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TRAMAIO, ?? anni spritzino di PADOVA CHE FACCIO? alè alè alè Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ]
STO LEGGENDO LETTI: un milione di piccoli pezzi ;autobiografia di una zucchina;la cattedrale del mare;tokio soup; come si sbriciola un biscotto?;delitti pitagorici;l’eleganza del riccio,La solitudine dei numeri primi DOVREI LEGGERE: I delitti della settimana santa HO VISTO una zucca da record, 147 kg STO ASCOLTANDO onnivoro di musica... ABBIGLIAMENTO del GIORNO jeans rotti e maglietta ORA VORREI TANTO... essere al mare e/o sopra ad una tavola da snow STO STUDIANDO... inglese OGGI IL MIO UMORE E'... cazzo cazzo cazzo ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO...
PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
Wednesday, October 24, 2007 - ore 12:45 LA MIA COSCIENZA [...]Intanto, per quietarla, mentii e le dichiarai chio non ci pensavo nemmeno, che non avevo piú voglia di leggere e preferivo di far quattro chiacchiere con lei. La feci sedere a me in faccia. Proprio, mi ripugnava con quel suo aspetto da vecchia e gli occhi giovanili e mobili come quelli di tutti gli animali deboli. Compassionavo me stesso, per dover sopportare una compagnia simile! È vero che neppure in libertà io so scegliere le compagnie che meglio mi si confacciano perché di solito sono esse che scelgono me, come fece mia moglie. Pregai Giovanna di svagarmi e poiché dichiarò di non sapermi dir nulla che valesse la mia attenzione, la pregai di raccontarmi della sua famiglia, aggiungendo che quasi tutti a questo mondo ne avevano almeno una. Essa allora obbedí e incominciò col raccontarmi che aveva dovuto mettere le sue due figliuole allIstituto dei Poveri. Io cominciavo ad ascoltare volentieri il suo racconto perché quei diciotto mesi di gravidanza sbrigati cosí, mi facevano ridere. Ma essa aveva unindole troppo polemica ed io non seppi ascoltarla quando dapprima volle provarmi chessa non avrebbe potuto fare altrimenti data lesiguità del suo salario e che il dottore aveva avuto torto quando pochi giorni prima aveva dichiarato che due corone al giorno bastavano dacché lIstituto dei Poveri manteneva tutta la sua famiglia. Urlava: - E il resto? Quando sono state provviste del cibo e dei vestiti, non hanno mica avuto tutto quello che occorre! - E giú una filza di cose che doveva procurare alle sue figliole e che io non ricordo piú, visto che per proteggere il mio udito dalla sua voce stridula, rivolgevo di proposito il mio pensiero ad altra cosa. Ma ne ero tuttavia ferito e mi parve di aver diritto ad un compenso: - Non si potrebbe avere una sigaretta, una sola? Io la pagherei dieci corone, ma domani, perché con me non ho neppur un soldo. Giovanna fu enormemente spaventata della mia proposta. Si mise ad urlare; voleva chiamare subito linfermiere e si levò dal suo posto per uscire. Per farla tacere desistetti subito dal mio proposito e, a caso, tanto per dire qualche cosa e darmi un contegno, domandai: - Ma in questa prigione ci sarà almeno qualche cosa da bere? Giovanna fu pronta nella risposta e, con mia meraviglia in un vero tono di conversazione, senzurlare: - Anzi! Il dottore, prima di uscire mi ha consegnata questa bottiglia di cognac. Ecco la bottiglia ancora chiusa. Guardi, è intatta. Mi trovavo in condizione tale che non vedevo per me altra via duscita che lubriachezza. Ecco dove maveva condotto la fiducia in mia moglie! In quel momento a me pareva che il vizio del fumo non valesse lo sforzo cui mero lasciato indurre. Ora non fumavo già da mezzora e non ci pensavo affatto, occupato comero dal pensiero di mia moglie e del dottor Muli. Ero dunque guarito del tutto, ma irrimediabilmente ridicolo! Stappai la bottiglia e mi versai un bicchierino del liquido giallo. Giovanna stava a guardarmi a bocca aperta, ma io esitai di offrirgliene. - Potrò averne dellaltro quando avrò vuotata questa bottiglia? Giovanna sempre nel piú gradevole tono di conversazione mi rassicurò: - Tanto quanto ne vorrà! Per soddisfare un suo desiderio la signora che dirige la dispensa dovrebbe levarsi magari a mezzanotte! Io non soffersi mai davarizia e Giovanna ebbe subito il suo bicchierino colmo allorlo. Non aveva finito di dire un grazie che già laveva vuotato e subito diresse gli occhi vivaci alla bottiglia. Fu perciò lei stessa che mi diede lidea di ubriacarla. Ma non fu mica facile! Non saprei ripetere esattamente quello chessa mi disse, dopo aver ingoiati varii bicchierini, nel suo puro dialetto triestino, ma ebbi tutta limpressione di trovarmi da canto una persona che, se non fossi stato stornato dalle mie preoccupazioni, avrei potuto stare a sentire con diletto. Prima di tutto mi confidò chera proprio cosí che a lei piaceva di lavorare. A tutti a questo mondo sarebbe spettato il diritto di passare ogni giorno un paio dore su una poltrona tanto comoda, in faccia ad una bottiglia di liquore buono, di quello che non fa male. Tentai di conversare anchio. Le domandai se, quandera vivo suo marito, il lavoro per lei fosse stato organizzato proprio a quel modo. Essa si mise a ridere. Da vivo suo marito laveva piú picchiata che baciata e, in confronto a quello chessa aveva dovuto lavorare per lui, ora tutto avrebbe potuto sembrarle un riposo anche prima chio a quella casa arrivassi con la mia cura. Poi Giovanna si fece pensierosa e mi domandò se credevo che i morti vedessero quello che facevano i vivi. Annuii brevemente. Ma essa volle sapere se i morti, quando arrivavano al di là, risapevano tutto quello che quaggiú era avvenuto quandessi erano stati ancora vivi. Per un momento la domanda valse proprio a distrarmi. Era stata poi mossa con una voce sempre piú soave perché, per non farsi sentire dai morti, Giovanna laveva abbassata. - Voi, dunque - le dissi - avete tradito vostro marito. Essa mi pregò di non gridare eppoi confessò di averlo tradito, ma soltanto nei primi mesi del loro matrimonio. Poi sera abituata alle busse e aveva amato il suo uomo.[...] COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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