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Thursday, November 08, 2007 - ore 15:24
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Mi permetto di ’pubblicare’ qui un racconto che ho scovato su vampiri.it... E’ firmato Vareno, che ha scritto altri racconti per questo sito. Se Vareno dovesse passare di qui, lo consideri pure una sorta di omaggio alla sua bravura.
"E’ strano come cinque anni possano sembrare lunghi a chi, come me, è abituato a misurare il tempo in secoli. Dal giorno della mia fuga da Cipro ho vagabondato parecchio, senza mai fermarmi troppo nello stesso posto. Prima a Costantinopoli, dove ho quasi rischiato il rogo quando mi trovarono in flagrante reato di prostituzione e sodomia, poi a Ctesifonte ed infine a Damasco, dove abito tuttora. Arabi ed orientali sono molto più tolleranti dei cristiani e mi lasciano praticare i miei traffici in pace.
Vorrei dire che sono felice, qui, ma sarebbe una bugia . La mia vita è ridotta a mera sopravvivenza, senza gioia né dolore, come una larva.
Dormo in una palazzina elegante alla periferia della città, e faccio le uniche due cose in cui eccello: l?amore ed uccidere. Ho messo a frutto la mia bellezza per farne una trappola in cui cadono indistintamente uomini e donne. Mi servo di loro per procurarmi cibo e denaro, facendo pagare a caro prezzo i miei favori, spesso con la vita stessa Attualmente sono forse la puttana più conosciuta e più pagata della capitale degli Omayyadi. Le mie prestazioni,nutrite dalla raffinata sapienza di centinaia di anni di esperienza, sono molto richieste.
Ogni tanto il pensiero di Alexander si affaccia alla mia mente, ma lo scaccio subito perché mi fa troppo male. Spero stia bene,ora. Mi dispiace unicamente che non possa vedere cosa sono diventato. Pensava che da solo non sarei mai riuscito a cavarmela ed invece eccomi qua, un assassino spietato e calcolatore con le sembianze di un angelo, circondato dall?adulazione e dal lusso.
I cadaveri che ho disseminato hanno dato origine tra il popolino alla leggenda di un ghoul sanguinario, ma nessuno sospetterebbe mai del favorito del califfo.
Stanotte forse ucciderò di nuovo. Un uomo o una donna, non so. O forse entrambi. Non per fame. Per il gusto di vedere la vita fuggire da occhi ridenti, mentre i miei sono freddi come il mio cuore.
Con gesti meccanici spazzolo i capelli per farli brillare alla luna e trucco pesantemente con il kajal i miei occhi colore di tormalina. Sono pronto per andare a caccia.
Le strade della città brulicano di movimento anche dopo il tramonto. Mendicanti con scimmiette ammaestrate a danzare, venditori di carni arrostite o di datteri, musici, saltimbanchi, pazzi.
E puttane. Di ogni sesso e colore. Donne, uomini, eunuchi. Vestiti con colori sgargianti che non lasciano dubbi sulla loro professione. Sulla soglia delle loro tane sussurrano ai passanti le loro profferte, decantando le proprie capacità. Io sono diverso. Mi mostro sfacciatamente, sicuro delle mie protezioni altolocate, e scelgo con cura la mia clientela.
Lancio uno sguardo sprezzante a Vanja, la prostituta turca, affacciata alla finestra con le vesti slacciate, i seni piccoli con i capezzoli tinti dall?hennè in rosso cupo. Mi insulta, come di consueto, con un sorriso di scherno sulla bocca carnosa. Un giorno cancellerò quel sorriso dalla sua bella faccia bruna, insieme alla vita. Molto presto.
"Sei solo invidiosa perché guadagno cinquanta volte più di te" la sbeffeggio,di rimando.
Lei sputa dietro le mie spalle e mi maledice. Non sa che sono già maledetto.
Con passo svelto raggiungo la casa di Suleima. Lei mi accoglie nel suo letto ogni volta che il marito, un ricco mercante, si reca fuori città per affari, protetta dalla complicità delle serve. Ruba le monete dal suo forziere per pagare il mio amore.. A me può chiedere tutte quelle cose che una donna perbene non domanderebbe mai al suo sposo. Ed io l’accontento. Con il viso tra le sue gambe le faccio scordare l’esistenza del mondo, prolungando all’infinito la sua estasi mentre bestemmia il nome del Profeta.
Sollevo lo sguardo alle finestre: la lanterna accesa, il segnale convenzionale che Abdul non è in casa, non c’è. Suleima per oggi dovrà accontentarsi del suo sposo, immaginando la cascata dei miei capelli dorati sul suo volto.
Pigramente rifletto sul da farsi. La notte è gonfia di profumi e mi invita ad abbandonarmi al mio sogno di sensualità e di morte. Forse potrei recarmi dal califfo e divertirmi alle lacrime della sua giovanissima moglie che si tortura ascoltando i nostri amplessi attraverso la porta chiusa, in preda all’angoscia ed alla gelosia. Se il califfo fosse un uomo meno pio, vorrei invitarla ad unirsi ai nostri giochi e trasformare in riso il suo pianto.
Decido. Stanotte voglio scaldare il gelo che abita il mio cuore con il sangue di uno sconosciuto.
Volo leggero alla taverna di Karim, dove i viaggiatori ed i mercanti stranieri cercano liquori e distrazioni. E’ facile trovare in questo locale degli occidentali con le tasche pesanti di denaro e tanta voglia di chiacchierare con qualcuno che abbia la pelle del loro stesso colore.
Karim mi odia. Per quanto la sua fasulla ortodossia religiosa non gli impedisca di vendere vino e di truffare gli avventori, lui mi odia per ciò che sono : un bianco ed un venditore di sesso.
Mi saluta con untuosa deferenza. In fondo la mia presenza nel suo locale significa denaro sonante lasciato sul banco dai clienti che mi offrono da bere.
"Alexander. Che bella sorpresa"
Ancora non mi sono abituato al nuovo nome con cui ho scelto di farmi chiamare, ed ogni volta una punta di dolore ricorda alla mia anima sporca che non ho dimenticato il mio antico compagno.
Rispondo con un sorriso beffardo al suo saluto e mi siedo ad un tavolo. Ordino un bicchiere di liquore d’anice: mi piace il suo aroma inebriante che sa di primavera e di giorni perduti.
Il mio aspetto inconsueto e vistoso attira su di me parecchi sguardi. Qualcuno distoglie immediatamente gli occhi, imbarazzato o disgustato, altri valutano se le monete che tengono nella borsa sono sufficienti a comprare la mia compagnia.
Il giovane bruno che sta in piedi al banco mi studia con attenzione e chiede a bassa voce informazioni a Karim. Sorride in modo indecifrabile ma non si avvicina. Peccato, mi piace la sua bocca morbida. Dev’essere bello poterci affondare i denti e bere il suo sangue tiepido.
Scolo in un sorso il mio anice e butto una moneta sul tavolo. Non ho più voglia di stare qui. A parte il giovane bruno non c’è nient’altro che mi interessi.
Uscendo, lo sfioro con la spalla e gli lancio uno sguardo obliquo, denso di sottointesi. Non mi segue.
Di ritorno a casa, mi arrampico come un gatto sul balcone dell’abitazione di Vanja e la sorprendo nel sonno. Il suo sguardo di terrore infinito mentre la uccido è un balsamo per il mio orgoglio ferito. "

Decisamente scritto bene, e piacevole alla lettura!
A chi piacessero i raccontini di questo genere, considero di farsi un giretto su vampiri.it, che pullula di piccole opere letterarie di ispirazione gotica.
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