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Monday, November 12, 2007 - ore 17:12
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Questa non è ciclotimia Trovo che ognuno abbia una sua critica. Condivisibile o meno, a seconda di innumerevoli fattori. E trovo che la società tolga la criticità attraverso i media. Ci/mi/ti/vi dice ad esempio che x è buono ed y non lo è. Inculca nelle menti questa visione dicotomica per le cose più disparate. E i risultati ci sono. Si compra x’ e non y’, si fa in un unico modo. E ci/mi/ti/vi sembra giusto. Almeno finché non si tira in ballo la dittatura e si crea un’analogia. Allora ci si sveglia come degli orsi dal letargo e furiosi si tenta di fare qualcosa. Alcuni orsi sanno che finito quel letargo c’è qualcuno che gli sparerà un traquillante e altri no. E si ritorna alla dicotomia, bianco o nero, asciutto o bagnato, destra o sinistra, centrodestra o centrosinistra, critica o non critica, commenti o non commenti, vedi o non vedi. E alla società piace questo, e in televisione piace questo... mettere due persone/gruppi a litigare al posto di parlare fa crescere l’audience! E la critica? Che brutta parola! Bisognerà cancellare anche quella per la voglia di potere del genere umano! La si potrebbe anche solo cambiare... quanti si ricordano che quando si parla di intelligence si parla di spie? Togliere i termini o cambiarli è un modo per sentirsi potenti tanto quanto togliere spazi o modificarli, tanto quanto zittire le persone. Il problema è che togliere termini toglie i concetti. E togliere possibilità toglie la criticità. Il problema è che sentirsi soffocati può dar voglia di soffocare altri, per sentirsi potenti. Magari schiavi del sistema, ma padroni assoluti di qualcosa di poco valore.
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