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Rutz82, 25 anni
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S. Latouche - La scommessa della decrescita

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Ho visto il terrorismo e stragi rosse e stragi nere aeroplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni.
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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Come in alcuni paesi la vita scorra così lentamente ... mentre da noi si viaggia alla velocità del suono. Eppure da entrambi il tramonto arriva lo stesso... solo che gli altri se lo godono sempre.
2) quelli che prendono tutto in qanto non sanno cosa vogliono ...
3) L'incomprensibile mentalità chiusa e/o ottusa e/o semplicemente strana di certe persone!
4) una delle persone che non sopporti che ti copia in tutto e per tutto
5) METTERSI COMODI A SUONARE LA PROPRIA BATTERIA EEE...AMORE??SONO ARRIVATA, ANDIAMO A FARE SHOPPING???
6) ADORMENTARMI E NON SVEGLIARMI MAI PIU'
7) dover andare a far spesa nei centri commerciali poco prima di Natale...

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) svegliarsi accanto alla persona che si ama
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) l'autoironia...fa sempre bene!!
6) rimanere bambini nel cuore! sapersi stupire, avere un sorriso luminoso e due occhi cha parlano di tenerezza!
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Tuesday, November 20, 2007 - ore 12:51


La vergogna olimpica. invito tutti a copiare e incollare nel proprio blog!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sento ancora il coro ipocrita di tutti coloro che, quando venne stabilito che le Olimpiadi 2008 si sarebbero tenute a Pechino, cercavano di tacitare le voci che protestavano contro questa decisione affermando che, proprio a causa della responsabilità di ospitare i Giochi Olimpici, la Cina sarebbe stata costretta ad aprirsi ed allentare in qualche modo il controllo ferreo che il Governo e il Partito Comunista esercitano sulla società. Bene, adesso che solo una manciata di mesi ci separano dall’8 agosto del prossimo anno, possiamo tentare di verificare la bontà di quelle parole e il livello dei cambiamenti positivi che “la responsabilità olimpica” ha prodotto all’interno della Repubblica Popolare Cinese.
E cominciamo dalla libertà di stampa. E’ di pochi giorni fa, la notizia che in Cina tutti i giornali e le televisioni hanno ricevuto un decalogo virtuoso a cui ogni operatore della comunicazione è tenuto ad attenersi se non vuole avere noie con la legge. E’ una breve lista di cose che si devono o non si devono fare. Ad esempio non si devono pubblicare notizie che potrebbero nuocere all’immagine della Cina. Non si devono commentare fatti sui quali c’è già un comunicato ufficiale del governo e dunque è superfluo inviare giornalisti a seguire conferenze, eventi o congressi per i quali basta ed avanza la posizione ufficiale del Partito. Non si devono inoltre pubblicare notizie senza il preventivo permesso delle autorità. E così via. Insomma dieci comandamenti per il perfetto giornalista che non può informare sugli scandali, riportare di sua iniziativa le critiche e le proteste (ormai sempre più numerose soprattutto nelle campagne) ma parlarne solo quando la propaganda del regime lo ritiene utile, vale a dire in occasione del lancio di una determinata campagna repressiva diretta contro il “nemico del popolo” di turno . Grande spazio invece alla vertiginosa crescita dell’economia, alle imponenti realizzazioni del socialismo di mercato, al boom edilizio, ai successi sportivi e cose del genere. Ecco l’informazione pretesa dalla Pechino che si appresta a celebrare i Giochi Olimpici 2008.
