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Saturday, October 20, 2007 - ore 13:39
la Bellezza
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cosa dobbiamo fare per indurre il mondo a seguire la propria inclinazione per la pace?
Su questo l’Iliade ha qualcosa da insegnare e lo fa nel suo tratto più evidente e scandaloso, quello guerriero e maschile:
canta la BELLEZZA della guerra e lo fa con una forza ed una passione memorabili: eroi splendidi, morti disegnate su altari, fascinazione per le armi, ammirazione per la bellezza estetica dei movimenti degli eserciti. Gli animali nella guerra sono bellissimi e la natura è solenne quando chiamata a fare da cornice al massacro. Persino i colpi e le ferite sono cantate come opere superbe di un artigianato paradossale.
Sembra che solo nell’atrocità dello scontro tutto, dagli uomini alla terra, trovi il momento di sua più alta realizzazione estetica e morale.
L’Iliade ci costringe a ricordare che per millenni la guerra è stata, per gli uomini, la circostanza in cui la vita sprigionava tutta la sua potenza e verità. Era quasi l’unica possibilità di cambiare il proprio destino, trovare la verità di se stessi, per raggiungere un’alta consapevolezza etica. Di contro alle anemiche emozioni della vita, alla mediocre statura morale della quotidianità, la guerra rimetteva in moto il mondo gettando gli individui al di la dei consueti confini.
Ancora oggi, in un tempo in cui per la maggior parte degli umani l’ipotesi di scendere in battaglia è poco più che assurda, si continua ad alimentare attraverso guerre combattute per procura da soldati professionisti, il vecchio braciere dello spirito guerriero, tradendo l’incapacità a trovare un senso, nella vita, che possa fare a meno di quel momento di verità. L’Iliade raccontava questo sistema di pensiero e questo modo di sentire raccogliendolo in un senso sintetico e perfetto: la BELLEZZA.
Quel che forse l’Iliade suggerisce è che nessun pacifismo, oggi, deve dimenticare o negare quella BELLEZZA.
Dire ed insegnare che la guerra è un inferno e basta è una dannosa menzogna. E’ necessario ricordarsi che la guerra è un inferno: ma BELLO.
Da sempre gli uomini ci si buttano come falene attratte dalla luce mortale del fuoco.
Per questo, oggi, il compito di un vero pacifismo dovrebbe essere non tanto demonizzare all’eccesso la guerra, quanto capire che solo quando saremo capaci di un’altra BELLEZZA potremo fare a meno di quella che la guerra da sempre ci offre. Dimostrare di essere capaci di rischiare la penombra dell’esistenza, senza ricorrere al fuoco della guerra. Dare un senso forte alle cose senza portarle sotto la luce, accecante, della morte. Poter cambiare il proprio destino senza doversi impossessare di quello di un altro; conoscere l’emozione, anche quella più vertiginosa, senza ricorrere al doping della guerra o al metadone delle piccole violenze quotidiane.
Un’ALTRA BELLEZZA se capite quel che voglio dire.
Oggi la pace è poco più di una convenienza politica: non è certo un sistema di pensiero e un modo di sentire veramente diffusi. Si considera la guerra un male da evitare, certo, ma si è ben lontani da considerarla un male assoluto: alla prima occasione, foderata di begli ideali, scendere in battaglia ridiventa un’opzione realizzabile.
Continuano a schiantarsi, le falene, nella luce del fuoco.
Una reale, profetica e coraggiosa ambizione alla pace io la vedo soltanto nel lavoro paziente e nascosto di milioni di artigiani che ogni giorno lavorano per suscitare un’ALTRA BELLEZZA, e il chiarore di luci, limpide, che non uccidono.
Un’impresa utopica che presuppone una vertiginosa fiducia nell’uomo.
Riusciremo prima o poi a portar via Achille da quella micidiale guerra. E non saranno la paura né l’orrore a riportarlo a casa. Sarà una qualche, diversa, BELLEZZA, più accecante della sua e infinitamente più mite.
[confusionariamente tratto dal libro: Omero, Iliade di A.Baricco]
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