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Wednesday, October 17, 2007 - ore 14:28
(categoria: " Vita Quotidiana ")
QUESTA E UNA DELLE INTERVISTE CHE IO AMO DI PIU E CHE DIMOSTRANO LA GRANDE SAGGEZZA DI QUESTO PERSONAGGIO.
IL TEMA E DELICATO. UN TEMA CHE A ME STA MOLTO A CUORE E CHE INVECE PURTROPPO VIENE TROPPO BANALIZZATO MA IO NON HO MAI AVUTO PAURA DI AFFRONTARLO.
NON VUOLE ESSERE UNA CRITICA O UNO SLOGAN ALLA MORALITA.
E SOLO UN PEZZO DI LIBERA INFORMAZIONE IN PIU CHE UNO PUO DECIDERE DI ASCOLTARE O NO

Alla vigilia del referendum del 1981, il Corriere della sera pubblicò unintervista di Giulio Nascimbeni a Norberto Bobbio. Eccola
Quali diritti e quali doveri sono in conflitto?
«Innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. E lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dellaborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte allaborto».
Lei parlava di diritti, non di un solo diritto
«Cè anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E cè un terzo diritto: quello della società. Il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere superpopolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite».
Non le sembra che, così posto, il conflitto fra questi diritti si presenti pressoché insanabile?
«E vero, sono diritti incompatibili. E quando ci si trova di fronte a diritti incompatibili, la scelta è sempre dolorosa».
Ma bisogna decidere
«Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati.
Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare laborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere allaborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere».
Quali critiche nuove alla legge 194?
«Al primo articolo è detto che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile. Secondo me, questo diritto ha ragione dessere soltanto se si afferma e si accetta il dovere di un rapporto sessuale cosciente e responsabile, cioè tra persone consapevoli delle conseguenze del loro atto e pronte ad assumersi gli obblighi che ne derivano. Rinviare la soluzione a concepimento avvenuto, cioè quando le conseguenze che si potevano evitare non sono state evitate, questo mi pare non andare al fondo del problema. Tanto è vero che, nello stesso primo articolo della 194, è scritto subito dopo che linterruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite».
E se, abrogando la legge 194, si tornasse ai "cucchiai doro", alle "mammane", ai drammi e alle ingiustizie dellaborto clandestino? Laborto è una triste realtà, non si può negarla.
«Il fatto che laborto sia diffuso, è un argomento debolissimo dal punto di vista giuridico e morale. E mi stupisce che venga addotto con tanta frequenza. Gli uomini sono come sono: ma la morale e il diritto esistono per questo. Il furto dauto, ad esempio, è diffuso, quasi impunito: ma questo legittima il furto? Si può al massimo sostenere che siccome laborto è diffuso e incontrollabile, lo Stato lo tollera e cerca di regolarlo per limitarne la dannosità. Da questo punto di vista, se la legge 194 fosse bene applicata, potrebbe essere accolta come una legge che risolve un problema umanamente e socialmente rilevante».
Esistono azioni moralmente illecite ma che non sono considerate illegittime?
«Certamente. Cito il rapporto sessuale nelle sue varie forme, il tradimento tra coniugi, la stessa prostituzione. Mi consenta di ricordare il Saggio sulla libertà di Stuart Mill. Sono parole scritte centotrentanni fa, ma attualissime. Il diritto, secondo Stuart Mill, si deve preoccupare delle azioni che recano danno alla società: il bene dellindividuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente ».
Questo può valere anche nel caso dellaborto?
«Dice ancora Stuart Mill: Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, lindividuo è sovrano. Adesso le femministe dicono: Il corpo è mio e lo gestisco io. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio.
Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare laborto. Lindividuo è uno, singolo. Nel caso dellaborto cè un altro nel corpo della donna.
Il suicida dispone della sua singola vita. Con laborto si dispone di una vita altrui».
Tutta la sua lunga attività, professor Bobbio, i suoi libri, il suo insegnamento sono la testimonianza di uno spirito fermamente laico.
Immagina che ci sarà sorpresa nel mondo laico per queste sue dichiarazioni?
«Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il non uccidere. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e lonore di affermare che non si deve uccidere».
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