BLOG MENU:



Don Marco, 28 anni
spritzino di Vicenza
CHE FACCIO? Sacerdote
Sono sistemato

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO



HO VISTO



STO ASCOLTANDO



ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata

Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


[url=http://www.s

BOOKMARKS


Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti!

UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 95761 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



Monday, October 15, 2007 - ore 12:04



(categoria: " Riflessioni ")


XXVIII^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
"Vietato farsi infinocchiare"

Roma - Vedi, Stefano. Gesù di Nazareth è un figo! C’è poco da sbuffare. E ieri, piano piano, con sottile discrezione e puntualità strepitosa, t’ha fatto capire che il suo Regno, nonostante tutto, riesce ancora ad affascinare.
Ieri, a Buona Domenica, l’avrai notato pure tu: c’era nebbia, la luce artificiale ha dato cenno di cedimento. Lo spettacolo ha cominciato ad annoiare la platea e i battimani si sono via via tramutati in un imbarazzato silenzio. Complice la presenza di Emanuela Falcetti, Alessandra Mussolini e Massimo Maffei. Diciamolo economicamente, così lo capiscono anche i grandi: da 10.000 euro ti spegni a 5.000 euro. Che poi diventeranno 2.500. 1250... e così via. Peccato che non stiamo guardando i pacchi di Affari tuoi, bensì un uomo (se vuoi chiamalo pure "don") che da bambino aveva inseguito un Amore.
Non ti preoccupare. La televisione ti chiede solo d’attendere. Pure lei ha lanciato segnali di fumo: il cachet scende, Milingo è bloccato alla frontiera ma, soprattutto, la fantasia scricchiola.
Peccato per il sacerdozio: stregato dal "Saranno famosi" di Maria de Filippi gli è sfuggito il "Saranno beati" di Gesù di Nazareth.
Tu prega per me: perchè se un prete è santo fa nascere la nostalgia della santità. Se un prete, invece,... (finisci tu)!

di don Marco Pozza

Che la vita sia una “fantastica storia”, nessuno ne può dubitare. Ma ci son situazioni che quando sopraggiungono t’innervosiscono e basta. Ci sono occasioni nelle quali vorresti semplicemente non esserci: ci sei ma senti di voler sparire. Se sei maestra…quando un bambino t’azzera con un quesito. Se sei apprendista manager… quando l’ultimo arrivato, rimboccandosi le maniche, t’ha superato. Se sei donna in carriera… quando quell’altra collega in due mosse t’ha strappato la scena. Se sei prete...quando Emanuela Falcetti e Alessandra Mussolini ti supplicano di andartene per non disturbare l’aria con fumi inquinanti. Oppure quando un gesto d’affetto disarma la tua rabbia. Quando la tua invidia viene messa a tacere da un gesto spontaneo. Son momenti tremendi, perché ti fanno sentire inadatto. Ti trovi buttato per terra. Senti d’essere un pover’uomo.
Capita! Capita così spesso nel variopinto universo dell’umanità che l’uomo non s’accorge nemmeno più. C’ha fatto l’abitudine!


Naaman è straniero. Cioè non è figlio di terra israelita. Non appartiene al popolo scelto da Dio. Straniero, cioè fuori dai confini. Di un altro paese: quindi immigrato, forestiero, clandestino! Nell’animo alimenta un’esigenza: redimersi dalla lebbra! Che è il capolavoro di Satana. Lui, come un antico mago, nella sua spelonca smontò il corpo dell’uomo nei suoi tessuti e nelle sue fibre, ne spiò ogni nervo, ne scrutò le ossa e le midolla perché in quella vittima il dolore potesse volteggiare a piacimento. Un corpo vivo a lottare contro un dolore straziante: la morte è una festa di fronte a ciò che Satana brevettò quel giorno. La demenza, riflettendosi, si scopre saggezza. Naaman è un lebbroso dal volto guercio e bucherellato: erra come vagabondo destando ribrezzo e fuga come sentenza al suo passaggio. Lì, nella terra che gli ha dato natali, sopravvivenza e giorni da colorare, nessuno lo guarisce. E’ allora che diventa forestiero. S’allontana dai confini della terra di Siria e batte sentieri estranei. Un giorno s’imbatte in Eliseo, profeta parlante su commissione di Dio, che gli ordina di lavarsi nel Giordano. Una presa in giro? Forse. Ma Naaman posticipa questo dubbio e si fida. S’immerge e ne esce rinnovato: “la sua carne – si legge nella prima lettura - ridivenne come la carne di un giovinetto”. Scompare la lebbra, nasce spontanea la gratitudine ma Eliseo non nutre esigenza alcuna: è solo strumento nelle mani dell’ Artista di misericordia. Creda solo a quel Dio di cui gli ha parlato. Luminoso il gesto di questo siro forestiero in Israele: chiede di caricare due muli con sacchi della terra d’Israele per poggiare in aeternum i piedi su quella terra benedetta una volta tornato nella patria natìa. In un gesto semplicissimo…la ricchezza di una fede che sa ringraziare. Cioè che celebra la vera Eucaristia.


