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Tuesday, November 06, 2007 - ore 10:04
Grazie -
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"I miei occhi. Oggi solo quelli. Da portare con me. Volo pazza, come un uccello. Una rondine. Ci vado ogni volta vicina. Tra i campi di grano. A raggiungere la tua mano disperata. Ma la mano del Re ha accarrezzato il dorso del gatto lasciandogli una striscia di sangue papaverina. Dottore che sintomi ha la felicita’? Campi di grano. Campi. E il cielo in una stanza tutto intero intinto in un pennello che porto al viso ripensando ancora a Te. E cantavo sdraiata in quell’ indaco mentre una nuvola pascolava. E lo facevo con un fiore tra i seni, uno tra i capelli e uno in bocca per nascondere il sorriso della liberta’. Mentre la bella Josien e un fiore carminio si fissavano. Iruin ripeteva parolacce in italiano (che io gli insegnavo). Pedro barcollava. Dominique mangiava le sue mandorle. Kat dormiva sognando la cioccolata. Carlo si perdeva, si e’ perso e non e’ piu’ tornato. Andrea diceva che quella luce del mattino era troppo sporca. E se il mattino sembra il tramonto non si puo’ fare una buona foto cos¡ dormiva sull’amaca. Con le mie mani di bronzo mi sono fabbricata la compagnia delle cose perdute. To the 2046. Mentre dietro di me qualcuno sta pregando.
Frinire di grilli nel cuore.
C’e’ un sentiero giallo fatto di mattoni che percorro con le mie scarpette rosse. E non ho bisogno di dire altro. E quando l’ho detto mi hanno preso in giro.
Eppure sentire...nei fiori tra l’asfalto, nei cieli di cobalto. Un senso. Unsensodite.
Amore.Vieni.Torna. ( Dino Campana a Sibilla Aleramo )"
"Sai Zec... io non ho mai avuto un fratello. Non ho mai avuto qualcuno che mi sgridasse. Nè qualcuno che mi chiedesse di insegnargli a fare le stelle di carta durante il decollo, mentre non riuscivo nemmeno a tenere in mano il foglio tanto mi tremavano le mani dalla paura. Anche se, lo confesso, ora mi fa un pò meno paura. "Pensa che palle dodici ore daereo con te" dicevi. "Guarda che bel lago!". "Io non guardo giù se no vomito". Daltra parte quando si parte martedì 17 e mentre sei in fila il cartello della compagnia (appiccicato con lo scotch) cade, non è che puoi sentirti così sereno. E poi sì, ho ancora in mente la tua faccia rincoglionita nelle metrò di Madrid. Quanto mi hai fatto felice. Io sapevo che tu sapevi, ho sempre saputo il tuo nobile gesto di essere lì con me. E tu non hai mai preteso nulla. Mai aperto bocca. E non ho mai voluto dirtelo perchè non trovavo le parole. Quelle parole che tu dicevi di voler ascoltare. Le mie. Non citazioni o racconti. E quel viaggio a ritroso sul pullman. Km fatti in giorni. In un attimo. Così veloci da attraversare il respiro. In fondo tu eri felice di tornare o perlomeno curioso. Io ancora non sapevo se sarei tornata. "Sei partita tigre e torni leone". E "Cosa farai, ora?". Sai.. non lho tolto il ciondolo che porto al collo. In fondo è un simbolo di saggezza e immortalità. E ancora più in fondo non ero lì per cambiare me stessa.. e la cioccolata densa con licenza di uccidere. Le strade deserte di Lugo. E "fai una domanda in francese e poi ringrazia in italiano". Oppure "adesso ci giriamo di botto e cambiamo senso di marcia" mentre su una panchina recitavo il monologo dellabito doro. E Santiago. Che freddo. La mattina quando sono venuta in camera tua a piangere. "Siete bravi voi a separarvi..io non ne sono capace..". Kathryn che dice "teste di cazzo". E che si nasconde dietro a un muro dopo averci dato una torta. Mi hai chiesto se ci avrei scritto su un libro. Ti dico che ci sto pensando. Perchè non potrò mai scordare lo smalto azzurro che mi hai portato a comprare. "Perchè sei sempre triste o arrabbiata." Gli sgroppini. Le lunghe discussioni. Sai qui ora si sente poco la tua voce, ma la sento. La sento sempre e la tua ombra quando al mattino vado a correre (eppur si muove...ci vado) è sempre accanto alla mia. Anche quando sono sola sento "Dai piaga, muoviti". Il mood mi manca da morire. Le tue stupide merendine. La tua faccia corrosa con laloe (mio). Le mie favole sotto il sole ("..beh un certo punto arriva un nano di merda e dice "a me che cazzo me ne frega che tu devi andare a oz?"). Bastonate. Ah proposito alla fine il neo ho deciso di tenerlo. (no, non lo faccio spostare). Di te che piangi ascoltando jeff buckley. Del tuo tatto proverbiale (" il tuo piede è disgustoso.") Del camminare a occhi chiusi. La libertà. Stupido frigorifero. I video che vorrei vedere e che mai mi hai mandato. Sai io sto bene. ho capito che la mia vita ha bisogno di un senso, uno vero. non solo un battito di mani. Qualcosa che faccia la differenza. E lo ho capito anche grazie a te che mi hai insegnato a essere migliore ogni giorno. Anche se il giorno dopo cera patè di chorizo per pranzo e niente natilla per cena. Anche se non si faceva mai colazione prima delle 9. Mi manchi. E ringrazio quel ritardo nella mia partenza. é un pò tanto per essere stato solo un ritardo. Già immagino i tuoi occhi quando leggerai questo, so già che non dirai nulla. Ma so che sentirai al di là delle parole ciò che realmente voglio dirti e questo solo mi interessa e so che non sei per le smancerie. Ma a me non me ne è mai fregato un cazzo se non ti piacciono. Mi sono presa il mio posto nel tuo cuore "perchè amo molto più la tua compagnia che la mia pigrizia".
"Smetterai mai di fumare"
"Quando smetterà di annoiarmi tutto questo"
"E tu inizierai mai?"
"Quando inizierò ad annoiarmi di tutto questo"
A presto dunque, amico mio. Compagnero. Sai la vita sboccia di tanto in tanto, ma quando accade lo fa in maniera grandiosa. Forse è un modo per dire grazie.
P.S. Obbligo o verità?"
Questa sei tu, e, seppur a distanza di tempo e spazio, mi si gonfiano gli occhi..

grazie.
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