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Thursday, October 11, 2007 - ore 17:37


Firenze, Canzone triste
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Firenze lo sai,
non è servita a cambiarla
la cosa che ho amato di più
è stata l’aria
Lei ha disegnato
ha riempito cartelle di sogni
ma gli occhi di marmo
del colosso toscano
guardano troppo lontano.
Caro il mio Barbarossa,
studente in filosofia
col tuo italiano insicuro
certe cose le sapevi dire
oh lo so, lo so, lo so,
lo so bene lo so,
una donna da amare in due
in comune fra te e me
ma di tempo ce n’è
in questa città
fottuti di malinconia e di lei
Per questo canto una canzone
triste triste triste
triste triste triste
triste triste triste come me
e non c’è più nessuno
che mi parli ancora un po’ di lei
ancora un po’ di lei.
Ricordo i suoi occhi,
strano tipo di donna che era
quando gettò i suoi disegni
con rabbia giù da Ponte Vecchio
"Io sono nata
da una conchiglia" diceva
"la mia casa è il mare
e con un fiume no,
non la posso cambiare".
Caro il mio Barbarossa,
compagno di un’avventura,
certo che se lei se n’è andata
no, non è colpa mia,
lo so lo so lo so,
la tua vita non cambierà,
ritornerai in Irlanda
con la tua laurea in filosofia
ma io che farò
in questa città
fottuta di malinconia e di lei.
Per questo canto una canzone
triste triste triste
triste triste triste
triste triste triste come me
e non c’è più nessuno
che mi parli ancora un po’ di lei
ancora un po’ di lei.

(Ivan Graziani)

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