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Saturday, October 13, 2007 - ore 10:50


My neverending universitary journey
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sconsiglio vivamente a chiunque di leggere questa pappardella…non è per invogliare alla lettura, è un consiglio sincero e spassionato! Non c’è niente di particolare, o importante, toccante, commovente, divertente, fantasioso…è la banale storia della vita di un universitario all’interno dell’università. È qui solo perché io ne avevo bisogno che fosse qualcosa di presente, non solo nel mio pc, renderlo vero…nient’altro…fermatevi qui, vi risparmiate 4 pagine di noia!

Perché…mah, in realtà un vero e proprio perché non c’è, non per forza deve esserci…probabilmente è un’esigenza tutta mia di ripercorrere qualche tappa saliente. il motivo della pubblicazione qui? Non esiste, non credo almeno, forse perché proprio oggi mi hanno detto che sono l’anti-myspace-boy, o forse per condividere, o forse perché è da un sacco di tempo che qui non scrive più nessuno e un po mi dispiace, o forse perché sono in treno e mi annoio, o forse perché mia mamma mi ha detto che questa storia è degna di un romanzo, forse…eventuali motivi, non necessariamente veritieri, non necessariamente necessari e/o sufficienti. Fatto stà che scrivo, senza perché.




Anno Zero: si, probabilmente è l’inizio di tutto, probabilmente già dal fatto che sia l’anno zero dovrebbe non essere contemplato, invece c’è, e ha influito anche lui.
Finisco la maturità da tipico ragazzino scapestrato, indisciplinato, svogliato, ma deciso ad iscriversi ad architettura. Mi piace disegnare, ma soprattutto che il disegno sia, o possa diventare concreto, toccarlo con le mani…diventa volume. Faccio il test d’ingresso e arriva il primo (di tanti…davvero tanti) dramma, non passo, pochi posti mi separano dall’ultimo posto utile, ma non basta. E così faccio un gran casino, mi iscrivo al S.I.T. (sistemi informativi territoriali), ma non fa per me…e così inizia l’anno, a livello introspettivo, più brutto della mia vita (come direbbe Homer Simpson, fino ad ora…). Cambio, non poco, non mi riconoscono gli altri e non mi riconosco poi tanto neanch’io, anche se mi sembro, mi sento sempre lo stesso. Dico basta a molte cose, ad un sacco di situazioni paradossali che avevo costruito e lascio crollare tutto. Iniziano altri problemi secondari, ma diventa dolce affrontarli, mi sento semplicemente sbocciato, era ora. Nonostante tutto mi faccio ancora schifo per certe cose, così mi do un out-out, ci riprovo, se passo bene, altrimenti si va a fare il geometra.




Anno Uno: faccio il test, il voto della maturità quest’anno non ha più influenza nella valutazione finale. Il test non va male, mi classifico circa 60 su più o meno 1500 candidati, sono dentro!
Inizio i corsi con i soliti errori, tipici dei ragazzi a-sociali e disadattati che non parlano, ma li inizio. Sono entusiasta. Vedo progetti, conosco architetti, capisco i perché, in architettura c’è un perché a tutto, alle forme, ai volumi, agli allineamenti, conosco l’etica dell’estetica, percepisco la fusione tra architettura e filosofia, ne sono entusiasta. Vedo spazi nuovi, moderni e antichi, i materiali esistono e ne vedo le differenze di risultato, la pianta non è sufficiente ad un progetto, un progetto è lo spazio che vai a creare, non le linee sul foglio di carta. Parto davvero entusiasta, anche se con qualche difficoltà, non sono più abituato a studiare, ma alla fine dell’anno i miei esami le faccio, tra cui quello di progettazione e composizione con un certo Umberto Trame, ancora non lo so, ma sarà poi il mio relatore di tesi.
La mia vita sociale all’interno dell’università? Assolutamente nulla! Passo inosservato, sono un vero e proprio “loser”, ma la cosa mi piace, non mi pesa affatto…niente feste o pranzi al bar, niente bacaro tour o soste prolungate in laguna…vado seguo il corso e torno. In mezzo giusto qualche parola con qualcuno, proprio perché si deve.



