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Friday, November 16, 2007 - ore 16:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


ROSSO. LA FORMA INSTABILE.

“L’autentica realtà visiva di qualcosa che il nostro occhio incontra può raggiungerci appieno solo nel breve istante in cui la visione irrompe su di noi, come una sorpresa, vale a dire prima che il nostro intelletto, la nostra conoscenza della forma oggettiva delle cose abbia il tempo di entrare in gioco e distruggere la prima impressione”
Intervista, “The Daily Mail”, 17 Ottobre 1907.

La Collezione Peggy Guggenheim dedica a Medardo Rosso (1858 – 1928) una mostra che resterà aperta fino al 6 gennaio.
L’esposizione, curata da Paola Mora e Fabio Vitucci, attraverso sculture, cere, gessi, bronzi, fotografie, collage e ritagli, traccia la riscoperta della complessa estetica contemporanea di questo artista. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Museo e l’Archivio Medardo Rosso di Barzio (Como), che conservano l’intera eredità di opere e l’archivio dello scultore.
Rosso nasce a Torino nel 1858, frequenta la Scuola di Nudo e di Plastica all’Accademia di Brera, da cui viene espulso per indisciplina. Frequenta l’ambiente repubblicano socialista e anarchico della Scapigliatura Democratica, positivista in filosofia e realista nell’arte. Intuisce la possibilità di una scultura che, escludendo la rappresentazione ideale del disegno, si basi sull’immediata sensazione fisica e sulla percezione luminosa. Entra nel circuito delle mostre come “uno dei più arrischiati scultori impressionisti”. Nel 1889 si trasferisce a Parigi ed entra in rapporto con il grande collezionista Henri Rouat e con Degas, che lo aiuta nelle prime vendite.
Alla periferia di Montmatre acquista un’officina, dove inizia la produzione in cera. Segue contemporaneamente ricerche su piani differenti: sulla prospettiva, l’espressionismo e l’astrazione.
Lascia il rapporto diretto con il vero e lavora sulla forma per trasferimento di uno stesso modello da un materiale all’altro, dalla cera al bronzo al gesso e viceversa. Inoltre, fotografa le sue sculture e avvia un lavoro sperimentale attraverso la fotografia, che espone e pubblica su riviste e cataloghi.
Nel 1910 il Manifesto dei pittori futuristi lo presenta nella triade dei maestri con Previati e Segantini. Due anni dopo, nel Manifesto tecnico della scultura futurista, Boccioni lo indica come “il solo grande scultore moderno”.
Dopo la guerra trasferisce casa e studio a Milano, dove morirà nel 1928. Nello stesso anno il figlio Francesco istituirà il Museo Medardo Rosso.
La figura di questo artista è nota, ampiamente studiata e consolidata nel panorama europeo della scultura di fine ottocento, come precursore della modernità. Tuttavia, per quanto riguarda la parte più significativa della sua produzione, Rosso è ancora sconosciuto. Lo studio capillare dei documenti, carte e lettere dell’archivio è completato da ricerche in Italia e all’estero, apre ora orizzonti inattesi e contraddittori rispetto all’immagine tramandata dello scultore scapigliato-impressionista.
Medardo Rosso è stato un ingegno nascosto: ha abilmente occultato tutto il suo lavoro sulla fotografia, ha esposto a più di quindici anni di distanza le opere a lui più care, come Madame X o Yvette Guilbet, e alla fine della sua vita ha distrutto, come Marcel Duchamp, tutte le lettere ricevute dai suoi corrispondenti.
La scelta di esporre una selezione di ventidue sculture documentate, testimonia il complesso lavoro di datazione e di ricostruzione della produzione di questo artista al quale il tempo sembrava importare poco: a volte è Rosso stesso a confondere le date delle sue creazioni, come se per lui l’opera fosse un elemento fluido che duri per l’eternità, sia in scultura che in fotografia.
Infine, in mostra trova ampio spazio il lavoro fotografico: oltre cento fotografie provenienti dall’Archivio Rosso, a complemento del recentissimo studio di Paola Mola che mette in risalto la questione sulla relazione tra scultura e fotografia, che riveste un ruolo centrale nella contemporaneità.

ROSSO. LA FORMA INSTABILE.
22 Settembre 2007 – 6 Gennaio 2008
ORARIO: 10.00 - 18.00, chiuso il martedì

Peggy Guggenheim Collection
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701 - Venezia
041-2405411
www.guggenheim-venice.it



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