Che tristezza...
(categoria: " Riflessioni ")
"Semplicemente falso anche in questo caso"
di Paola Malagoli
da Il Mattino di Padova, giovedì 11 ottobre 2007, pag. 1
"All’inizio della sua trionfante rivelazione d’amore - già odorosa di voluta mediaticità scandalistica - era già stato messo in allerta da Omar Monestier, direttore de Il Mattino di Padova quando gli fece presente, con la dovuta delicatezza, che il giornalista fa presto ad innamorarsi di un evento così come fa presto a dis-inammorarsi.
Pubblico il testo di un articolo apparso oggi in prima pagina proprio de Il Mattino dove il sig. Sguotti viene "scaricato" proprio da chi lo ha sostenuto per mesi interi.
È sornione e accattivante, don Sante. Simpaticamente e platealmente falso. Gioca a fare il divo, circondato dai suoi boys di Monterosso. Gioca a prendere in giro chi accorre ad ascoltarlo.
Gioca un po’ meno ad attaccare ripetutamente il suo Vescovo e a trascinare sulla sua strada un’intera comunità parrocchiale. Una fiction ancora in corso la sua, che gli sta dando notorietà e guadagni, e alla quale non ha alcuna intenzione di porre la parola fine. Pare certo che entro sabato porti via dalla canonica gli ultimi scatoloni con la sua roba, ma rilancia subito affermando: «Non lascerò Monterosso, non so ancora come, ma resterò come parroco morale della gente che giustamente non accetta queste imposizioni autoritarie». E apre così nuovi argomenti di dibattito e polemiche, nuove situazioni al limite della legalità con le quali la Diocesi dovrà confrontarsi e nuove difficoltà per don Giovanni Brusegan, che è già a Monterosso alla ricerca di un dialogo con i fedeli.
Una strada faticosamente in salita, la sua, visto che alla sua prima celebrazioni c’erano solo quattro persone contro le oltre duecento che poche ore più tardi si sono ritrovate davanti a don Sante. Diventato in queste settimane un vero e proprio trascinatore di popoli. Con la sua disinvolta presenza davanti alle telecamere e la sua ancora più disinvolta gestione della comunità parrocchiale, alla quale paradossalmente ha promesso di presentare presto l’amata e il bambino. Amata e bambino che ieri mattina, a Lovertino, ha giustamente difeso dai flash e dalle sue bugie. Simpatiche e plateali, appunto. Costruite attorno a un angusto e pericolante ricovero di attrezzi, annesso al cascinale dove vivono Tamara e il piccolo, dove il «don» ha mostrato di andare ad abitare nel patetico tentativo di separare la sua vita da quella della donna che definisce «la sua compagna» e del bimbo che in un’occasione ha rivelato essere suo figlio.
Per questo, prima ha fatto scaricare dai suoi boys tre scatoloni ben imballati (ha detto che contenevano libri) in uno dei due piccoli vani, dove non esiste pavimento, le finestre hanno i vetri rotti e tutt’intorno ci sono solo macerie. Poi si è fatto fotografare nell’altro vano, seduto sul suo futuro giaciglio. Una tavola di legno e un materasso che stanno su per miracolo, in quanto appoggiati sopra due casse per le bottiglie di vino. Sopra, a completare il quadretto, c’erano un sacco a pelo lilla e un paio di ciabattine appena comprate al mercato (o rimaste da qualche pesca di beneficenza). Attorno cacciaviti appesi alle pareti, pezzi di ferro arrugginiti, vernici e polverosi sacchi di cemento.
Una comica? Una presa in giro? O un’ingenuità? Chi potrà mai credere che il suo futuro sia lì, quando dietro la porta accanto ci sono agi, bagno, coperte e lenzuola e, soprattutto, ci sono mamma e bambino a riempire la sua vita? Lui ci ha provato, fondando su questa grottesca immagine mezza conferenza stampa. Un’ offesa ai presenti e, soprattutto, al suo Vescovo al quale pensa evidentemente di poter propinare questa messinscena. La stessa costruita con il bauletto strapieno di monete, offerto pure ai flash e alle telecamere, presentato come «tesoro» dei suoi parrocchiani, da lui sottratto all’«avidità» della Curia. Quella Curia, a suo dire proprietaria del 20 per cento del patrimonio immobiliare della provincia, che ora accusa di lasciarlo in mezzo alla strada, negandogli tetto e sostentamento. «Dovrei arrangiarmi - tuona - solo perché ho quattro case con mutui e prestiti...» .
Poverino! Nel sito della sua Chiesa cattolica dei peccatori, dove pure affronta argomenti molto seri e di grande attualità (dai sacramenti negati ai divorziati alla pedofilia e, perché no, al celibato dei sacerdoti), ha già provveduto a mettere i numeri di conto corrente per chi vuole dare il suo contributo. Si fa poi pagare 10 mila euro a partecipazione televisiva e presto pubblicherà un libro. E, come non bastasse, ora si mette sul mercato come camionista. Del resto la casa di Lovertino ha bisogno di ampi restauri, e quando è andato in giro con Tamara per l’ignaro paesino dei Berici alla ricerca di materiale per l’edilizia, si è sempre presentato come un ingegnere vicentino esperto in ristrutturazioni.
Simpaticamente falso anche in questo caso".
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