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Sunday, October 28, 2007 - ore 14:06


Collaborazione con Il Vicenza
(categoria: " Pensieri ")


MEMENTO VIVERE
"L’uomo che non deve chiedere mai!"

di don Marco Pozza
da Il Vicenza, sabato 27 ottobre 2007, pag. 6

“Il mio parroco” è stato il titolo dell’ultima puntata de “Sulla via di Damasco” andata in onda sabato scorso su RaiDue. Un parroco vicentino mi scrive: “Stanno parlando anche di noi”. Solo un prete dal cuore grande e dall’intuito vivacizzato da ore di preghiera come l’autore di quel programma poteva rischiarsi una puntata sul silenzioso lavoro dei parroci in questi mesi tristemente noti per altri parroci.
Tra la pieve e il fiume stava un prete: semplice come il suo sguardo, sorridente come il Dio di cui parlava, indaffarato come le mani sempre sporche. Non aveva velleità di carriera, nel microcosmo di quel borgo ci vedeva il mondo, in quella corona foderava paure e gioie, tristezze e umiliazioni, pane, sogni e poesie. Sfruttava un caffè, un passaggio, un dubbio per farsi conoscere e apprezzare. Per conoscere l’umanità. Il giorno in cui partii per tentare il mio assalto al sacerdozio mi rammentò che camminare significa mettersi a nudo, scoprirsi in un faccia a faccia con il mondo. E il cammino limita le cose da portare perché il superfluo lo si pagherà in termini di fatica e di sudore. Anche di rabbia.


Ho pensato a lui guardando la puntata e, tra me e me, ho parafrasato parole di don Primo Mazzolari: “Anch’io voglio bene al mio parroco”. Gli voglio bene perché, dopo 21 anni che lo conosco, lo vedo sempre più battagliero, grintoso di una grinta che s’annida oltre le vette innevate. Lo vedo rapito da Dio a tal punto che la fatica che gli piove addosso lo innalza. Uomo vero m’ha firmato l’abbraccio più bello il giorno della mia prima messa: e l’ha condito con un pugno di lacrime. Lui, che ti da sempre l’aria dell’ Uomo di Denim - quello che non deve chiedere mai –, sa firmare atti di folli e tenerissimi, di spavento e di timidezza, di esaltazione e di paura. Per questo gli voglio bene.
Per lui i giovani sono il futuro! Non perché si faranno adulti, ma perché nei loro occhi legge già le impronte dei giorni a venire. Altri affermano il contrario per assurda pigrizia mentale.
Oggi era ancora là: in mezzo alla gente con mani sporche o sotto il Cristo con il breviario aperto: solo per lui riservo quel possessivo affettuoso “mio”! Altri non m’hanno dato occasione minima. Anzi!
Vorrò sempre bene a don Luciano. Tanto bene: perché prima di chiedermi l’onore per la veste che porta s’è dimostrato onorabile agli occhi della sua gente.


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