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Saturday, October 20, 2007 - ore 08:46


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Riflessioni ")


MEMENTO VIVERE
"Sguardi che s’incrociano per evitarsi"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 20 ottobre 2007, pag. 6

Per i ciclisti è semplicemente un “muro” su cui firmare gesti atletici. Per gli artisti è una piazza nella quale esibire capacità canore. Per gli amanti dell’arte è una chiesa da contemplare nella sua armonica dolcezza. Per me rimane il segno visibile di quella fede appresa dalla sapienza degli anziani. Il santuario di Monte Berico è questo. E’ molto di più: è lo sguardo di una donna che nasconde sotto il suo mantello la frenesia di una Vicenza spietatamente di corsa. Cittadini di una cultura che predica la morte di Dio, la fede semplice della nostra gente rimane baluardo di una civiltà passata alla quale dovremmo più spesso rinfrescare le nostre radici. Ma perchè inginocchiarci quando un’aria anonima vuol far apparire ridicola la nostra fede? J. Evola scrive: “ Ad un’unica cosa si badi: a rimanere in piedi in un mondo di rovine”.
Se è vero che non ci fidiamo più dell’anima per i troppi tentativi falliti, la preghiera rimane un’arma potentissima per non smarrire la vicinanza con noi stessi nell’ammasso del mondo. Pensare d’essere operativi senza pregare è come decidere di sollevarsi da terra tirandoci per i capelli. Ma oggi la preghiera sembra fuori luogo: il sospetto che Dio nasconda qualcosa in vista della nostra felicità ha sponsorizzato il peccato originale. Ma è anche l’origine di ogni nostro distacco dalla spiritualità.


Con il prezzo – parafrasando una considerazione di U. Galimberti – che i nostri sguardi si incontrano ma molto spesso solo per evitarsi. Il santuario custodisce la storia di una donna meravigliosa, Maria di Nazareth. Una ragazza i cui pensieri non erano campati in aria, i cui gesti erano nascosti dentro il perimetro delle cose concrete. Anche se andava in estasi, non si sentiva dispensata dalla fatica di stare con i piedi per terra. Maria pregava ma non ha mai vissuto il dramma di non sapere chi era o di tremare per non riuscire a diventare ciò che sognava.
Nel 1951 Giorgio La Pira fu eletto per la prima volta sindaco di Firenze. Subito domandò a 21 monasteri di clausura di pregare ogni giorno per il suo comune. Nel discorso d’insediamento disse: “Abbiamo ventun comunità puntate verso il cielo”. Ogni mattina sostava a lungo a pregare prima di andare in municipio. Ripeteva: “Come potrei stare con questo popolo nel nome di Dio, se non stessi in preghiera con Dio?”.
In ginocchio. Per innalzarci!


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