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venerdì 2 novembre 2007 - ore 14:12
..altre, come Francesca, invece sono come pozzi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da quando sono tornato da Capo Verde sono passati circa due anni e nel frattempo ho fatto anche altri viaggi. Sono stato in Nepal, in Perù, in Nuova Zelanda.
Io e Francesca ci siamo sempre sentiti e frequentati. Poi un giorno, durante uno dei miei viaggi, ho scoperto che desideravo tornare a casa per raccontarle tutto ciò che avevo vissuto. Sentivo i continui richiami della mia anima verso di lei. Francesca appartiene a quella categoria di donne che, se non si è spinti dall’ossessione o dalla paura di perderle, non ti saziano mai.
Francesca non mi sazia mai.
Era pura come lo spazio silenzioso tra due parole. In quel periodo Francesca conteneva dentro di sé una quantità d’amore che chiedeva solamente di poter vivere. Di poter uscire. Ci sono persone che emotivamente sono come le fontane, ti danno tutto ciò che hanno dentro, altre, come Francesca, invece sono come pozzi. Bisogna andare dentro. La loro acqua è nascosta e protetta nel profondo e hanno bisogno di qualcuno che le aiuti a tirarla fuori.
Non volevo che si innamorasse di me, ma che si innamorasse di lei. Della vita.
Altrimenti sarebbe stato un contratto a termine, com’era già stato. Un amore con scadenza, un amore con il timer.
Un giorno mi ha confessato che quando stava con me si sentiva più bella. Immagino succeda quando ci si vede riflessi negli occhi di chi ci ama.
E quella era l’unica cosa che potevo fare. Farle vedere e capire la sua naturale bellezza.
Tutto ciò che avevo imparato nell’ultimo periodo era una scoperta talmente potente che non potevo non condividerla con chi amavo.
Ma non volevo scegliere io per la sua vita.
[...]
Io e Francesca uscivamo insieme, ma non facevamo l’amore. Un giorno mi ha detto che quella cosa cosi piccola e stupida come scegliere i libri per la posada l’aveva fatta sentire talmente bene che le era tornata la voglia di tentare in qualche modo di trovare un nuovo lavoro. Un altro giorno mi ha detto che voleva assolutamente cambiare vita, ma che non sapeva come fare, non sapeva da che parte iniziare. Mi sono proposto di aiutarla e lei ha accettato.
É stato uno dei giorni più felici della mia vita perchè la Francesca che è nata dopo quella decisione sarà tra poco la madre di Alice. Infatti Francesca la amo per diversi motivi, non solo per quello che è, ma anche per il coraggio che ha avuto di essere cosi. Il coraggio di essere ciò che è diventata.
Perchè se lei avesse rinunciato, se non avesse avuto questo coraggio, la persona che adesso è non sarebbe mai esistita. Non ci sarebbe mai stata una testimonianza di questa Francesca. Invece tutto ciò che ha vissuto, tutte le cose che ha amato, tutte le emozioni che ha respirato veramente ora sono in lei, e io ne posso gioire visto che ha deciso di condividerle con me. Tutto ora viene servito e apparecchiato anche per me.
Per questo Francesca è un meraviglioso pic-nic.
Il fatto che abbia accettato il mio aiuto è stata una cosa importante perchè lei nella vita ha sempre fatto fatica a farsi aiutare, è sempre stata la signorina “ce la faccio da sola”. Accettare il mio aiuto è stato già un forte segno di cambiamento.
Un paio di giorni dopo ha iniziato a cercare un lavoro nelle varie librerie della città. Purtroppo nessuna aveva bisogno di personale. Mi ricordo che c’è rimasta molto male.
Un giorno l’ho chiamata al telefono un sacco di volte e alla fine mi ha risposto solo la sera. Piangeva. Sono andato da lei. Aveva la faccia gonfia e rossa. Nel pomeriggio aveva avuto una discussione con sua madre. L’ennesima. Non avendo trovato posto in nessuna libreria aveva pensato che avrebbe potuto aprirne una piccola chiedendo al padre un prestito e la firma coma garante per il mutuo. Suo padre le aveva detto di no: “Non posso farlo, la mamma non me lo permetterebbe sai”.
Infatti, quando il padre ne aveva parlato con la madre era successo un putiferio.
[...]
Infatti appena le si era presentata di liberarsi, di non essere più rinunciataria nella vita per tentare la propria riscossa, la propria vittoria, il proprio cambiamento, il padre si era rifiutato di aiutarla, dando la colpa alla madre.
Nei giorni successivi ha capito. É stata come un’intuizione improvvisa che l’ha aiutata a comprendere tutto ciò che c’era da capire. Prima però di arrivare a questa conoscenza, a questa intuizione, Francesca ha cercato di fare nuovamente un passo indietro, di tornare vittima. Tornare al suo posto, al suo ruolo. Per questo, piangendo, mi ha confessato che si era sentita stupida per aver tentato di fare una cosa alla quale aveva già rinunciato da anni. Si era sentita ridicola e non sapeva come avesse potuto lasciarsi convincere a fare una cosa cosi assurda.
“I tuoi discorsi sono belli, ma la realtà è un’altra” mi ha detto con un tono come se fosse arrabbiata con me o come se in qualche modo fosse colpa mia. Ecco nuovamente il carnefice, ecco la vittima. “ha ragione mia madre, è meglio se la smetto di mettermi in testa cose strane e inizio a mettere la testa a posto. Alla fine poi mi piace anche lavorare qui al bar”.
[...]
Bastava solamente togliere quei dubbi dal profondo della sua intimità, e le parole della madre, del padre o di chiunque altro sarebbero state sterili.
Una sera mi ha detto “ Questa volta non ci rinuncio cosi facilmente”.
E infatti come accade a tutte le persone che decidono di andare verso i proprio sogni, superate le prime difficoltà anche lei stava per essere aiutata.
Il coraggioso si plasma la fortuna da solo.
[...]
Quando Francesca ha iniziato a lavorare alla libreria è diventata un’altra persona.
Ha anche smesso di fumare.
Ha detto che le sigarette le servivano a sopportare la vita di prima.
Il mio amore nei suoi confronti era talmente sincero, puro e disinteressato, che col tempo anche lei non ha potuto che amarmi.
La nostra relazione si basa sulle nostre individualità e ci aiutiamo a vicenda affinchè l’altro sia sempre più libero. Ci aiutiamo a vicenda a realizzare i nostri progetti. Condividiamo le nostre vite donandoci le reciproche libertà.
Francesca rende ancora più bella la parte di me a cui ho dato vita.
Anche quando lei non c’è.