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Thursday, October 11, 2007 - ore 13:32


Orsetti gommosi alla frutta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il venerdì la mamma faceva una grande spesa per il fine settimana, e io e mio fratello la aiutavamo a sistemare gli acquisti nella credenza e nel frigo, perché sapevamo che il nostro premio sarebbe arrivato sicuramente. La mamma, dopo aver riposto le buste Conad (con la margherita gialla e arancione) in un cassetto, estraeva dalla sua borsa un sacchettino di Mexicano, caramelle miste di vari sapori, liquirizia lampone panna frutti di bosco. C’erano le caramelle panino, quelle con gli strati di liquirizia in mezzo e sopra e sotto il cioccolato morbido, o la fragola rosa. C’erano i rotoli di cocco, con il cilindro di liquirizia, c’erano quelle caramelle gonfie e ricoperte di piccole palline di mora. Io e Marco aspettavamo tutta la settimana l’arrivo di quel sacchettino azzurro, e prima di cena la mamma ce ne lasciava prendere una a testa, poi lo riponeva nello sportello più alto della cucina. E diceva: solo una al giorno. Non ci credevamo mai.



Io la ascoltavo. Era un delizioso premio di fine giornata, quando tornavamo a casa dopo essere stati dalla nonna, e prima e successivamente alla cena (la mamma cedeva sempre) ne potevamo assaggiare in tutto anche tre. Io alternavo una con l’altra, mi piacevano tutte, tranne loro, gli orsetti gommosi. Si appiccicavano ai denti, perdevano sapore appena succhiati. E poi erano piccoli, caramelle troppo piccole per me. Io mangiavo i panini alla fragola, quelle a pois, quelle rotonde. Mio fratello mangiava qualsiasi cosa. La leggenda narra che, ingordo e infido, abbia lasciato un dente da latte su uno di quegli orsetti gommosi. Ma per lui non si era trattato di una vera punizione, come avrei voluto, perché il topolino gli aveva messo le monete sopra il comò accanto al letto.
Avanzavano sempre quelli, sempre e solo orsetti gommosi alla frutta. Li mangiava solo la mamma perché diceva che le mamme fanno mangiare prima i bambini buoni, e poi scelgono loro, e faceva finta che le piacessero proprio quelli.
Ma mentre io ero onesta, e aspettavo i momenti in cui sia io che mio fratello aspettavamo a manine unite il nostro trionfo di caramelle, lui di nascosto andava a mangiarle dalla credenza in alto. Si arrampicava, le rubava e andava a mangiarle in un’altra stanza, per non farsi vedere. E quando la terza sera la mamma apriva lo sportello e ci mostrava il sacchetto, beh, c’erano solo orsetti gommosi alla frutta.



A me sono sempre rimasti quelli. Quello che gli altri non vogliono, quello che gli altri lasciano. Quello che non viene portato via con l’inganno, quello che non volevo nemmeno io. Ma io, che ero una bambina dopotutto intelligente, e dicevo che non avevo voglia di caramelle, quella sera. Poi me ne stavo da sola a piangere, perché Marco si era mangiato le uniche caramelle che piacevano a me, mentre a lui piacevano tutte. E dopo essersi mangiato le mie preferite, gli restavano tutti gli orsetti alla fine, e mangiava più caramelle di me.
Io lo dicevo alla mamma che Marco le mangiava di nascosto, ma non avevamo prove. Contavo le caramelle la sera prima, e il giorno dopo erano meno. Ma potevo essermi sbagliata, diceva la mamma, che era mamma di entrambi e non poteva punire nessuno, né la Silvia che non mangiava orsetti per ripicca, né Marco che imbrogliava. Perché lei credeva che io non li mangiassi per una specie di dispetto, per rappresaglia. E invece non mi sono mai piaciuti. Si appiccicavano sui molari, e si faceva fatica a mandarli giù. Avevano colori brutti, erano giallini come il vomito, o verdini come il detersivo per lavare i piatti. Non erano belli, mi piaceva solo staccargli la testa con il primo morso. Poi però mi toccava mangiare anche il corpo, e allora seviziavo l’orsetto staccandogli una zampa alla volta, e poi mangiando controvoglia il tronco. Questo gioco mi aveva stancata presto, mi toccava mangiare l’orsetto, se volevo staccargli arto per arto. E avevo deciso che potevo evitare, che non era necessario.
E restavano sempre alla fine, gli orsetti gommosi alla frutta. Quelli che piacevano di meno, quelli che restavano per ultimi perché si mangiavano proprio per gola, l’ultimo giorno. Marco trionfante mangiava per giorni gli orsetti, dopo essersi mangiato anche tutte le altre. E io, sciocca onesta ingenua bambina di 7 anni, ho iniziato a farmi fregare lì.

"Orsetti gommosi alla frutta"
sarà il titolo del mio libro, forse della mia autobiografia. Un giorno la scriverò, è una questione personale ormai. La scriverò e si chiamerà così.
La mia prima fregatura, la prima truffa, la prima rinuncia. La prima volta in cui mi sono dovuta accontentare per non litigare, in cui ho dovuto accettare una cosa che non volevo per non creare problemi a nessuno. Standomene buona, in disparte. A sognare i rotoli di cocco arancione, e i tripli panini bianchi e neri.
Gli orsetti gommosi alla frutta. La prima vera sconfitta. Il primo momento di rassegnazione. Ma non li ho mai mangiati. A me non piacciono, gli orsetti gommosi alla frutta.





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