Anno Due: inizia un po in sordina, i corsi quest’anno non sono un granchè, e devo recuperarne anche un paio dal primo anno, non sono soddisfatto, inizio barcollare un po, fondamentalmente mi annoio…aspetta, ma chi è quella lì? Non c’era l’anno scorso! Si, impossibile non averla vista…morale della favola, lei è Paola, diventerà la mia ragazza, non vi racconterò molto di lei, non è questa la sede. Dico solo che mi ha dato ulteriore linfa vitale. Con lei parlavo di architettura, ci confrontavamo e confrontavamo le nostre idee. Diventa in pochissimo tempo una delle persone più importanti di sempre. Con lei studiavo sodo e mi divertivo…lo dico adesso, l’avrei voluto dire il giorno della mia laurea, ma chissà quando sarà…se diventerò architetto gran parte del merito è suo.
E intanto inizia il secondo semestre e tutti e due veniamo a scoprire delle cose sconvolgenti!

1_cos’è l’erasmus
2_esiste autocad
3_si possono disegnare solidi virtuali col pc!!! Vedi, o hai l’illusione di vedere il tuo progetto nel monitor di un computer
4_l’illusione diventa più grande, ecco i render
E via tutto d’un fiato il secondo semestre passato tra estrusioni, momenti flettenti e tabelle da record da compilare.
Ah, dimenticavo, nel frattempo abbiamo deciso, facciamo domanda per partire in erasmus, destinazione prescelta Parigi. L’idea sembra abbastanza utopica e lontana, ma lei ci vuole provare, e io che faccio, me ne resto tra Padova e Venezia? No, ci provo, anche se non ho fatto molti esami e se la mia media non è da record come la nostra tabella.



Anno Tre: l’inizio è scoppiettante, ancora con Paola, ancora colmo di entusiasmo e con un sacco di esami da fare. Durante l’estate l’obbiettivo erasmus diventa concreto e farò di tutto per partire! Così devo recuperare un po. Dicevo, l’inizio è scoppiettante perché si parte con un laboratorio di progettazione che lascia ampi margini di discrezionalità allo studente, e così io e paola decidiamo di strafare…proviamo a fare l’impossibile con autocad e 3d studio, e bene o male ci si riesce. Credo sia stato uno degli esami più formativi della mia carriera universitaria. L’unica pecca sta nella conclusione…il voto d’esame è stato un indecoroso 29/30!!! Ma come cazzo si fa a dare 29? Con tutto quello che abbiamo fatto? E vabbè, a malincuore lo accettiamo, sempre per il solito motivo, si deve partire! O almeno provarci…il secondo semestre non mi ricordo come sia andato, ricordo solo il momento in cui ho visto le tabelle…lei alla Villette, io nella sconosciuta Val-de-Seine…ce l’abbiamo fatta! E così iniziamo a prepararci psicologicamente all’imminente partenza.
Cosa facciamo abitiamo insieme? No, meglio di no, tanto ci si puo vedere sempre, no? Ma dove andiamo quando si arriva? Come si cerca casa? Ce la farò con i soldi? Boh…lo vedremo l’anno prossimo.