Storie di stranieri e profumo di forestieri risuonano pure tra le righe di papiro del Vangelo. Storia di dieci lebbrosi marcianti verso Gerusalemme. Nessuno li avvicina: la pietà muore a un raggio di qualche metro dalle loro piaghe. Lo riconoscono e, tenutisi a distanza, Gl’innalzano una preghiera bellissima: “Gesù, Maestro, abbi pietà di noi”! La nullità implora la potenza. Cristo s’approssima nel fisico, nell’animo. Nel cuore. Cristo s’avvicina e li guarisce. Non uno. Non tre. Non tutti tranne uno. No! Ne guarisce dieci su dieci: perché il miracolo sappia di completezza. Ne guarisce dieci, ma uno solo si salva. Perché? Cristo stesso se lo chiede: “Ne sono stati guariti dieci: e dove sono i nove?”. Una frase terribile: non si muove foglia. Bestie e uomini s’arrestano. Quando Cristo, all’unico tra i lebbrosi guariti presentatosi all’appuntamento del grazie scaricò questa domanda, l’uomo non mosse ciglio. Confuso, tremava aggrappato ai suoi piedi. Forse imbarazzato: ma chissà perché. “Dove sono i nove?”. Cristo attende, e la sua attesa stavolta sembra impregnata d’ostinazione. Si vede che li sta proprio aspettando! E questa, forse, è una delle pause più lunghe di cui il Vangelo conservi ricordo. Anche gli altri devono arrivare: impossibile che manchino all’appuntamento del grazie. E nel silenzio sembra viaggiare la voce di Cristo che, uno ad uno, l’interpella con l’interrogativo che denudò Adamo all’aurora della creazione: “Adamo, dove sei?”.


Semplice, Signore: ognuno è tornato ai suoi affari. Chi faceva il ladro ha continuato a fare il ladro. Chi beveva è ritornato nelle taverne. Chi peccava di lussuria è tornato a rintanarsi nelle alcove, muovendosi meglio di prima. Chi mercanteggiava s’è ributtato nei mercati di città. Così come l’innamorato sarà ri-tornato dalla sua amata, l’orgoglioso a specchiarsi nel suo specchio. Dove sono? Sono là, dove lebbra li aveva colpiti. Sono in giro per il mondo: perché la vita, istantaneamente, ha ripreso proprio laddove era stata bruscamente interrotta.
Uno solo, riconosciutosi ri-nato, torna indietro e rende grazie. E lo fa in maniera delicata, traboccante di tenerezza. Quasi umiliandosi: “cadde sulla faccia presso i suoi piedi rendendo grazie a lui”. Abbraccia i piedi di Cristo, come Naaman strappò al suolo quel cumulo di terra intrisa di divinità. Sempre da terra si ri-parte, perché dalla terra siamo nati. Come le donne che il mattino di Pasqua Gli cingeranno i piedi con le loro mani. Non solo lo ringrazia. Fa di più: lo adora. I piedi di Cristo: l’incrocio in cui splende la salvezza dello straniero. L’evangelista aggiunge una precisazione imprudente nella sua tristezza: “e questi era samaritano”. Cioè era come Naaman: forestiero, clandestino, sbeffeggiato perché doppiamente deplorevole: lebbroso e straniero. Eppure solo lì splende la salvezza: tutti guariti, uno solo salvato! “Alzati e và, la tua fede ti ha salvato”. Che peccato l’assenza degli altri, di quelli di casa, del popolo di Cristo! Non s’accorgono che la lebbra è sparita, ma la pelle è rimasta vecchia. Solo uno straniero è rinato dentro! Per la potenza di un grazie.
Che peccato! Ma questa è la percentuale: uno su dieci. Non che guarisce, ma che sa ringraziare. Che sa, quindi, sorridere. Gioire. Seminare speranza. Perché dire grazie è sentirsi liberi, nella pace interiore, con un animo sereno. Ma quand’è così? Quante facce funeree invece, quanti problemi miseri che appaiono mastodontici, quanti sensi di colpa e caterve di rimproveri che caratterizzano continuamente invece la nostra vita di giovani cristiani, incapaci di dire nei modi e nei tempi giusti che – semplicemente – incontrare Dio, avvertire la sua presenza, cercarlo pure quando non si fa trovare, importunarlo pure quando il suo silenzio suscita rabbia o forse solo delusione, non è una sfortuna, ma la cosa più bella che ti possa capitare. Ma se manchiamo di grazie manca la gioia. E se manca la gioia viene meno la credibilità. E se manca la credibilità rimane una semplice domanda: perché dovrebbero crederci?


Siamo tutti lebbrosi avvicinati e guariti da Cristo, ma quanti di noi si salveranno?
Il Vangelo parla chiaro: solo chi saprà ringraziare! Perché nessuno è così ricco da poterne fare a meno e nessuno è così povero da non poterlo dare.
Persino il Signore non vuol farsi infinocchiare

GOD BLESS YOU!


LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30