E le immancabili aperture politiche che tanti ottimisti a buon mercato avevano previsto o addirittura date per sicure? Guardiamo insieme qualche breve istantanea scattata da uno dei più attenti osservatori della realtà cinese, l’agenzia di stampa Asia News in un suo recente numero. “Sichuan: nella parte della regione con maggioranza etnica tibetana, le autorità hanno stroncato con la violenza e gli arresti le proteste contro lo sfruttamento minerario della montagna Yala (contea di Dafou), una delle nove considerate sacre dai buddisti tibetani. Zhejiang: il 20 giugno la polizia in tenuta antisommossa si è scontrata con oltre 30mila dimostranti contro la demolizione forzata di una casa a Shaoqing, con un bilancio di decine di feriti e almeno due arresti, uno per “occupazione di strada pubblica”. Testimoni oculari dicono che la polizia ha provocato gli scontri aggredendo due persone isolate e provocando la reazione della folla. I dimostranti, che si oppongono alla demolizione forzata di un’abitazione di 4 piani nella città bassa di Shengzhou, hanno presidiato la zona per ore. Il governo ha già demolito le altre abitazioni della zona e questa casa ne ostacola i progetti. Sempre nel Zhejiang a Dongtou, contea di Wenzhou, la settimana scorsa funzionari pubblici hanno pestato due residenti che si sono opposti al tentativo di sbriciolare con mine una montagna per creare una spianata di 284 ettari per una vicina spiaggia, nonostante il 28 dicembre il tribunale provinciale abbia dichiarato “illegale” l’ambizioso progetto urbanistico. Sichuan: A maggio la popolazione è dovuta scendere in piazza per ottenere giustizia per il probabile assassinio di Wang Qiang, studente di 15 anni, da parte di due persone rimaste impunite, una delle quali è nipote del capo della polizia locale. Guangzhou: Nel distretto di Haizhu il 20 giugno centinaia di poliziotti hanno caricato e pestato a sangue soldati in pensione scesi in piazza da giorni in modo pacifico per chiedere un aumento della pensione. Molti dei dimostranti sono stati decorati come eroi di guerra nella guerra civile dei tardi anni ‘40 o in quella con la Corea negli anni ’50 e hanno manifestato indossando l’uniforme con le medaglie ricevute. Xie Suqing, 52 anni, racconta al South China Morning Post che la polizia lo ha portato presso la stazione di Chigang e lo ha percosso fino a farlo svenire, rompendogli una vertebra. Il giorno dopo un ufficiale di polizia lo ha visitato in ospedale intimandogli di non parlare con i media. Le pensioni sono di circa 1.000 yuan mensili (circa 100 euro), mentre ufficiali di pari grado in servizio sono pagati fino a 9mila yuan. Un lavoratore migrante si dà fuoco in piazza Tiananmen: Non era pagato da mesi. Oltre il 90% dei lavoratori migranti non riceve regolarmente una paga. Molti di essi tentano il suicidio. Un migrante del Jiangsu si è dato fuoco sulla piazza Tiananmen per protestare contro il governo e i capi della sua ditta, che non gli pagano il salario. Così Wang Congan, 53 anni, del Jiangsu, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco trasformandosi in un a torcia umana, mentre la piazza Tiananmen, nel cuore della capitale, era piena di turisti.”
Per ovvi motivi di spazio fermiamoci qui ma si potrebbe continuare a lungo
in questo elenco che parla della realtà di quella nazione quanto è più del sofisticato profilo dei grattacieli del lungomare di Shangai o delle statistiche sulla crescita del PIL. Così come ci parla della “vera Cina” l’annuale rapporto dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” che, pur sottolinenando una certa diminuzione del numero delle esecuzioni capitali, ricorda che nel 2006 su un totale di 5.628 condanne a morte eseguite nel mondo, ben 5.000 hanno avuto luogo sul territorio cinese, vale a dire oltre il 90%. E inoltre va tenuto presente che quelle di cui si parla sono le sentenze ufficialmente ammesse da Pechino ma in molti ritengono che il numero reale sia notevolmente più elevato.
Uno dei vanti del presente governo cinese è quello di essere in prima linea nella lotta al terrorismo. Peccato che mentre taccia di “terroristi” tutti coloro che cercano (nella stragrande maggioranza dei casi in modo assolutamente pacifico) di rivendicare spazi di libertà politica, sindacale o religiosa, secondo attendibili fonti riportate dalla stampa internazionale, Pechino fornirebbe armi ai terroristi iracheni e alle milizie talebane in Afghanistan. Anche se l’amministrazione Bush ha cercato di minimizzare la cosa per non aprire un imbarazzante contenzioso politico, appare evidente la gravità della vicenda.

