
il Manzo, 26 anni
spritzino di Milano
CHE FACCIO? ancora Medicina e Chirurgia
Sono sistemato
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"Lunario dei giorni d’amore"
Vabbè, non c’è nemmeno da dirlo, il Genio...
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sento le voci...e ovviamente loro
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
"di moda è quello che indossiamo noi; fuori moda è quello che indossano gli altri".
ORA VORREI TANTO...
essere altrove...

uccidere Lillo il cannebbastardo!!!
STO STUDIANDO...
un modo per ritrovarmi
OGGI IL MIO UMORE E'...
"estatico"
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
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Monday, October 15, 2007 - ore 18:13
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io non ho lanima...sono lucifero Barcollo ma porcoxxx se mollo! (la saggezza del Bumba alle volte mi lascia disarmato!) Mi ritiro per un po...ci vediamo...prima o poi...
Son luce ed ombra; angelica
farfalla o verme immondo
sono un caduto cherubo
dannato a errar sul mondo,
o un demone che sale,
affaticando l’ale,
verso un lontano ciel.
Ecco perché nell’intime
cogitazioni io sento
la bestemmia dell’angelo
che irride al suo tormento,
o l’umile orazione
dell’esule dimone
che riede a Dio, fedel.
Ecco perché m’affascina
l’ebbrezza di due canti,
ecco perché mi lacera
l’angoscia di due pianti,
ecco perché il sorriso
che mi contorce il viso
o che m’allarga il cuor.
Ecco perché la torbida
ridda de’ miei pensieri,
or mansueti e rosei,
or violenti e neri;
ecco perché con tetro
tedio, avvincendo il metro
de’ carmi animator.
O creature fragili
dal genio onnipossente!
Forse noi siamo l’homunculus
d’ un chimico demente,
forse di fango e foco
per ozioso gioco
un buio Iddio ci fe’.
E ci scagliò sull’umida
gleba che c’incatena,
poi dal suo ciel guatandoci
rise alla pazza scena
e un dì a distrar la noia
della sua lunga gioia
ci schiaccerà col pie’.
E noi viviam, famelci
di fede o d’altri inganni,
rigirando il rosario
monotono degli anni,
dove ogni gemma brilla
di pianto, acerba stilla
fatta d’acerbo duol.
Talor, se sono il demone
redento che s’india,
sento dall’alma effondersi
una speranza pia
e sul mio buio viso
del gaio paradiso
mi fulgureggia il sol.
L’illusion-libellula
che bacia i fiorellini,
-l’illusion-scoiattolo
che danza in cima i pini,
-l’illusion-fanciulla
che trama e si trastulla
colle fibre del cor,
viene ancora a
sorridermi
nei dì più mesti e soli
e mi sospinge l’anima
ai canti, ai carmi, ai voli;
e a turbinar m’attira
nella profonda spira
dell’estro ideator.
E sogno un’Arte eterea
che forse in cielo ha norma,
franca dai rudi vincoli
del metro e della forma,
piena dell’Ideale
che mi fa batter l’ale
e che seguir non so.
Ma poi, se avvien che l’angelo
fiaccato si ridesti,
i santi sogni fuggono
impauriti e mesti;
allor, davanti al raggio
del mutato miraggio,
quasi rapito, sto:
e sogno allor la magica
Circe col suo corteo
d’alci e di pardi, attoniti
nel loro incanto reo.
E il cielo, altezza impervia,
derido e di protervia
mi pasco e di velen.
E sogno un’Arte reproba
che smaga il mio pensiero
dietro le basse immagini
d’un ver che mente al Vero
e in aspro carme immerso
sulle mie labbra il verso
bestemmiando vien.
Questa è la vita! L’ebete
vita che c’innamora,
lenta che pare un secolo,
breve che pare un’ora;
un agitarsi alterno
fra paradiso e inferno
che non s’accheta più!
Come istrion, su cupida
plebe di rischio ingorda,
fa pompa d’equilibrio
sovra una tesa corda,
tal è l’uman, librato
fra un sogno di peccato
e un sogno di virtù.
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