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...ma di altre sensazioni
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io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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Friday, November 16, 2007 - ore 11:53


"Così difficile eppure sempre meno facile"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tempo fa sono stata tra i nani, non classifico categorie di figure dall’altezza imbarazzante (che dal personale pulpito non potrei mai) ma di orde di bellissimi mocciosi dai sei mesi ai tre anni. Bisognava, per quietare quella strana vitalità che l’uomo sembra perdere con l’età (a forza di maestre bacchettone di provincia, aggiungo io sempre politically incorrect), ricorrere alle strepitosa magia di una voce e della forze evocativa delle parole, gli raccontavo una favola in poche parole…così ho rispolverato il vecchio repertorio mandato a memoria e ho trovato la formica e la cicala.
La formica e la cicala? Una vecchia storia…pareva…invece tò, eccoti qui l’intramontabile scenetta della prima che ruba la scena alla seconda, ci mette intelligenza testardaggine sagacia…cosa avrà voluto dire con sta storia…mah, i bambini si interrogano sulla filosofia dell’insetto e delle zampine e sulla fonologia da attribuire ad un topolino che universalmente riconosciuto da tutti i Beppe di mia conoscenza, fa squit squit.
Oggi ho incontrato la formica, e non sono De Gregori e non mi ha neppure detto grazie, bionda lasciva come solo gli insetti lo sanno essere alla perfezione…la trovate all’esu, l’orienta lavoro di Padova, facile facile, non c’è bisogno neanche di starla a cercare in giardino.
Tale essere, si è evoluto, e credo abbia capito l’importanza che per una polis così rinomata come Padova assume la politica, dunque si è anche prontamente schierata, Borghezio le ha dato una mano. Signorina formica, la chiameremo così per non venir meno alla privacy, ovvio non per un qualsiasi intento denigratorio che non è da me, mi accoglie in maniera esemplare, con la domanda madre di tutte le domande, se stai cercando lavoro, la prima cosa che ti si chiede è –Di dove sei?-, ovvio, mica vai a chiedere per caso in cosa ti sei laureata, che cazzo ti frega no?, bé rispondo, mamma mi ha insegnato che a domanda corrisponde risposta, che a sua volta non significa che bisogna rispondere quello che l’altro vuol sentirsi dire, sicché rispondo Padova, signorina formichina inarca il collo in tipico atteggiamento scettico, e incalza con la sua domanda aguzzando l’occhio che già intravede la sua personale idea di menzogna, ripeto Padova, il suo si ma, mi mette alle strette, ok, annuisco non sono di Padova, ma sono sei anni che sono qui e sto chiedendo la residenza, ma è vero sono di Lecce, i miei antenati molto probabilmente sono arrivati grazie qualche scafista dalla Grecia e credo che i nonni dei miei antenati a loro volta fossero sbarcati in Grecia dall’Africa Nord Orientale, e se non erro il bisnonno dei nonni dei miei antenati abitavano nell’Eden dunque credo fossero molto molto extracomunitari…ma mi scusi, questo cosa ha che fare con me e con la mia ricerca di lavoro?
Incrocia le gambe e inizia a parlare.


(l’immagine non si collega propriamente al testo se non per le capacità di tener, si spera, sveglie le capacità attentive di chi, ammesso che ci sia qualcuno, sta leggendo sta pappardella...p.s.: sono per le pari opportunità, sicche per le femminucce c’è poco oltre la Moss un bel culo maschile)


E signorina, no le spiego lei deve fare un’esame di realtà perché qui non c’è lavoro, cosa crede? Non solo posizioni che riguardino la sua professione, ma anche piccoli lavoretti part time che sono stati tutti occupati dagli extracomunitari che così facendo adesso hanno il completo monopolio del mercato impiegatizio dell’Arcella, mi dispiace, che poi mi scusi eh, perché non se ne torna a casa? Scusi che motivi ha per rimanere a Padova? Non avrà mica il fidanzato? (Faccio cenno di no con la testa, non ho altre reazioni, mi piace sentir parlare formichina). No? E allora torni a casa a cercare lavoro, magari ecco potrebbe trovare un lavoretto a Lecce per due tre giorni in ambulatorio e poi tornare qui a Padova se si è affezionata, che poi adesso con tutti i trasporti, i treni e gli aerei è tutto più semplice.
Ipse dixit…tutto ma proprio tutto e anche oltre…
Mia cara formichina io le voglio bene, mi dispiace davvero che lei sia così frustrata, di avere uno stipendio da miseria (che tra l’altro essendo ancora iscritta all’università ti pago copiosamente mediante tasse), che il suo ragazzo l’abbia lasciata per una cicala canterina del sud, e soprattutto davvero mi dispiace che la sua vita sia improntata esclusivamente sul suo adorato formichiere e sul maschio formica fidanzato, sa io ho la vena canterina, mi piace starmene sugli alberi a far un cazzo, mi piace fermarmi a guardare l’aria di un tramonto qui a Padova ed i tetti fatti con le tegole (che da noi scimunita di una formica ci sono le terrazze ed i trulli) e mi piacciono i ciottoli, quelli che maledici tre volte su quattro perché ti si incastrano le scarpe con i tacchi comprate all’ipercity di sabato pomeriggio con il fidanzato insieme a tutte le altre formiche. Ti voglio bene formichina, non volevo riesumare le tue insicurezze giuro, domani passo e ti saluto e ti abbraccio…se non mi deportano prima.
La nuova politica universitaria è ineccepibile, non potendo negare, se non tramite il ricorso al numero chiuso, l’accesso alle varie facoltà di Padova ed essendo il numero di iscritti sempre maggiore (non gioite confondendo tale incremento con il corrispettivo a livello cerebrale) allora cosa si fa? Ci si intasca per cinque anni, se va bene, le tasse di tutti e poi si applica la politica dello scoraggiamento facendo tornare buona parte dei laureati ai loro paesi di provenienza…sicché evitate di accoppiarvi con padovani durante il periodo degli studi, altrimenti mi mettete in difficoltà la formichina dell’orienta lavoro che poi non sa più dove mandarvi…ma voi lo saprete sicuramente, dove mandarla.
Ciao tesoro di una formichina, ti voglio bene.






Panic attack



Intanto si va avanti, con i tacchi alti, anche se fuori dentro dappertutto piove...



The woman beside me
Is holding my hand
I point at the ceiling
She smiles, so kind

Something’s inside me
Unborn and unblessed
Disappears in the ether
This world to the next
Disappears in the ether
One world to the next

Human kindness


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