E poi abbiamo Internet dove la censura è ferrea e le condanne per chi trasgredisce pesantissime. Il 27 agosto 2007 il governo ha bloccato 8.808 indirizzi web, e 9.593 siti. Gli oltre 137 milioni di utenti cinesi possono “navigare” solo all’interno degli angusti confini stabiliti dalle autorità e una lunga serie di argomenti sono ufficialmente dichiarati proibiti e chi cerca di affrontarli rischia di pagare un prezzo elevato per la sua curiosità. Viceversa Pechino alleva e finanzia un buon numero di esperti informatici che conducono una spregiudicata guerra virtuale contro i siti e i networks delle organizzazioni del dissenso. La rete TSG (Tibet Support Groups ) ad esempio, è continuamente bombardata da virus provenienti da siti cinesi. Ma l’aggressività della Cina comunista non si ferma qui e investe anche gli stati stranieri. Questa silenziosa guerriglia informatica è condotta infatti anche contro le reti governative, industriali e perfino militari di nazioni come la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. Ha fatto particolarmente scalpore a fine agosto, un massiccio attacco elettronico portato contro le reti del Pentagono e la scoperta di un piano per mettere fuori uso e paralizzare i computer delle principali navi da guerra statunitensi.
Altro punto drammatico sono le ricorrenti, capillari e brutali campagne contro la libertà religiosa. Tutto quanto si muove fuori dai confini delle cosiddette “Chiese Patriottiche” (le organizzazioni religiose controllate direttamente dal Partito) è represso senza misericordia. Che si tratti di monaci buddhisti tibetani, di preti e suore cattolici, militanti della Falun Gong, esponenti islamici di etnia uigura, ha poca importanza. Tutti coloro che vogliono esprimere la propria spiritualità liberi dallo stretto controllo governativo vengono duramente perseguitati.
Insomma una situazione ben poco “olimpica”. A questo punto il quadro è piuttosto chiaro. Pechino si appresta a usare la suggestiva cornice delle Olimpiadi per celebrare il suo regime e lanciare all’interno e all’esterno della Cina un messaggio di forza, stabilità, potenza. Un messaggio che vuole al medesimo tempo affascinare e incutere timore. Un messaggio che intende chiarire bene a tutti come sia molto più conveniente essere amici della Cina che suoi nemici. E’ un copione che il mondo ha già visto messo in scena a Berlino nel 1936 (e immortalato poeticamente e sciaguratamente dalla più grande regista tedesca del Novecento, Leni Riefensthal, nel suo film Apoteosi di Olympia) quando un trionfante Adolf Hitler aprì i giochi in una Berlino trasformatasi per l’occasione nella principale vetrina propagandistica del nazional-socialismo.
Pechino 2008 dunque come Berlino 1936. Ma se questa è la strategia di Pechino, quale dovrebbe essere quella di coloro che operano per aiutare un cambiamento di regime in Cina? Chiedere il boicottaggio delle Olimpiadi ai propri governi oppure usare i giochi olimpici per mettere in evidenza l’effettiva natura del regime cinese? Ecco l’opinione di Vicky Sevegnani, dirigente nazionale dell’Associazione Italia-Tibet, “Gli appelli al boicottaggio dei Giochi Olimpici lanciati da più parti (associazioni, gruppi in difesa dei diritti umani, personalità del mondo dello spettacolo e personaggi politici, compresi esponenti del Congresso americano) sono senza dubbio legittimi e pienamente condivisibili. Quanti si attendevano - in primo luogo il Comitato Olimpico Internazionale - che l’assegnazione dei Giochi alla Cina avrebbe indotto Pechino a modificare la sua politica hanno avuto tempo ed occasioni per ricredersi: i reiterati abusi contro i diritti umani perpetrati sia all’interno del paese sia là dove la presenza economica della Cina ha un peso rilevante (vedi il caso del Sudan) non lasciano alcun dubbio circa l’opportunità degli appelli e le indiscutibili ragioni che ne sono alla base.
