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venerdì 2 novembre 2007 - ore 17:09
Senso "comune"
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E così ci siamo messi alle spalle un altro primo novembre. Pardon, Ognissanti. Pardon, Halloween. Sì sì, facciamo Halloween; forse il primo vero Halloween italiano. Sì perchè oramai la festa di fanstasmi e streghe non è più sentita come una barbara tradizione importatata dall’estero per fare i "diversi"; ormai è roba anche nostra. Nel nostro Paese bambini di ogni dove fanno buchi alle lenzuola, suonano i campanelli felici e accrescono i conti del dentista. Insomma: si divertono come pazzi. Dunque se i bimbi si divertono, e nessuno si fa male... benvenuto Halloween! O no?
E invece no, perchè salta sempre fuori l’amante delle tradizioni - leggi il moralista dell’ultim’ora - che punta il dito contro la barbara usanza pagana, venuta per distruggere la sacralità del nostro calendario. Uno scempio, un attentato, una scemenza. Un po’ come tingere di rosso per un giorno l’acqua della fontana di Trevi a Roma. L’accusa è sempre quella: deturpamento di un pezzo si storia. Una storia che non si sa più stupire, evidentemente; che non sa più cogliere il bello nell’inusuale. Forse è per quello che siamo un Paese vecchio: storciamo il naso di fronte ad un gesto di creatività, al nuovo che arriva. E lo facciamo in nome di un senso comune che diventa sempre più spesso "senso banale". Tutto in nome di un’utopia in cui finiamo tutti nelle nostre stanze buie, a goderci la quiete e il silenzio della tradizione e a consumarsi dalla voglia di andare a suonare un campanello e scappare via.
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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
CHE FACCIO? Studente, aspirante giornalista, cantante
Sono sistemato
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