi portare da Lei in un viaggio dentro di me. E’ sconvolgentemente bello come a volte una cosa letta per caso nella situazione più improbabile riesca a riflettere ciò che si è in quel momento trovando parole che noi stessi non riusciremmo a trovare.
Avrei potuto chiedere alla signora quale libro stesse leggendo, dove l’aveva comprato, e cose simili. Ho preferito restare chiusa in me (un’altra delle bellezze del treno: non sei obbligata a socializzare se non ne hai voglia) e sbirciare quasi di nascosto... un po’ come quando la mamma cucinava le torte e io, piccola, mi nascondevo sotto il tavolino e sbirciavo il suo lavoro aspettando l’istante magico per allungare la manina e prendere qualche goccia di cioccolato di nascosto (che poi di nascosto non era mai: le mamme hanno tanti occhi... come i ragni ).

E a voi, lettori più o meno affezionati o di passaggio di questa specie di blog, cosa dice questa poesia?

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