Detto questo, ritengo che, a questo punto, gli inviti al boicottaggio non fermeranno le Olimpiadi e che la Cina, tra un anno, assaporerà il suo trionfo. Forse sarebbe più efficace sfidare Pechino sul suo stesso campo, durante lo svolgimento dei Giochi, con rapide quanto spettacolari azioni di protesta: penso ai tibetani ma anche al movimento democratico cinese, ai Falun Gong, agli intellettuali, scrittori e artisti che poche settimane fa hanno sfidato il regime chiedendo, in una lettera aperta, maggiore libertà. Grazie alla presenza delle migliaia di giornalisti accreditati, le manifestazioni sarebbero sotto gli occhi di tutti e, nel caso fossero represse con la forza o fosse impedito alla stampa di divulgarne la notizia, la Cina mostrerebbe la sua vera immagine. La ‘società armoniosa’ tanto auspicata dalla sua dirigenza rivelerebbe tutte le contraddizioni esistenti al proprio interno”.
Una posizione più che condivisibile però ben diversa da quella del Dalai Lama e del suo governo in esilio che sembrano non rendersi conto di quale formidabile occasione rappresenti la carta olimpica per il regime cinese e purtroppo in più occasioni si sono uniti al coro di quanti sono apertamente favorevoli a Pechino 2008. “Anche per quanto concerne le Olimpiadi il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio hanno scelto ancora una volta una linea ‘morbida’ nei confronti della Cina”, sottolinea Vicky Sevegnani, “ma questa politica, ormai diventata una costante, poteva avere come giustificazione la volontà da parte di Dharamsala di non irritare Pechino nell’illusione che un atteggiamento acritico avrebbe in qualche modo giovato all’inizio di quel processo di dialogo sul quale la dirigenza tibetana sembrava nutrire tanta fiducia. Mi sembra però che dopo l’assoluta mancanza di qualsiasi risultato questa politica non trovi più alcuna giustificazione. Per quanto ci riguarda, nella convinzione che dopo le Olimpiadi del 2008 resterà ben poco da fare, l’Associazione Italia-Tibet intende mobilitarsi al meglio delle sue forze per portare il problema della violazione dei diritti umani e dell’occupazione del Tibet al centro dell’attenzione”.
Parole chiare che ricordano quelle di un leader storico del mondo politico tibetano dell’esilio, Lhasang Tsering, che in un breve intervento video su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=3XvvXdKAU90) esorta il mondo a non dimenticare i crimini di cui si è macchiato il regime comunista cinese sia nei confronti dei popoli delle nazioni colonizzate (Tibet, Turkestan Orientale, Mongolia) sia nei confronti della sua stessa gente e di usare le Olimpiadi del 2008 per far sentire la propria voce.
E credo anche sarebbe bene non dimenticare la minaccia che lo sciovinismo, l’autoritarismo e l’aggressività del regime cinese costituiscono anche per noi, figli di un occidente sempre più distratto, pigro e incapace di reazioni intelligenti. Oggi, molto più che nel 1967 quando Bellocchio fece uscire il suo film, la Cina è vicina e si tratta di una vicinanza poco amichevole . Almeno fino a quando sarà governata dalla presente dirigenza. Non sarebbe quindi male se si sfruttassero le Olimpiadi per indebolire il sistema di cose presenti a Pechino e non consentire invece che lo rafforzino. Non sarebbe male ma forse non accadrà. Non accadde a Berlino nel 1936 e magari non accadrà a Pechino nel 2008. Però, come affermavano i latini “speranza ultima dea”. O per dirla con il buon vecchio Antonio Gramsci, andiamo avanti con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Piero Verni
(il Blog di Piero Verni su: www.olistica.tv )





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