In Belgio un numero crescente di donne chiede di poter riavere la verginità attraverso la ricostruzione chirurgica dell’imene. Si tratta soprattutto di magrhebine e turche, quasi sempre di fede musulmana, prese da una mania collettiva che le rivuole integre, intatte. Spesso le donne sono costrette a questa pratica per riuscire a "prendere marito". In Belgio solo nel 2004 sono stati recensiti 2.760 casi.
Come scrive il quotidiano
Le Soir, sono spesso le costrizioni culturali dell’ambiente in cui queste donne vivono a costringerle a ricorrere a tale pratica. Sono sempre più numerosi i maschi delle comunità maghrebina e turca che pretendono di sposarsi con donne vergini, per osservare precetti religiosi o di appartenenza culturale. Ma è difficile trovare donne vergini superata la maggiore età nella società belga. Le molte ragazze di orginine nordafricana e turca che vivono in Belgio sono già da un pezzo integrate nella società, condividendo gli usi delle coetanee, nonostante spesso le loro famiglie non accettino la realtà.
Dal 1984, in Belgio la ricostruzione dell’imene fatta in ospedale o in ambulatorio è rimborsata dall’Inami, l’istituto nazionale assicurazione malattie, ma la protezione della vita privata obbliga a non indicare come tale questo tipo di intervento inserendolo sotto la generica dicitura di chirurgia plastica vaginale. In molti casi, le donne preferiscono conservare l’anonimato non richiedendo rimborsi. Spesso viene praticata una semplice sutura a tre-sette giorni dal matrimonio.
Il 22 ottobre scorso, ricorda il quotidiano
Le Soir,
Sadia, una ragazza pakistana, fu uccisa dal fratello a Lodelinsart (Charleroi) perché voleva "vivere all’occidentale", proprio come in Italia è accaduto a
Hina, uccisa dal padre. Domani Sadia sarà ricordata dagli amici con una marcia silenziosa.