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Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Monday, October 15, 2007 - ore 18:46


Venezismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Doveva essere un domenica diversa dal solito, lontana dall’inedia e la noia trevigiana. Con tre storici, coraggiosi, alcolizzati amici, ovvero la Lauretta, Paolo il Pappa e Ale Zanin, ci siamo ganizzati in un batter d’occhio (nonostante numerosi rifiuti e relativi dubbi anche da parte nostra), ed eccoci finalmente lasciare la vecchia, solita, maledetta Treviso.
Abbiamo preso il treno nel primo pomeriggio, dopo aver ovviamente contattato amici residenti, e ci siamo stanziati a Venezia girandola in lungo, in largo, per terra e per mare. Le nostre Cicerone (femm. plur.) ci hanno accompagnate a fare il giro di bacari, per rifocillare le nostre stanche membra dopo la camminata iniziale. Peccato che per fare i bacari abbiamo camminato tre volte tanto l’iniziale passeggiata, e ci siamo devastati nel corpo e nella mente, obnubilata di prosecco, cioccolato e fritto. Abbiamo anche preso una grossa gondola nera per attraversare il canale, e per il modico prezzo di 50 cent ho scattato queste bellissime foto.


Simonetta, Ale, Pappa


Laura, Sabina, Simonetta


Io mossa fatta da Pappa


Io da sola perchè l’altra era mossa e volevo una foto


Questa foto si chiama Il sogno


Particolare del sogno


Siamo riusciti quindi a prendere in corsa il treno delle 21.56, arrivando ignari in stazione quando l’orologio segnava le 21.55. La corsa ci aveva ridotti a 4 larve umane, ma la prospettiva di un caldo comodo morbido letto ci riempiva il cuore di gioia. Arrivati a Treviso accompagniamo Ale alla Smart, e ci dirigiamo verso la macchina di Paolo che deve a sua volta accompagnarmi alla mia, parcheggiata un po’ più distante, tipo dall’altra parte della città. Quando udiamo Paolo pronunciare le seguenti parole: “non parte”. Cosa vuol dire non parte? In che senso non parte? Cioè, quanto "non parte"???
Non vi posso riportare le esatte frasi di Pappa perché mentre lui dava spiegazioni, nella mia mente passavano solo folte bestemmie che si confondevano con le sue parole. Scatta la chiamata ad Ale, invocando il suo ritorno senza preannunciargli l’infausto evento. Lui corre in nostro soccorso e trova tre persone piegate da una risata nervosa che avrebbe potuto infastidire un monaco.
Facciamo salire la creatura più leggera in macchina (Laura), noi 3 dietro a spingere. Niente
Facciamo salire la creatura più esperta in macchina (Ale), noi 3 dietro a spingere. Niente.
La rassegnazione si impadronisce di noi per qualche minuto. Ci mettiamo in mezzo alla strada a fermare auto per chiedere se hanno i cavi per la batteria. Nessuno li ha, alcuni avventori non sanno nemmeno della loro esistenza. Rischiamo la vita con un paio di stronzi che fingono di investirci per dare una svolta simpatica alla loro serata, complimenti, che ideona. Stiamo per arrenderci quando passa una pattuglia della polizia, li fermiamo in preda alla disperazione ma neanche loro hanno i cavi. Ci aiutano però a spingere l’auto, di nuovo, inutilmente. È davvero a terra, non parte, non funziona nulla.
Ale e la Laura tornano indietro alla macchina di Ale e vanno a casa della Laura a prendere i cavi. Io e Paolo rimaniamo seduti sul bordo del marciapiede accanto alla sua Clio blu, accostata diagonalmente. Dopo 15 minuti arriva una telefonata, è la Laura. Si chiarisce per qualche interminabile secondo con Paolo, finché lui non mi dice: andiamo. Scusa, e dove? A prendere la tua, con la Smart non si può.
Attraversiamo quindi a piedi la città, sostando da un ambulante Gino Panino per prendere una birra. Ce la beviamo per strada, smezzata. Il terrore si impadronisce di me quando realizzo che forse ho parcheggiato in zona disco orario. Sarebbe il giusto coronamento di una grandiosa giornata. Invece no, tutto liscio. Saliamo in macchina, la mia gustosa Micra rossa senza luce interna. Beviamo la birra, io mentre guido, lui seduto accanto a me. Ormai niente ci può scalfire.
Arriviamo alla macchina. Ci rendiamo conto che sono costretta ad entrare contromano per posizionarmi frontalmente alla Clio di Pappa. Contromano. Va bene, io segno tutto. Arriva Steven in tutto il suo splendore a sbirciare, rammaricato di essersi perso Ale Pappa e due poliziotti che spingonoo una macchina con la Laura dentro, e io dalla portiera dell’auto a comunicare alla Laura i cambi di marcia e gas perché non sentiva bene. Siamo al completo. Vuole venire qualcun altro?


L’immagine simbolo, emblema della nostra giornata

Quindi il progetto, il nostro programma domenicale, è stato ampiamente rispettato. Novità, imprevisti, fuga dalla quotidianità, evitando i soliti posti che conosciamo a memoria, inebriandoci di vino e fritto, crepe e cioccolato: tutto alla perfezione. Io ci ho pure guadagnato un fantastico libro.

E un vistoso ematoma sulla coscia.



No, non vi dico come l’ho fatto. Non vi dico che mentre facevamo retro con la macchina la macchina ha sterzato troppo intrappolandomi a pochi cm da un marciapiede, sul cui spigolo sono violentemente caduta, non ve lo dirò. Inutile che insistete. Non lo saprete mai.


Per il mio amore dall’altra parte del mondo che se no si preoccupa. Vedi, non è nero come quello che mi ero fatta l’altra volta nello stesso identico punto, ma in maniera diversa. La cosa singolare sono quelle righe rosse, che corrispondono alle varie costituenti del bordo del marciapiede. La cosa davvero divertente è che continua a cambiare colore, adesso è viola. E molto più scuro di come è risultato in foto.
Mi ami tantissimo adesso, vero?


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