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Friday, November 09, 2007 - ore 11:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da quanto tempo sto dormendo? Per quanto tempo ho viaggiato con il pilota automatico? Ora che riapro gli occhi faccio fatica a tenerli aperti, la luce della verità è insopportabile, troppo forte. Troppo forte per me. Da quanto tempo mi ero perso? Ormai non lo sapevo più. È come camminare per un sentiero già tracciato da qualcun altro, un sentiero prestabilito con il sapore di scelte ovattate. Tornare da londra per assistere mia nonna sul letto di morte era stato un atto dovuto, lo dovevo a me stesso prima che a lei. Mia nonna, la mia stella polare. Se la famiglia fosse un immagine avrebbe il suo volto che guarda fuori dalla finestra, sempre rabbuiato, sempre con quel velo di tristezza che non le sono mai riuscito a toglierle, mia nonna, una delle mie ragioni di vita, lei che la sua vita me l’ha donata senza chiedere nulla in cambio. È passato più di un anno, ho anche smesso di scrivere, un’altra mia ragione di vita, anche il mio editore ha smesso di chiamarmi. Non so come sia iniziato tutto, non ricordo più il momento esatto in cui sono caduto. Ricordo solo chiaramente il gusto di nuotare nel mare della sconfitta, quell’atroce senso di apatia che mi ha avvolto piano piano, quasi senza farsi notare. E poi c’è Elena. Sono riuscito a perdere anche lei, una mia ragione di vita. Il suo lucidalabbra rosa, le sue calze colorate, il suo sorriso pronto ad esplodere.Bellissima Elena. Il matto è appena uscito e sto stringendo il laccio attorno al braccio, fra poco non ci saranno più ricordi. Non ci saranno più Elena il mio pc e il mio mondo perduto. Per essere sicuro di non fallire almeno questo ho già buttato giù un mix di pasticche, sento già la testa che mi gira, mi serve solo un ultimo istante di lucidità e poi… la siringa entra veloce nel mio braccio, mischio il mio sangue con l’eroina, troppa per una sola volta, studiata per lo scopo. Ed eccola scivolare dentro di me, dentro di me per l’ultima volta. La mia mano trema ma la testa è leggera, finalmente. I miei demoni mi lasciano solo, li vedo evaporare in una nuvola di compassione. E il mio ultimo pensiero va al mio vecchio cane, quando si era sentito la morte addosso si era andato a nascondere, solo ora capisco perché. Ognuno quando muore è solo, sai la morte è una di quelle cose abbastanza personali. Definitive e personali. E mentre penso a tutto questo non mi accorgo di essere fuori dal mio corpo ad osservarmi, come mi sono lasciato andare, avevo una concezione più romantica della morte. Rumori di sirena in lontananza, penso devo andarmene di qua e in un attimo sono in casa mia, mi spogliano e iniziano a cercare di rianimarmi, la scena è quasi comica, non riesco a capire quanto dura, un ora o qualche secondo. L’attimo dopo sono via, sento un rumore continuo, non capisco cosa sia. È un rumore constante, quasi un tamburo, è il mio cuore che ha ripreso a battere. Sento una voce, non riesco a capire cosa dice, il suono appare disturbato poi diventa sempre più nitido sempre più comprensibile finchè non capisco il mio nome. Il mio nome sulla bocca di elena. Luce forte, tubi dappertutto, elena che mi guarda e piange. E il mio cuore che batte.



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