Anno Quattro: Parigi! Ci siamo, fervono i preparativi…potrei dilungarmi (come sempre…) con una miriade di aneddoti riguardanti il viaggio, il soggiorno, la Ville, l’ecole, ma non lo farò, non qui. Racconterò solo di quei momenti che hanno avuto a che fare con la mia carriera universitaria.
Fatto stà che si arriva a Parigi, si va a stare da Alain e suo figlio Léo, ex galeotto, già all’età di 17 anni era finito in riformatorio, poi vista la reiterazione del reato se ne è andato in carcere, ora è libero! E ce lo cucchiamo noi…troviamo un’altra casa, una casa nostra, andiamo ad abitare insieme nel Marais, frequentiamo un corso di lingua all’alliance francaise, assolutamente inutile, e finalmente ad ottobre si comincia l’università!
Val-de-seine è un dislocamento dell’accademia di belle arti, della prestigiosa “ecole des beaux art”, e si vede…la struttura è la stessa di 100/200 anni fa, completamente diverso da come si intendiamo noi l’università. Tutto funziona in atelier, ce ne sono molti ed ognuno con un suo MAESTRO che insegna l’ARTE…così per prima cosa scelgo il mio atelier. Non ho la minima idea di quale scegliere! Così mi faccio indirizzare, anzi, prendere per mano da Claudia, una ragazza fiorentina anche lei erasmus conosciuta due secondi fa, che conosceva per sentito dire uno di questi atelier, tale “atelier Bataille”, non lo si trova…alla fine ci compare davanti, e appena vedo dov’è decido che è proprio il mio! Potevo finire solamente lì! All’inizio la nuova formula è divertente, mi sembrano tutti degli artisti bohémienne, vestiti in modi assurdi, con le mani sempre sporche e poi parlano tutti in francese! Che bello…poi però un po mi annoia, almeno dal punto di vista didattico, niente corsi, raramente si vedono dei professori, gli esami non si sa quando ci sono, nessuno che abbia voglia di insegnarti qualcosa, e io mi adagio. Praticamente non faccio niente. In un anno a Parigi credo di essermi svegliato al massimo una decina di volte prima delle 10 (esckuse quelle in cui mi alzavo per fare compagnia a paola finchè faceva colazione, lei ci andava a lezione, per poi tornare a letto). Mi impegnavo a gustarmi quelle cose che sapevo transitorie e che avevano una scadenza ben precisa…così mi godevo la convivenza con paola, che sinceramente andava un po ad alti e bassi, momenti in cui si stava davvero bene, ed altri in cui uno dei due si allontava e le cose andavano un po meno bene. Mi godevo Dimitri e i pomeriggi con lui a bere il caffè, o a fare la gara per chi aveva fatto meno. Mi godevo Parigi in tutta la sua bellezza, non c’era un angolo che non mi piacesse o che non abbia girato.
Ma facendo tutto ciò si arriva alla fine dell’erasmus senza aver fatto un esame! E bisognava farne akmeno tre per avere i soldi della borsa di studio…così da buon italiano mi sono inventato di tutto per farli! Ovviamente facendo gli occhi dolci alla signora dell’ufficio “rapporti internazionali”, raccontando di tutto, ma veramente di tutto, sono riuscito a farmi convalidare qualche esame…quattro per la precisione…quattro senza fare niente! Avrei potuto fare di più, ma poi mi sarei sentito in colpa…quindi mi sono fermato un po più in la del minimo indispensabile.
È l’inizio della fine…la voglia di fare architettura è quasi completamente svanita, e a darmi il colpo finale c’è una bella sorpresa che mi aspetta a casa.



Anno Cinque: a dire il vero la sorpresa non mi aspettava a casa, ma ce l’avevo con me, me la portavo dietro come una bomba. Anzi, a dire il vero, non me la portavo dietro, ma lei mi seguiva, come un terrorista afgano. La sorpresa era paola…due, tre mesi dopo essere tornati ci lasciamo, mi lascia…e cosa c’entra con l’università? Apparentemente niente, ma in realtà c’entra eccome…dopo la sorpresa-novità, niente più esami per quasi un anno, tanta era la tristezza.
I miei capiscono facendo molti sforzi, e mi concedono “l’anno sabbatico”. Tutto riprende verso febbraio, ricomincio a seguire dei corsi, quelli che devo recuperare dall’anno a Parigi, tra cui progettazione architettonica 4. lì conosco Paolo e Pippo, per fortuna…ci tiriamo su a vicenda e ci diamo entusiasmo, decidiamo di fare il progetto insieme, e imparo molto…non dalla professoressa, tale Latour, ma da loro due. Finalmente torno a progettare, a disegnare, pensare e darmi da fare per fare gli esami. Oltre a questo esame ne ho un’infinità da recuperare. Inizio a svegliarmi, a reagire, e decido che è arrivato il momento di finire, così in due sessioni d’esame faccio qualcosa tipo 13 esami! Un sacco, non so come ho fatto, ma ci sono riuscito. Ora mi mancano gli ultimi tre esami e la tesi…posso iniziare a prenderla in considerazione, “ormai ci siamo” ho pensato…col cazzo!




Anno…INFINITO: probabilmente il migliore, quello che mi sta dando più soddisfazioni. già dal nome si dovrebbe capire qualcosa…quest’anno è ovviamente ancora in corso e non ha ancora una conclusione, né tanto meno una prospettiva di conclusione. Comunque, chiedo a Trame di prendermi in tesi, accetta, ma a patto che abbia finito gli esami. “Certo che li ho finiti caro Umberto!”…col cazzo! Me ne mancano ancora tre, ma so che ci posso riuscire a fare tutto, mi conosco, e ho visto il mio exploit dei mesi precedenti, fare tre esami sarà una cazzata! No, affatto, ma ancora non lo sapevo…a marzo-aprile 2006 inizio ufficialmente la tesi, il cui titolo sarà: “Modena Est – una città nella città. Progetto di riqualificazione della piazza centrale nella città giardino.”. fondamentalmente si tratta di un progetto di una piazza e ovviamente degli edifici cha la definiscono, cioè un edificio residenziale, un asilo e una chiesa ortodossa…mi assorbe totalmente, ogni mio pensiero è lì, il mio relatore lo nota e si fa prendere la mano e continua a darmi cose da fare (all’inizio avrei dovuto fare solamente il progetto dell’asilo…).
E gli esami? Beh quelli restano lì…diventano le comiche…si aprono le scommesse su quale sarà l’ultimo. Sono tre, anzi sono quei tre, da subito, da quando avevo seguito i corsi sapevo che sarebbero stati gli ultimi. Sono:

1_ Storia dell’arte moderna
2_ Teorie e storia del restauro
3_Tecnologie della produzione edilizia
Fortunatamente nel frattempo conosco un po’ di persone, alcune delle quali mi spingono, ognuno a suo modo. di sicuro mi fanno bene, e con una in particolare diventa una bella abitudine andare a studiare insieme in aula studio con la felpa blu.
Intanto "qualcuno" si laurea.
Intanto arriva novembre, e si presentano le prime illusioni per laurearsi, così mi metto a preparare tutto, devo fare anche gli esami! Faccio il primo, storia dell’arte, ma dopo un paio di giorni Trame mi dice che non ce la si fa per novembre, sono ancora troppo indietro, è meglio rimandare al prossimo appello, a gennaio magari…
Vada per gennaio, peccato che abbiano soppresso la sessione di lauree di gennaio! Quindi niente da fare, amen, sarà per aprile, ormai è certo…intanto faccio un altro esame, teorie e storia del restauro (Paola ha perso, lei aveva scommesso che questo sarebbe stato l’ultimo, invece no!) e inizio a correre per finire la tesi, ma (durante quest’anno ci sono stati un sacco di ma!) venti giorni prima della presunta laurea il mio caro relatore mi dice che lui la sessione di aprile non l’ha mai fatta, perché lui ha i suoi impegni con la professione e la sessione di aprile in sostanza gli è in mezzo ai coglioni, così non si fa niente neanche questa volta…sarà per luglio…intanto mi manca l’ultimo esame, lo faccio l’ultimo giorno utile per potermi laureare nella sessione di luglio, ma lo faccio! È gran festa, gli esami sono finiti…TUTTI! Dai, cazzo, ci sono! Naaaaaaa…consegno tutto quello che c’è da consegnare per laurearmi, e aspetto la firma delle tavole da parte dell’ormai caro Umbertone Trame, ma…ma il giorno prima dell’apertura delle consegne degli elaborati di tesi in segreteria cosa succede? Mi chiamano dalla segreteria per dirmi che non ho pagato una mora di 50 euro per il ritardo del pagamento di una tassa e così non mi fanno laureare perché ormai era troppo tardi e non potevano più inserire i miei dati…e che cazzo, basta! Ma allora facevano bene a chiamarmi calimero…beh, ormai gli esami sono fatti, la tesi è quasi finita, mi laureo la prossima volta, ormai è tutto apposto…sessione di laurea ottobre 2007…arriva settembre e dopo la pausa estiva, che poi, pausa per modo di dire! O almeno per me, gli unici giorni di pausa sono state due giornate a Castellina, per il resto sempre davanti al pc a finire la tesi, che ormai è diventato il mio lassativo preferito! Informazione personale, io sono stitico, e ormai quando sono tre o quattro giorni che non vado di corpo (è un’espressione che odio…meglio dire che non cago, no?) mi siedo sul cesso e inizio a pensare alla mia tesi…dovreste (ma so che non vorreste) sentire come viene giù!!! Comunque, arriva settembre, e Trame praticamente non lo vedo mai. Faccio revisioni col suo assistente, ma lui niente…si presenta giusto un paio di volte e poi basta, mah…poco male, ormai è tutto finito. Certo, se lui mi desse la sua opinione non sarebbe male, ma Kiss-enefrega! Anche lui ormai non potrà più vederla e gli verrà la nausea a sapere che sto andando a trovarlo per l’ennesima volta…forse…credevo che la nausea che aveva fosse causata dalla mia miracolosa tesi, tra me e me pensavo “credevo di aver fatto un progetto architettonico, invece ho creato in laboratorio un nuovo falqui! È meglio della cascada sagrada! (il mio lassativo preferito n.d.r.)”, invece no, la sua nausea era causata da altro. Quindici giorni prima della laurea viene ricoverato in ospedale!
E io continuo a rimanere a guardare gli altri che vanno avanti mentre resto fermo…

To be continued…I hope…


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